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Coronavirus, scenario da brividi: in Umbria crollo del Pil 2020 tra -7 e -11 per cento

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Coronavirus, scenario da brividi: in Umbria crollo del Pil 2020 tra -7 e -11 per cento

Redazione economia
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Un cameriere
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PERUGIA – “Sulla base di queste stime settoriali, la contrazione complessiva dell’attività economica in Umbria nel 2020 potrebbe oscillare tra il -7,4 per cento nello scenario meno grave e il -11,1 per cento nello scenario peggiore. In termini monetari, ciò corrisponderebbe a un decremento del valore aggiunto tra 1,5 e 2,2 miliardi di euro”. Lo sostengono i ricercatori dell’Agenzia Umbria Ricerche, Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia, nel loro ultimo studio su “Quanto sarà pesante la recessione in Umbria”. “Il calo umbro – precisano – sarebbe, in entrambi gli scenari, lievemente inferiore a quello nazionale. Ciò a causa della peculiare articolazione settoriale regionale che contempla una minore incidenza di alcuni tra i settori che subiscono un impatto più grave – come ad esempio la fabbricazione dei mezzi di trasporto e i servizi di trasporto – e un peso più rilevante dei comparti meno colpiti dalla crisi, a partire da sanità, istruzione, agricoltura e industria alimentare”.

Impatto  Dopo una prima analisi sull’impatto a breve termine, nel primo semestre 2020, ora ci si spinge fino a fine 2020. pur riconoscendo che “si tratta di stime fortemente aleatorie, formulate in presenza di uno scenario molto fluido. Lo shock – sottolineano Tondini e Casavecchia – ha colpito in prima battuta l’offerta aggregata e componenti rilevanti della domanda (trasporti, turismo, commercio) e si è immediatamente esteso al resto del sistema produttivo, con pesanti effetti sull’occupazione e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese”.

Settori colpiti Tra i settori più gravemente colpiti, con variazioni di valore aggiunto stimate tra il -9 e il -38,3 per cento, figurano, tra gli altri, le attività collegate al turismo e alla ristorazione, i trasporti, le attività artistiche e di intrattenimento, le costruzioni e, all’interno della manifattura, i comparti della metallurgia, dei mezzi di trasporto e del tessile-abbigliamento. Nel complesso, la classe dei settori che subiscono un impatto da Covid-19 “molto negativo” genera il 43,4 per cento del valore aggiunto regionale. La classe a impatto negativo, con un range tra il -4,4 e il -12,5 per cento, ne produce il 22,5 per cento; quella a impatto poco rilevante, oscillante tra lo zero e il -3,3 per cento, concentra il 26,8 per cento di valore aggiunto. Il restante 7,3 per cento è rappresentato da due settori, sanità e industria chimico-farmaceutica, gli unici per i quali si prevede una variazione positiva, fino all’1,9 per cento.

Scenari Presi in esame due diversi scenari di evoluzione. “Lo scenario più favorevole prevede una progressiva riapertura delle attività economiche a partire da maggio in un contesto di contenimento della diffusione del contagio. Si ritorna gradualmente alla normalità, mantenendo misure di precauzione sanitaria che evitano il ripetersi di blocco totale delle attività. Il ciclo economico riprende lentamente, scontando comunque importanti effetti negativi nella domanda interna ed estera. Nello scenario meno favorevole l’epidemia si protrae anche nel secondo semestre, emergono nuovi focolai cui corrispondono ulteriori periodi di lockdown intervallati da riaperture. Il perdurante clima di incertezza e instabilità del contesto nazionale e internazionale frena consumi e investimenti e ritarda la ripresa del ciclo economico”.

Andamenti Secondo i due ricercatori “gli andamenti settoriali sono stati stimati attraverso un lavoro di rielaborazione di alcune recenti valutazioni su base nazionale pubblicate da vari analisti, tra cui principalmente Cerved e Confindustria, nel quadro di riferimento generale di calo del Pil ipotizzato da Cerved (tra -8,2 e -12 per cento per il 2020) e coerente con quanto riportato dal Documento di Economia e Finanza (-8 per cento) e con le stime di Banca d’Italia (-9 per cento). Tenendo conto di tali valutazioni e delle peculiarità regionali, per ciascun settore è stato determinato un range di variazione del corrispondente valore aggiunto associato ai due scenari. I settori di attività sono successivamente stati raggruppati in quattro gruppi a seconda del grado di sofferenza stimato in termini di tasso di riduzione di valore aggiunto”.

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