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Coronavirus, nella fase iniziale vaccino per 25 mila umbri

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Coronavirus, nella fase iniziale vaccino per 25 mila umbri

Redazione
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Una vaccinazione
Una vaccinazione

PERUGIA – Saranno 25 mila i residenti in Umbria che riceveranno le prime dosi di vaccino anti-Covid della Pfizer quando disponibili. Lo ha annunciato lunedì nel coso di una videoconferenza stampa il commissario per l’emergenza coronavirus in Umbria Antonio Onnis. “Su una base di distribuzione in rapporto alla popolazione è presumibile che vengano messe a disposizione per la regione, con la prima fornitura, circa 50 mila dosi di vaccino. Sufficienti per un primo gruppo di 25 mila persone, visto che va somministrato con due dosi a distanza di un mese” ha aggiunto. Onnis ha comunque ricordato che al momento non c’è ancora un numero preciso in relazione alle quantità assegnate alle regioni delle 3,4 milioni di dosi del vaccino Pfizer opzionate per l’Italia.

Modello “Con il commissario Domenico Arcuri – ha proseguito – stiamo definendo il modello organizzativo e la rete di distribuzione. Ci è stato intanto chiesto di individuare quattro ospedali del territorio regionale su cui centralizzare le attività vaccinali”. “Il regista degli aspetti macrologistici – ha ribadito il commissario umbro – è quindi Arcuri. Noi siamo pronti e stiamo studiando le modalità della micrologistica e della distribuzione”.  “Il primo vaccino verosimilmente utilizzabile è quello più impegnativo dal punto di vista della logistica del freddo, ma già all’orizzonte ce ne sono altri per cui sta avanzando la trattativa” ha quindi spiegato il direttore regionale della Sanità Claudio Dario.

Liste d’attesa “A fine primavera inizio estate – ha ricordato l’assessore Coletto – avevamo realizzato un programma di smaltimento delle liste di attesa che è andato avanti in questi mesi in maniera silente, ma operativa, grazie ad un lavoro comune che ha visto impegnati  i  quattro Commissari  straordinari, il direttore  regionale alla salute e  tutti gli  operatori sanitari. E’ stato   fatto un grande lavoro – ha sottolineato l’assessore –  soprattutto se consideriamo che nonostante tutto siamo arrivati a 130 posti di terapia intensiva, che sono stati attivate e sono operativi.  Rispetto alla prima fase dove seguivamo solo ed esclusivamente il covid,  ora nella seconda fase,  abbiamo curato con particolare attenzione l’azione di screening e la specialistica ambulatoriale. I dati assolutamente incoraggianti – ha proseguito – perché per quanto riguarda ad esempio lo screening, al mese di novembre abbiamo raggiunto il 90 per cento di adesioni. Anche nelle visite specialistiche – ha concluso l’assessore – abbiamo avuto un ottimo recupero ed è rimasto indietro solo il 10 per cento rispetto al  periodo di lockdown”.

Esperienza “Oggi – ha riferito il Direttore regionale alla sanità Dario – diamo conto della restante attività no-covid perché abbiamo fatto una grande esperienza nella prima fase della pandemia  e abbiamo cercato di dare concretezza alle risposte di prevenzione di eventuali problemi che avevamo dovuto fronteggiare. Nella prima fase – ha proseguito – c’era stato il blocco completo delle attività perché sapevamo poco di questa patologia e avevamo problemi di conoscenza e gestione dei percorsi e delle modalità di isolamento. E’ stato dunque inevitabile – ha aggiunto – il blocco completo degli ospedali e delle attività in lockdown. In questa seconda fase invece siamo in possesso di una tecnologia che ci ha permesso di lavorare con approcci preventivi  finché  i numeri ce lo hanno consentito. Poi con la crescita esponenziale dei contagi, in Umbria come nel resto del Paese, il tracciamento non si è dimostrato più efficiente, ma avevamo  nel frattempo sviluppato una serie di strumenti e conoscenze che ci hanno comunque permesso  di affrontare in modo efficace la seconda ondata della pandemia,  che ha visto nella nostra regione un numero di contagi  dieci volte superiore alla prima fase  ed il doppio dei  ricoveri sia in intensiva che ordinari”.

Percorsi Dario ha poi sottolineato come “nella seconda fase non solo non c’è stato un lockdown totale, ma all’interno delle strutture  sanitarie si è lavorato molto sulla  definizione dei percorsi, delle attività ambulatoriali e chirurgiche e si è riusciti a mantenere una quota di attività che ci ha consentito di non spegnere completamente il motore sanitario.  Dario ha quindi ricordato che è comunque proseguita tutta la parte relativa alle vaccinazioni, agli screening,  il  recupero domenicale delle  prestazioni, le attività e chirurgiche ambulatoriali, i day hospital oncologici, oltre al contenimento dell’urgenza. In questa seconda fase – ha concluso – abbiamo mantenuto negli stessi edifici, con grande attenzione sulla  differenziazione dei percorsi attività covid e no covid,  l’assistenza anche agli  altri pazienti”. Nel corso dell’incontro i commissari straordinari hanno illustrato l’attività di ciascuna azienda.

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