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Coronavirus in Umbria, salgono ancora i contagi: 67 nuovi casi. D’Angelo: “In gran parte non vaccinati”

Il bollettino della Regione Umbria di domenica 18 luglio

PERUGIA – Il bollettino della Regione Umbria di domenica 18 luglio segnala  67 nuovi casi di Covid-19, su 4.277 tamponi esaminati, per una percentuale di positivi che sale ad 1,56%. Non si registrano altri decessi con Covid-19, per un totale che resta a 1.424 e nemmeno nuove guarigioni. Gli attuali positivi al virus in Umbria sono 753 (+67). Dall’inizio dell’epidemia sono state riscontrate 57.146 positività (+67).

Ricoveri. Salgono però i ricoverati negli ospedali umbri per positività al Covid -19 che a sabato sono  8 (+1) di cui 1 (invariato) in intensiva. Così i singoli ospedali: Terni 5 ricoveri (invariato), di cui 1 (invariato) in intensiva; Perugia 3 ricoveri (+1). In isolamento fiduciario ci sono 935 persone (+213).

Vaccinati. A domenica  risultano somministrate  889.216 dosi di vaccino in Umbria (+7.680). Ciclo vaccinale completo per 369.645 persone, il 47,86% sul totale. Prima dose per 537.185, pari al 69,67% della popolazione.

D’Angelo.  “Il dato più significativo che 46 nuovi casi su 67 sono persone non vaccinate. Allo stesso modo, tra i 21 nuovi positivi che presentano una sintomatologia lieve, 16 non sono vaccinati”: il Commissario per l’emergenza Covid in Umbria Massimo D’Angelo commenta così i dati riferiti a domenica 17 Luglio

Nella regione continua infatti in maniera “rilevante” la risalita dei nuovi positivi. Secondo D’Angelo “i dati ribadiscono inequivocabilmente quanto sia importante sottoporsi a vaccinazione, per proteggere se stessi e gli altri”. “L’analisi dei dati nazionali evidenzia inoltre – aggiunge – che nei soggetti che contraggono il virus e sono vaccinati con ciclo completo, il rischio di ospedalizzazione si riduce in maniera drastica rispetto ai soggetti contagiati e non vaccinati. Faccio pertanto un appello a tutti gli umbri che ancora non lo abbiamo fatto, di aderire alla vaccinazione – conclude D’Angelo -, anche per evitare di ritornare in situazioni di forti limitazioni della vita sociale e di grande stress del sistema sanitario ospedaliero e territoriale”.

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