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Coronavirus, i monaci di Norcia e la loro preghiera di liberazione contro pandemia e carestie

Cronaca e Attualità Foligno Spoleto

Coronavirus, i monaci di Norcia e la loro preghiera di liberazione contro pandemia e carestie

Redazione
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NORCIA– Una preghiera quotidiana di ‘liberazione’ dalla pandemia, ma anche da carestia e guerre. L’iniziativa è dei monaci benedettini di Norcia, lanciata dal  priore della comunità padre Benedetto Nivakoff sul blog ufficiale e raccontata da un articolo del quotidiano Avvenire

Una invocazione particolare di questi monaci che hanno scelto di non abbandonare nonostante il terribile sisma del 2016 la città che diede i natali proprio al loro fondatore e padre del monachesimo occidentale: san Benedetto . La tradizione vuole infatti che dove sorgeva l’antico complesso monastico distrutto dal recente terremoto e la cui chiesa, l’unica di tutta Norcia, è rimasta miracolosamente in piedi con la sua abside e la sua facciata sia stata la casa natale di San Benedetto e Santa Scolastica nel 480 dopo Cristo.

Preghiere Da qui ogni giorno, pregano perchè finisca questa emergenza e per tutti coloro che per essa sono in prima linea.”Durante la pandemia di coronavirus, la vita per i monaci di Norcia (tutti sani al 30 marzo) continua come al solito-  scrive il religioso statunitense – con alcune eccezioni. Ogni mattina, durante la solenne Messa conventuale abbiamo aggiunto preghiere contro la pestilenza. Nel pomeriggio, procediamo attraverso la proprietà con le reliquie della Vera Croce pregando per la liberazione da “peste, carestie e guerre”, così come gli antichi che sapevano che queste tribolazioni spesso sorgevano insieme. In particolare nelle nostre preghiere ci sono molti dottori e infermieri che si stanno sacrificando molto – e molto rischiano – per mantenere in vita gli altri e riportarli in salute. La nostra regione, l’Umbria, ha una scarsa densità di popolazione, quindi i casi di coronavirus intorno a noi sono meno numerosi che nel nord Italia. Sappiamo che questa situazione potrebbe mutare rapidamente”

Niente visite Ora et labora, secondo la regola benedettina. Alla voce labora è contemplata anche la produzione della celebre birra, venduta in tutto il mondo. Ma ovviamente, non tutto può essere uguale: ” Un cambiamento notevole per noi è stata la totale assenza di visitatori della cappella. Sebbene Norcia sia fuori dalle strade di grande comunicazione, siamo fortunati nel poter condividere spesso la nostra vita – l’Ufficio cantato e la Santa Messa – con i visitatori. – scrive ancora nel suo blog padre Benedetto – Le misure adottate dal Governo per il contenimento dell’epidemia precludono questa condivisione confinando ciascuno nella propria casa. Il nascondimento dal mondo assume, così, un simbolismo quasi sacramentale durante questa straordinaria crisi”. . Un flagello – secondo padre Nivakoff – che sta mettendo alla prova la «nostra vita monastica» come ai tempi del sisma del 2016.

Nuova forza La conclusione è un grido di speranza. “Ogni giorno diventa più chiaro che insieme soffriremo per qualche tempo delle conseguenze fisiche, economiche, psicologiche e spirituali del coronavirus. Dovremmo essere disposti a imparare le lezioni che Dio vuole insegnarci. Pretendere che Dio restituisca ciò che abbiamo perso è una grande tentazione. Nella tragedia Dio immette semi di nuova vita. Dobbiamo innaffiarli con le nostre preghiere (sia visibili che invisibili), i nostri sacrifici e, forse, anche le nostre vite. La morte, però, non ha l’ultima parola”

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