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Coronavirus, di nuovo capienza ridotta per stadi e palazzetti: lo sport umbro si divide

Parlando all'Ansa, pareri diversi da Perugia e Ternana e dalle due società di pallavolo in serie A1

PERUGIA – La capienza degli impianti all’aperto torna al 50% e non al 75% come precedentemente deliberato (35% per i palazzetti), con i tifosi che dovranno disporsi a “scacchiera” all’interno. Questa la decisione del Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus ed il riacutizzarsi della pandemia.

Come già previsto dalle norme in vigore, si entra soltanto con Green Pass rafforzato (vaccinati da almeno 15 giorni o guariti dal virus da meno di 6 mesi) e i nuovi limiti dovrebbero essere introdotti già dalla ripresa del campionato di Serie A, il 6 gennaio. Altra novità importante: l’obbligo del green pass rafforzato sarà esteso anche agli atleti professionisti, che quindi non potranno prendere parte all’attività agonistica se sprovvisti.

Le reazioni

Durissimo Paolo Tagliavento, vicepresidente della Ternana: “Come al solito si colpisce il calcio.Gli ultimi provvedimenti sicuramente impatteranno sul settore”, dice all’Ansa. “Ma mi auguro che chi, più di me, ha il polso della situazione, abbia preso le decisioni più opportune.Nel nostro caso dovremmo comunque riuscire ad accontentare tutti gli spettatori – aggiunge il dirigente rossoverde -, visto che la capienza del Liberati scenderà a poco più di 7 mila posti e che in questa stagione siamo arrivati al massimo a 3.900-4.000. Ma l’impatto sui grandi stadi sarà sicuramente importante”.

“Una riduzione importante, navighiamo a vista”, dice sempre all’Ansa il direttore generale del Perugia Calcio Gianluca Comotto. “La nostra situazione è particolare – ha aggiunto –, siamo già al 50 per cento, quindi andiamo al cinquanta del cinquanta”. Tenendo conto del prolungato periodo di restrizioni in fatto di spettatori, comincia a pesare sempre più “un impatto economico devastante”. Il Perugia, impegnato nel campionato di Serie B, prima dell’emergenza Covid-19 era “una società fra le prime a livello di pubblico”, ha ricordato Comotto. L’incertezza dettata dalla situazione sanitaria è stato “uno dei motivi per cui non abbiamo fatto abbonamenti”.

Gino Sirci, presidente della Sir, sempre all’Ansa, dice invece: “Capisco l’urgenza e sono d’accordo, è giusto che sia così.Secondo me però poteva starci però anche una capienza al 50 per cento” (i palazzetti saranno al 35% ndr).  Commentando il provvedimento nazionale, il patron della società che è prima in classifica in Superlega, precisa comunque la necessità che “non appena la situazione dei contagi calerà, si torni al 60 per cento della capienza”.
Riguardo all’opinione personale relativa al 50 per cento di capienza, Sirci spiega che questa soglia poteva bastare “perché le persone sarebbero venute di meno percependo la situazione, c’è una sorta di autoregolamentazione”. Già nell’ultima partita interna, mercoledì 29, sugli spalti del PalaBarton erano presenti molti meno tifosi rispetto al massimo consentito.
Dal campionato femminile di serie A1 parla anche il presidente della Bartoccini-Fortinfissi Perugia, Antonio Bartoccini. “Trovo immotivate queste ulteriori limitazioni – afferma attraverso una nota della società -, il nostro pubblico può accedere ai palazzetti solo se vaccinato e con mascherine Ffp2, quindi nella massima sicurezza possibile. Questo provvedimento crea considerevoli danni alle società, specialmente degli sport che non godono di particolari introiti dallo sfruttamento dei diritti televisivi, andando ad impattare direttamente sugli incassi”.

 

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