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Coronavirus, accordo Governo-sindacati- Confindustria per la sicurezza nei luoghi di lavoro

Economia ed Imprese

Coronavirus, accordo Governo-sindacati- Confindustria per la sicurezza nei luoghi di lavoro

Redazione economia
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Operaio di un'impresa meccanica
Operaio di un'impresa meccanica

ROMA – Una intesa faticosa, raggiunta nella notte di venerdì dopo una lunga serrata trattativa in videoconferenza fra Governo, sindacati, Confindustria e Confapi. l “protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Un accordo che di fatto in alcune aziende è già stato anticipato, per esempio all’Ast dove sabato non si lavora per consentire la messa in sicurezza di tutti gli ambienti.

“L’accordo sottoscritto- spiegano i sindacati -.consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. I lavoratori e le lavoratrici italiane sapranno agire e contribuire nell’adeguare l’organizzazione aziendale e i ritmi produttivi per garantire la massima sicurezza possibile e la continuazione produttiva essenziale per non fermare il Paese”.

I punti. Guanti e mascherine, sanificazione, controlli con termoscanner i punti centrali dell’accordo (che potete leggere per intero a questo link) ” che consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro”, commentano Cgil, Cisl e Uil.  L’accordo prevede anche il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze a livello aziendale o territoriale per garantire una piena ed effettiva tutela della loro salute. “Per questo è importante che in tutti i luoghi di lavoro si chieda una piena effettività dell’intesa che è stata raggiunta, proseguono.

La trattativa Il nodo centrale della  trattativa è stato fondamentalmente il fatto che Cgil, Cisl e Uil puntavano a un protocollo condiviso sulle regole da seguire per garantire la sicurezza di quanti non possono essere messi in smartworking, mentre imprese insistevano per un “codice di autoregolamentazione”, meno stringente e privo di sanzioni. Una sorta di decalogo di buone prassi volontarie a cui le aziende possono o meno attenersi, in totale autonomia senza discuterne con le rappresentanze dei lavoratori, senza essere costrette a chiudere, anche solo pochi giorni, per consentire la sanificazione degli ambienti e mettersi in regola

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