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Consiglio regionale, l’aula di Palazzo Cesaroni approva il Rendiconto 2017

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Consiglio regionale, l’aula di Palazzo Cesaroni approva il Rendiconto 2017

Redazione politica
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Una seduta del consiglio regionale

PERUGIA – Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato a maggioranza (11 sì e 8 no) l’esame del rendiconto generale dell’amministrazione della Regione Umbria per l’esercizio finanziario 2017. Hanno votato a favore Pd, Ser e Solinas (Misto-Mdp) mentre si sono espressi negativamente M5S, Lega, FdI, FI, De Vincenzi (Misto-Umbria Next) e Ricci (Misto/Rp-Ic). Dopo le relazioni di maggioranza e minoranza e gli interventi dei consiglieri, i lavori sono stati conclusi dalla replica della presidente della Giunta, Catiuscia Marini.

FdI Ha espresso una valutazione negativa sul rendiconto il capogruppo di Fratelli d’Italia, Marco Squarta, secondo il quale c’è una “mancanza di strategia e di innovazione su sanità, trasporti e riordino delle partecipate. Si è solo giocato di rimessa nella gestione dell’ordinario. La Corte dei conti, pur parificando il bilancio, ha nuovamente sollevato criticità puntigliose che però vengono ignorate dalla Giunta. Vanno chiariti i disallineamenti riscontrati tra debiti e crediti tra Regione, Comuni e Province. La Corte ha rilevato criticità sull’edilizia sanitaria, con un aumento dei tempi medi di realizzazione. Andrebbe anche approfondita la spesa per gli affitti della Asl 1 e 2, che cumulano cifre importantissime per l’ospedale di Branca come per la sede di Via Bramante a Terni. Vanno ridotte Asl e Aziende ospedaliere, con una Asl unica regionale e una azienda ospedaliera unica regionale”.

Ricci Secondo il consigliere Ricci, la Corta dei Conti “ha parificato il rendiconto ma ci ha chiamato a profilare meglio gli obiettivi. La spesa pubblica andrebbe revisionata e razionalizzata, per utilizzare meglio i fondi a disposizione. Ci sono 238milioni di euro del nostro bilancio che sono vincolati, mentre la parte mobile ammonta ad appena 200milioni. La Corte dei conti ha parificato il rendiconto ma ci ha chiamato a profilare meglio gli obiettivi, dotandoci di parametri per misurare i risultati. La Corte dei conti nel 2016 ci ha inviato un rapporto sulle società partecipate (57) mentre l’ultimo dato del collegio dei revisori dei conti della Regione porta il loro numero a 12 e degli enti strumentali a 10, con un costo complessivo di circa 28milioni. Serve un’azione ancora più efficace e un processo complessivo di riordino”.

Socialisti Secondo il socialista Rometti il bilancio regionale è “rigido e limita gli investimenti. La finanza pubblica italiana chiede continui sacrifici alle Regioni, circa 40milioni in meno quest’anno all’Umbria. Molto difficile dire che il nostro bilancio non è in ordine, dato che ci sono Amministrazioni regionali che non riescono a ottenere la parifica, da anni. La razionalizzazione della spesa, protratta per anni, diventa sempre più complessa. C’è un segnale positivo anche rispetto al rating delle agenzie. La sanità in equilibrio non è un dettaglio, soprattutto se la Regione è un esempio per il rapporto tra costi e servizi. È continuata la lotta all’evasione. I dati del rendiconto sono tutti positivi. Il personale della Regione Umbria non è eccessivo, se paragonato a quello delle altre Regioni con dimensioni simili”.

Lega Una reazione forte chiede il capogruppo leghista Emanuele Fiorini che “permetta così all’Umbria di invertire la rotta. Le famiglie umbre si impoveriscono progressivamente e i giovani vanno a cercare fortuna fuori regione oppure all’estero. È necessario un cambiamento tangibile che permetta agli umbri di guardare con fiducia al futuro”.

Pd “Stiamo portando avanti la modernizzazione della Regione – ha affermato il capogruppo dei Partito democratico, Gianfranco Chiacchieroni -. Sulle riforme realizzate siamo continuamente chiamati a riflettere. Abbiamo riformato e razionalizzato l’Ater e il sistema del trasporto pubblico. La Regione è intervenuta su progetti importanti come quello di Monteluce a Perugia. La rete degli ospedali regionali è stata aggiornata e modernizzata, anche se a Terni ci sono ancora questioni aperte. Il tratto di ferrovia S.Anna – Ponte San Giovanni sarà un altro minimetrò a carico della Regione. Agiremo sui fondi per le aree interne, per l’agenda urbana e con tutti gli altri strumenti a disposizione. Ognuno è chiamato a fare in concreto, con una operazione di verità rivolta alla comunità regionale. Non dobbiamo dimenticare il valore del lavoro che stiamo facendo. Partecipiamo ad un processo dentro cui ci siamo noi e tutta la comunità regionale”.

Marini “Il giudizio di parificazione della Corte dei Conti sul rendiconto conferma il lavoro serio che abbiamo fatto e dimostra la solidità dei conti del nostro bilancio per il sesto anno di seguito”: ha detto in apertura del suo intervento in aula la governatrice. “L’equilibrio del nostro bilancio – ha aggiunto – è il presupposto per effettuare le politiche fondamentali della regione, per far funzionare i servizi di nostra competenze e le politiche essenziali che sono in capo agli enti locali sia su versante degli investimenti che della gestione dei sevizi fondamentali. Equilibrio e solidità che siamo riusciti a mantenere nonostante il forte contributo che il sistema delle regioni, e l’Umbria in particolare, ha dato al risanamento dei conti del Paese, non solo con tagli ai finanziamenti dello Stato e il contenimento della spesa, ma anche con scelte di eccessivo irrigidimento a garanzia del bilancio dello Stato, con meccanismi volti a rallentare la spesa delle Regioni e degli enti locali, che riducono la capacità di spesa per alcuni servizi fondamentali per i cittadini: servizi sociali, diritto allo studio, investimenti pubblici strategici e manutenzioni, qualità della cultura”.

Bilancio solido “Quando si restringe la spesa pubblica sono i cittadini più deboli a pagare – ha sottolineato Marini -. Tornando al rendiconto l’equilibrio e la solidità dei conti è dimostrata dai numeri, dagli indicatori centrali. Le Regioni italiane solide sono quelle che hanno i conti della sanità in ordine e sono adempienti per gli esiti di salute e per i Lea al tavolo nazionale di controllo; quelle che non ricorrono a indebitamento; quelle che hanno capacità di tassazione non sfruttata interamente; sono solide quelle che non ricorrono alle anticipazione di cassa e tesoreria. Nel leggere il giudizio di parificazione ci vuole rispetto. Anche perché i bilanci sono parificati o non anche sulle singole parti”.

Personale “In questi sei anni i bilanci di questa Regione sono stati oggetto di parificazione e nessun aspetto è stato non parificato. E ci vuole rispetto per il lavoro del personale dell’ente che rappresentiamo. Prima viene la responsabilità istituzionale poi la polemica politica. Anche perché, entrando nel merito, alcune cose noi le abbiamo contro dedotte alla Corte dei conti. Ad esempio sulla trasparenza: il nostro sito contiene tutte le informazioni sulle prestazioni; sui Co.Co.Co. abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci sono stati dati ogni anno e nel 2017 la nostra spesa è al di sotto delle soglie previste. Ma non posiamo trasformare i precari in disoccupati. Anzi ci siamo impegnati per la stabilizzazione anche con la legge Madia. Una scelta politica e giusta. Come spesa complessiva per il personale sulla spesa totale dell’ente siamo la terzultima regione italiana. Dentro i limiti di spesa la Regione ha comunque lavorato sul contenimento del personale e questo ci ha consentito di poter gestire la riforma delle provincie. Anche per la dirigenza, noi avevamo una dotazione organica di 100 e siamo scesi a 75, come posizioni da 70 a 50”.

Rapporto con gli enti locali “La Regione è un ente di programmazione e di legislazione -ha proseguito -, certo che ha più personale intermedio rispetti a enti che hanno competenze diverse e solo esecutive. Sulle osservazioni in merito al rapporto con gli enti locali faremo la nostra parte. La finalità della Regione è aiutare l’ente locale a farle le opere. Con un’amministrazione meramente contabile potremmo togliere i contributi regionali ai Comuni. Ma noi vogliamo aiutare gli enti locali a spendere i soldi che la Regione ha assegnato”.

Partecipate “L’Assemblea legislativa deve entrare nel merito politico e non limitarsi ad un’analisi solo tecnica – ha rimarcato la presidente -. Anche su Umbria Mobilità dai bilanci parificati emerge la correttezza del nostro operato. Siamo l’unico socio che ha affrontato con determinazione il proprio ruolo. Se anche gli altri quattro soci pubblici avessero assunto iniziative come le nostre non saremmo in questa situazione. È curioso che venga sottoposto ad esame il lavoro degli amministratori pubblici che operano per il risanamento economico della società e non ci si interroga su come quella società sia arrivata a quella situazione. Difendo l’operato della Giunta sulle partecipate, perché noi ci ragioniamo come società operative di servizi essenziali, specie quelle dei trasporti. Nel 2011, al mio primo bilancio, abbiamo trovato una situazione con 207milioni di euro di debiti verso terzi e 288 milioni di totale passività. Con 5 esercizi finanziari i debiti verso terzi sono diventati 67 milioni, le passività 138, di cui 24 di patrimonio netto. Abbiamo portato gli accantonamenti a 50 milioni e abbiamo provveduto a tagliare debiti verso terzi e verso le banche. Eravamo il quarto socio nel 2011, ora siamo il secondo perché gli altri soci non hanno adempiuto alla ricapitalizzazione. Nel frattempo la ristrutturazione del sistema trasporti ha messo in sicurezza tutto il trasporto pubblico regionale e le 1500 persone che vi lavorano. Tagliando i servizi avremo potuto agire diversamente, ma non abbiamo sottratto un euro al Tpl. Tra le altre partecipate non ne esiste una con fondi fuori controllo. E da oltre 40 società controllate da Sviluppumbria siamo passati praticamente a zero. Siamo usciti da tutto ciò che non è strategico, che non riguarda i servizi fondamentali”.

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