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Confindustria, Alunni: “Fare scelte eccezionali, impresa traino della ripresa”

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Confindustria, Alunni: “Fare scelte eccezionali, impresa traino della ripresa”

Redazione economia
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Alunni, Tesei, Bonomi
Alunni, Tesei, Bonomi

PERUGIA – Giovedì pomeriggio l’assemblea di Confindustria Umbria è andata in scena in modalità virtuale, viste le attuali restrizioni dovute al Coronavirus ma è stata comunque l’occasione per fare il punto sull’economia regionale alla luce della situazione pandemica. All’Assemblea sono intervenuti la Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi.

Ripensare Una pandemia, che come ha spiegato il presidente Antonio Alunni nel discorso di apertura “ci obbliga a ripensare molte cose che avevamo date per certe o per acquisite. Il momento di farlo è adesso, non quando sarà passata. Perché è nei tempi di crisi che si deve progettare il dopo. Se si attende la fine della crisi – e questa non è una crisi: è una tragedia – non si hanno più le forze morali pienamente adeguate a farlo. Dobbiamo farlo adesso, che queste forze morali le abbiamo ancora vigorose”. Alunni cita Einaudi, secondo cui  “la crisi del 1929, che era stata la vera origine della Seconda guerra mondiale, era stata una crisi morale, che si era poi trasformata in una crisi economica. Una crisi determinata dalla mancanza di regole, preceduta da una espansione incontrollata della finanza”

Lo scenario attuale. “Non dobbiamo mai dimenticare -spiega – che la crisi presente si innesta su di una crisi economico-finanziaria che nasce nel 2008, e che non è stata mai davvero superata. Non lo è stata in particolare dall’Italia, che dopo più di un decennio non è riuscita a tornare agli stessi livelli di allora. Una crisi che non ha ragioni nell’economia reale, perché il capitalismo non ha mai visto una crisi che è intervenuta in un momento di grandi progressi tecnologici, come quelli avvenuti dall’inizio del secolo, con l’introduzione massiva degli strumenti informatici, dell’Intelligenza Artificiale per l’automatizzazione delle fabbriche, di Internet. La crisi odierna è stata certamente determinata da un disastro naturale, quale è la pandemia. La pandemia ha generato, o piuttosto ha accentuato, una crisi economica. Il maggior pericolo per tutto il mondo avanzato – ha sottolineato Alunni – è adesso che questa crisi economica generi una crisi morale.Vi sono purtroppo segni molto concreti di questo. È illusorio credere che la crisi scomparirà grazie all’aumento senza confini del debito pubblico.  È illusorio credere che l’unico modo per uscire dalla crisi sia quello di separare a lungo, e magari definitivamente, il reddito di ogni persona dal suo contributo reale al processo economico o sia quello del ritorno allo Stato imprenditore su larga scala”.

L’impegno. Alunni ha spiegato che è giusto che il pubblico faccia la sua parte ma anche che gli interventi debbano essere finalizzati alla ripresa ed alla ripartenza del paese. Nella crisi, tuttavia, sottolinea, l’industria ” è il solo settore che abbia resistito e resista alla pandemia. La ricchezza prodotta – ha rimarcato Alunni – dall’industria è oggi il vero asse di resistenza del nostro Pil. È dall’industria che viene una occupazione non precaria. È dalla ricchezza prodotta dall’industria che vengono le risorse pubbliche necessarie per mantenere i beni pubblici e sostenere settori produttivi in crisi. Noi guardiamo avanti. Noi progettiamo il futuro dell’industria e quindi del nostro Paese. Il progresso economico del nostro Paese, il progresso economico della nostra Regione, potrà venire solo da una cosa: dall’innovazione. Innovazione di prodotto, innovazione di processi. E dall’innovazione tecnologica, che permette l’una e l’altra”.

Oltre a questo, il presidente di Confindustria Umbria, ritiene indispendabile “favorire, nei nostri territori, la formazione di una nuova classe dirigente responsabile, che capisca profondamente i principi dell’economia moderna e dei mercati nella quale essa si realizza. Troppe volte le posizioni antindustriali  – ha sottolineato – derivano semplicemente dal fatto che non si conoscono questi principi. Lo possiamo fare organizzando corsi di formazione, incontri, scambi. In un modo pienamente collaborativo, e mai di contrapposizione”. Serve inoltre “aiutare le pubbliche amministrazioni mettendo a disposizione personale tecnico per superarne le carenze in modo non invasivo, e sempre rispettoso della sfera di autonomia che esse devono avere”.

Richieste. Rivolgendosi alla presidente Tesei, poi intervenuta, Alunni ha chiesto “un quadro legislativo e regolamentativo che favorisca la creazione di ricchezza, e non la ostacoli, una macchina burocratica efficiente e veloce nelle sue decisioni. Quello che noi chiediamo – ha specificato – non è l’assenza di regole né di evitare le regole. Quello che noi vogliamo sono regole che siano alla pari di quelle di Paesi come la Germania o l’Austria. Noi non vogliamo – ha specificato –  meno Stato né vogliamo meno pubblica amministrazione. Noi vogliamo uno Stato migliore, noi vogliamo una pubblica amministrazione migliore”.

No decrescita L’ultimo richiamo è relativo al rischio decrescita, che Alunni chiama “crisi morale”: “Uno dei modi in cui si manifesta  è il fatto che l’idea di un progresso continuo della società è andata a svanire. La vera tragedia è che questi sentimenti si stanno diffondendo e sono considerati come una cosa buona e giusta. Lo testimonia l’ideologia della “decrescita felice”. Una ideologia non solo sbagliata, ma contraria ai principi dello sviluppo civile e sociale. Perché è grazie alla crescita economica che la durata della vita si è straordinariamente allungata in tutti i Paesi del mondo.”

Tesei. La presidente della Regione Tesei, nel proprio intervento ha osservato: “L’Umbria è arrivata al Covid in una situazione economica fortemente compromessa. Le misure insieme intraprese in questo 2020, però, ci hanno consentito di “far tenere” il tessuto socio-economico, che in Umbria non si è disgregato. Ora l’Umbria continua a guardare alla tenuta, con altre misure di sovvenzione di vasta portata, ma sta già agendo sul versante del rilancio, per esempio con un bando di 15 milioni di euro sulla ricerca e sviluppo pensato con Confindustria Umbria. In questo scenario voglio dire con coraggio che l’industria è tornata ad essere assolutamente centrale nelle politiche economiche regionali, perché è il motore più potente della nostra economia ed un acceleratore prioritario della stessa. Centrale per il recupero del Pil, centrale perché è l’aggregato che produce posti di lavoro, centrale perché ad essa è legato il recupero del reddito pro capite del lavoro dipendente, centrale perché è nell’industria che vi è la prospettiva di carriera e non di emigrazione dei nostri giovani. Non è una sfida impossibile per l’Umbria far tornare l’industria centrale”.

Bonomi Nel corso del suo intervento il leader nazionale degli industriali Bonomi ha più volte attaccato il governo e ha sostenuto che il capitale di fiducia accumulato dal governo durante il lockdown “è stato dilapidato attraverso scelte scriteriate. Nelle prossime settimane non ci si potrà muovere tra comuni ma ce ne sono di più grandi e di più piccoli: capisco le difficoltà ma non vedo metodo nelle scelte”. Bonomi, ha attaccato anche una cert ritorno in voga dello statalismo: “Comprensibile che in una fase così lo Stato intervenga in modo anche forte, ma l’economia non va statalizzata”.

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