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Confcommercio contro il nuovo Dpcm: “Così bar e ristoranti vanno alla chiusura”

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Confcommercio contro il nuovo Dpcm: “Così bar e ristoranti vanno alla chiusura”

Redazione economia
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Un barista
Un barista

PERUGIA – La Fipe Confcommercio esprime tutta sua contrarietà all’ultimo Dpcm, con cui il governo riduce l’orario di apertura di bar, ristoranti, pizzerie, pub, birrerie e pubblici esercizi in genere per cercare di arginare il contagio da Coronavirus.

Critiche “Un provvedimento che contestiamo fortemente – sottolinea Romando Cardinali, presidente di Fipe Umbria – perché penalizza ulteriormente attività che già sono in ginocchio, ma soprattutto lo fa senza che ci siano ragioni oggettive che lo giustifichino. Nei mesi di riapertura, da maggio in avanti, non c’è nessun riscontro che individui in bar e ristoranti luoghi di particolare diffusione del contagio. Quindi ridurre gli orari di apertura non ha senso. Perché posso stare seduto in un  locale, con il rispetto dei distanziamento, dalle 23 alle 24 e poi non posso starci dalle 24 all’1? Anche il limite di partecipazione massima di 30 persone per le feste conseguenti alle cerimonie è un duro colpo per i ristoranti, perché 30 persone sono davvero poche! E poi perché si dice che si vieta di permanere fuori dai locali quando il divieto di assembramento è già previsto? Se sono gli assembramenti all’esterno di certi locali e la movida il vero problema, dobbiamo intervenire su queste situazioni con maggiori e più incisivi controlli, non colpire in modo indiscriminato le imprese del settore facendole chiudere in orari improponibili, che di fatto ne azzerano l’attività. Con questo provvedimento per molti locali non avrà più senso aprire, e il danno economico con perdita ulteriore del fatturato ci sarà per tutti”.

Supporto Secondo Cardinali “le soluzioni per salvaguardare la salute pubblica ci sono, senza scaricare il peso ancora una volta sulle attività. Bisogna rafforzare i controlli e correggere le situazioni anomale, con un spirito di collaborazione tra il privato e istituzioni. La cosa più grave è che il governo emana questi provvedimenti senza dire come intende supportare i locali che ne pagheranno gli effetti. E’ vero che il provvedimento vale un mese, ma un mese così per molti di noi significa chiudere per sempre, anche perché alla scadenza la situazione sanitaria potrebbe essere anche peggiore. Gli imprenditori sono esasperati e disperati, la situazione rischia di andare completamente fuori controllo”.

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