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Grandi manovre in Confcommercio, imminente il ‘colpo finale’ per l’annessione’ di Terni a Perugia

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Grandi manovre in Confcommercio, imminente il ‘colpo finale’ per l’annessione’ di Terni a Perugia

Andrea Giuli
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Una manifestazione di Confcommercio
Una manifestazione di Confcommercio

TERNI – Se non ci saranno ripensamenti o sorprese dell’ultimo momento – entrambe le cose, ad oggi, estremamente improbabili – martedì 29 novembre si dovrebbe compiere il processo di regionalizzazione di Confcommercio Umbria, cominciato di fatto nei primi mesi di quest’anno. In parole povere, l’acquisizione-accorpamento-unificazione di Confcommercio Terni in Confcommercio Perugia che così assume in tutto e per tutto le vesti di associazione regionale unica.

Niente voto per Terni e Orvieto Per la verità, gli organismi apicali dell’organizzazione ternana sono decaduti da molti mesi e le cosiddette Ascom territoriali andate in liquidazione, ma il punto vero, delicato e foriero di tempesta è un altro: come lasciano intendere alcuni tra gli addetti ai lavori nella città dell’acciaio, i due mandamenti di Terni (e Amelia) e Orvieto – con l’avvio della regionalizzazione sono stati istituiti 13 mandamenti di Confcommercio in Umbria – saranno gli unici in tutta la regione a non essere stati aletti dalle rispettive assemblee territoriali ma, sostanzialmente, nominati dall’alto. Ovvero, calati (per qualcuno imposti) direttamente da Perugia, attraverso la riunione del consiglio regionale convocato per martedì prossimo e nel quale – a quanto sembra – non siede neppure un membro ternano. In altri termini, il 29 novembre il consiglio regionale dovrebbe nominare i 7 membri per ciascun mandamento, di Terni e di Orvieto. In tutti gli altri mandamenti umbri, i singoli direttivi sono stati scelti dalle rispettive assemblee. Come mai, dunque, solo Terni e Orvieto non votano i propri rappresentanti nell’associazione? Non è chiaro, ma, evidentemente, statuti e regolamenti vigenti all’interno di Confcommercio lo consentono, magari in deroga. Va detto che – a quanto risulta – non vi sarebbero scadenze tassative o perentorie per determinare i mandamenti residui, ma non pare a questo punto realistico che la Confcommercio umbra (cioè perugina) possa cambiare idea.

Manovra politica? Secondo quanto trapela negli ambienti ternani del settore c’è però un altro aspetto che rende la vicenda amara, inedita ed anche irritante. La questione avrebbe un sapore e un retrogusto squisitamente politici; cosa che, più o meno, non era mai accaduta in Confcommercio. In soldoni, la manovra delle nomine ternane dall’alto viene in parte addebitata ad ambienti politici ben precisi e, in particolare, all’infaticabile e tentacolare attivismo di un importante membro della giunta regionale. Complottismi? Illazioni da gretti provinciali? In questo scenario, peraltro, si fanno anche nomi di possibili, futuri presidenti del mandamento ternano, più o o meno già confezionati e ‘funzionali’. Naturalmente, tutte malignità. Certo è che, se tutto ciò si verificherà a giorni, sarebbe l’ennesimo, brutto colpo sul groppone di una Conca già spossessata di molti, importanti centri decisionali che o sono stati smantellati o regionalizzati: Confindustria, Camera di commercio, Bankitalia ed altro. Un’altra cosa appare certa, infine, se l’operazione qui descritta andrà in porto, più di qualche significativo commerciante ternano non resterà silente ed immobile. Così, almeno, si dice. E così transita ‘gloria Interamnae’.

 

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Andrea Giuli
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