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Confcommercio Terni al voto per la presidenza: candidati, polemiche e retroscena

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Confcommercio Terni al voto per la presidenza: candidati, polemiche e retroscena

Andrea Giuli
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TERNI – La cosiddetta vecchia guardia della Confcommercio ternana – quella dei Francesco Shu, dei Paolo Cianfoni, dell’ex presidente Rulli che aveva gestito la delicata fase post Porcacchia – si è accomodata fuori della stanza dei bottoni. In qualche caso, è stata fatta accomodare.

Regionalizzazione, atto finale Con la riunione del nuovo consiglio direttivo dell’associazione di Terni, prevista per lunedì sera, si dovrà eleggere il nuovo presidente (servirà la maggioranza dei 9 componenti), chiudendo così il cerchio di un lungo e complesso processo di regionalizzazione, iniziato a fine 2015 e che ha portato alla sola sussistenza di Confcommercio Umbria, con testa (e anche gambe) a Perugia. Quella che qualcuno malignamente chiama la completa “corsovannuccizzazione” dell’associazione. Ma, provincialismo campanilistico o meno, tant’è.

Polemiche Un percorso di regionalizzazione, per la verità, piuttosto tribolato e costellato da polemiche: dai tentati blitz del novembre-dicembre 2016 per cercare di nominare da Perugia i membri del mandamento ternano alla presa di distanza dell’ex assessora della giunta Di Girolamo, Daniela Tedeschi, in procinto (si dice) di lasciare la stessa Confcommercio dopo lunghi anni di militanza e come minimo perplessa sulla cosiddetta “peruginizzazione”.

Un terzetto per la presidenza, il favorito Lunedì sera, dunque, si dovrà mettere in soffitta una stagione per ratificarne un’altra. E l’elezione del presidente di Confcommercio Terni ne sarà in qualche modo il simbolo. In lizza, da quanto trapela e a meno di sorprese sempre possibili, tre nomi: Stefano Lupi (giovane consigliere comunale craxiano 25 anni fa, attualmente presidente provinciale del Coni e con un piede nel mondo cooperativo ‘rosso’), Gianluca Bellavigna (imprenditore proveniente dalla Cna) e Mirko Zitti, il solo commerciante in senso stretto, presidente di Fipe-Confcommercio Terni e, sostanzialmente, unica ‘filiazione’ rimasta della suddetta vecchia guardia, ormai relegata ai libri di storia locale. Se questo è il terzetto, i ‘bookmakers’ danno in vantaggio Stefano Lupi. Scongiuri del diretto interessato.

Svuotamento, politicizzazione Un terzetto tutto ternano, di persone rispettabili, stimate e competenti nel proprio settore. Ma il punto non è tanto questo. Il punto vero, secondo la rappresentazione prevalente in ambito ternano (e nonostante le vigorose precisazioni del presidente di Confcommercio Umbria, Mencaroni), sarebbe lo svuotamento di fatto della reale rappresentanza e capacità decisionali dell’associazione di Terni a favore di una associazione regionalizzata, diretta e ‘pilotata’ dal capoluogo umbro. Dai palazzi perugini che contano, insomma. Palazzo della Regione compreso.

Candidati ‘politici’? Ecco allora che – sempre, naturalmente, a detta dei maligni – due dei tre papabili per la presidenza ternana sarebbero, più o meno, riconducibili o prossimi ad alcuni esponenti in vista del Pd ternano e umbro, cosiddetti ‘big’. Questo per dire che, secondo i detrattori della regionalizzazione, ci si avvierebbe ad una Confcommercio almeno in parte etero-diretta e, in pratica, politicizzata. In parte espressione, nonostante le sottolineature del presidente Mencaroni sulla autonomia, di equilibri o presunte smanie interne al partito (democratico) di governo. Le solite chiacchiere da provinciali.

 

 

 

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Andrea Giuli
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