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Terni, ok al dissesto in commissione: bagarre tra grillini e forzisti

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Terni, ok al dissesto in commissione: bagarre tra grillini e forzisti

Andrea Giuli
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TERNI – Vera o falsa, solfa o non solfa, era fatale. Un grande classico. Mentre la maggioranza in consiglio comunale ancora si lacera in queste ore su amletici interrogativi inerenti il da farsi nel decisivo comunale del 15 febbraio (quellomsul dissesto) e attendendo le mosse del sindaco, nell’arcipelago delle opposizioni va in onda l’ennesima replica della telenovela sul presuntominciucio tra la stessa maggioranza e una parte dell’opposizione, segnatamente di colore azzurro. Repetita non juvant.

Commissione sul dissesto Ma andiamo, rapidamente, per ordine. Mercoledì mattina si è tenuta la commissione consiliare competente per discutere della delibera di giunta che trasmette l’atto di dissesto dell’ente al consiglio comunale. Prima, appunto, il documento deve passare in commissione. Tutto sommato, nel merito politico e tecnico del dissesto, nulla di nuovo. Posizioni già espresse più volte, pubblicamente e in comunicati, sia dalle minoranze che, per tabulas, dall’amministrazione. Non ultima la relazione di accompagno all’atto di dissesto dei revisori dei conti di palazzo Spada, presenti in commissione.

Il dibattito Dunque, un dibattito aspro – ma già consumato – che ha visto come protagonisti il sindaco, gli stessi revisori e i consiglieri di opposizione presenti (Cecconi di FdI, Melasecche, il forzista Ferranti e De Luca del M5S) con diverse sfumature. Un riepilogo di numeri, spiegazioni, critiche, rimproveri, richieste al sindaco di dimissioni da confermare, reprimende ai revisori, elenchi di cifre su debiti, accuse, provocazioni, repliche. E via di questo passo.

Il voto finale Perciò, la vera notizia di un canovaccio stinto, se così si può dire è nella votazione finale della commissione. Laddove, a quanto sembra, si sarebbe consumata – in pochi secondi – la tragedia, l’equivoco, la commedia. Ciascuno motivando brevemente la propria posizione, ha votato in merito: Melasecche contro la dichiarazione di dissesto (invocando le elezioni subito e l’addio di Di Girolamo; il pentastellato De Luca contro la dichiarazione di dissesto (sottolineando l’inadeguatezza della relazione e della posizione dei revisori contabili); Orsini, a nome del gruppo Pd, a favore della dichiarazione di dissesto. E Forza Italia? Al momento del voto, il capogruppo Ferranti (che, ad onore del vero, aveva svolto un intervento durante la commissione, assolutamente polemico nei confronti del Pd, del sindaco, della maggioranza e dell’amministrazione), ha estratto il cartellino elettronico, collocandosi nell’attiguo corridoio. Ovvero, non ha votato. Esito: 4 voti favorevoli (commissari di maggioranza) e 2 contrari (Melasecche e De Luca). Inevitabile e immediata l’accusa di inciucio e di soccorso azzurro, sia da parte di Melasecche che di De Luca, sia i sorrisi sornioni dei consiglieri di maggioranza.

Il post di De Luca: inciucio Piu veloce della luce, il grillino De Luca ha scritto su Facebook: “Il patto del Nazareno ternano è fatto. Forza Italia, in commissione, alza il badge e non vota sulla dichiarazione di dissesto”. Scontato, ma di siluro trattasi.

Forza Italia risponde: Aventino A questo punto, non si è fatta pregare la replica dell’intero gruppo consiliare berlusconiano, a firma Ferranti, Fatale e Brizi: “La più alta forma di contrarietà all’operato di questa amministrazione è la non partecipazione alle votazioni, così da non creare le condizioni alla maggioranza per avere il numero legale in caso di défaillance. Forza italia ritiene che questa amministrazione non sia più interlocutore credibile e per questo motivo non partecipiamo alle votazioni in commissione, così da non essere partecipi dell’eventuale mantenimento del numero legale. E lo stesso comportamento terremo in consiglio comunale, laddove la maggioranza avrà così il doppio onere non solo di avere i voti, ma anche il numero legale. Se De Luca avesse studiato, saprebbe che l’Aventino è la più alta forma di protesta democratica, ma lui gioca a candidarsi a sindaco e fa un opposizione da ultrá, poco in linea con i metodi più consoni del suo candidato premier, Di Maio. Con il clima che si respira in italia e con ciò che sta avvenendo, un pubblico amministratore non deve esacerbare gli animi, come fa De Luca, ma semplicemente esprimersi contrariamente a chi ha dimostrato di non essere all’altezza di governare Terni. Il non voto del consigliere Ferranti, perciò, è inequivocabilmente diverso dalla astensione, ma rappresenta una ferma e chiara presa di posizione politica contro questa amministrazione che non può in alcun modo essere equivocata strumentalmente”.

Ceccotti e l’ideona Ecco allora che, lupus in fabula, interviene il rappresentante del movimento civico Progetto Terni, Ceccotti, con una ideona: “Si legge in questi giorni di inciuci tra maggioranza e opposizione. Premettendo che il pallino è comunque nelle mani della maggioranza (che conta 21 voti, sindaco compreso, a fronte di 33 totali aventi diritto) e che eventuali sponde della minoranza non servirebbero a molto se ci fosse la reale volontà dei consiglieri di maggioranza di sciogliere questa infausta consiliatura (ne basterebbero 5 ), perchè i consiglieri di minoranza non fanno un gesto di buon esempio, rassegnando tutti le proprie dimissioni o abbandonando tutti il consiglio, visto che non lo ritengono più idoneo a gestire la città? Tutti i consiglieri (M5s, Forza Italia, FdI, Melasecche, Crescimbeni, Todini), dando le proprie dimissioni, farebbero un gesto eclatante, facendo così riflettere anche i loro colleghi della maggioranza e rendendoli degli “eroi” agli occhi della cittadinanza”.

 

 

 

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Andrea Giuli
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