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Terni, la crisi in Comune al capolinea: oggi il sindaco Di Girolamo in Consiglio scopre le carte tra veleni e indiscrezioni

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Terni, la crisi in Comune al capolinea: oggi il sindaco Di Girolamo in Consiglio scopre le carte tra veleni e indiscrezioni

Andrea Giuli
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Un momento della conferenza stampa del sindaco Di Girolamo

A.G.

TERNI – Cala il sipario sull’era Di Girolamo. Ma il mantra va comunque recitato: ancora in queste ore tutto può succedere nella crisi di palazzo Spada e nella vicenda delle seconde dimissioni del sindaco Di Girolamo. E, in questi casi, effettivamente la politica riserva potenzialmente qualunque sorpresa. Fino all’ultimo minuto. Colpi di coda, timori e terrori, tentativi più o meno disperati.

Ore 23 di martedì: il sindaco sta per mollare  E nella tarda serata di martedì, dopo l’ennesima riunione di maggioranza e giunta in via Mazzini, il sindaco Di Girolamo avrebbe gettato la spugna: giovedì in consiglio comunale, stando a quanto comunicato proprio in riunione, confermerà le dimissioni, staccando così, a meno di improbabili miracoli, la spina alla sua amministrazione. Evidentemente, le condizioni generali e particolari, politiche e personali non consentono di proseguire la vicenda.

Voto sul dissesto a rischio A questo punto, il 15 febbraio la palla passerà alla sua maggioranza che dovrà votare o meno il dissesto (primo punto all’ordine del giorno) e comunque, subito dopo, prendere atto della fine di un ciclo, dopo le comunicazioni del sindaco stesso (al secondo punto). Le ultime indiscrezioni vogliono che, data la situazione, la maggioranza potrebbe anche non votare il dissesto. Non avrebbe senso tecnico e politico, vista la conlcusione dell’esperienza amministrativa e l’insediamento di un commissario che dovrà gestire il tutto. Non è escluso, peraltro, che i due punti all’ordine del giorno varranno invertito, cioè prima le comunicazioni di Di Girolamo, poi il voto sul dissesto.

Tempi tecnici e voci incontrollate  Naturalmente, secondo la legge, lo stesso primo cittadino ha tempo fino al 18 febbraio prossimo per cambiare idea. Di Girolamo è uomo di liturgie di scuola, di astuzie politiche, ma non fino al punto di mettere completamente a repentaglio la propria dignità. Se così stanno le cose, non sembrano esserci reali spazi per ricucire il tutto. Probabilmente, non saranno neppure necessarie le sedute di consiglio già stabilite per il 16 e 17 febbraio. Ma nelle ore immediatamente precedenti al consiglio del 15 si parla di fantomatiche e importanti lettere da Perugia, di conta della conta dentro la stessa maggioranza, di votare si, no, forse il dissesto e magari far prendere al sindaco un altro giorno di tempo (in questa ipotesi tornerebbero buone le sedute del 16 e 17), nella speranza – non si sa bene di chi e come e perché – possa accadere in 24 ore quello che non è accaduto in tre settimane.

 

La giornata di martedì 13

I nodi restano Ciò detto, con il passare delle ore e con l’avvicinarsi inesorabile del consiglio comunale decisivo del 15 febbraio (quello dell’approvazione del dissesto e delle comunicazioni – ancora avvolte nel sostanziale mmistero – del primo cittadino) la situazione invece che schiarirsi e definirsi, si ingarbuglia ancora di più. O, almeno, vari segnali vanno in tal senso.

Riunione a quattro La riunione informale a quattro, tra Di Girolamo, il consigliere comunale Orsini, quello regionale Brega e l’ex assessore Bucari, andata in scena martedì mattina, non sembra abbia prodotto passi in avanti concreti e risolutivi. Nonostante nomi che escono ed entrano per una eventuale nuova giunta, conti su chi voterà o meno il dissesto nella maggioranza, se qualche casella si incastra in un lato, nuovi ostacoli e problemi si aprono dall’altro. E così è obiettivamente un’impresa.

Paparelli e Marini A quanto pare, il problema, al punto in cui si è, sarebbe strettamente politico: il Pd non è affatto unito sul da farsi, a molti livelli. Peserebbe particolarmente la ferma posizione del vicepresidente della giunta regionale, il ternano Paparelli, convinto che il sindaco non debba ritirare le sue dimissioni e che si debba accettare l’eventualitá (non automatica qualora venisse il commissario) di un voto anticipato. Sulla stessa posizione, forse un po’ più sfumata, sarebbe la presidente della Regione, Marini, la quale avrebbe comunque manifestato come minimo un certo “gelo”. La distanza di Paparelli e della Marini erano già state anticipate nei giorni scorsi da lanotiziaquotidiana.it. Probabilmente vi sono varie ragioni, a cominciare da quella che, forse anche tra 12 mesi, in caso di resistenza del sindaco e della sua maggioranza, le condizioni di praticabilità politica per il Pd locale non saranno migliori di quelle di oggi. Chi può dirlo?

Partito diviso Sta di fatto che anche dentro il partito ternano non è che regni un’armonia celestiale, unanime e granitica. Non solo tra gli stessi consiglieri di maggioranza, ma anche la riunione di uno dei più grandi circoli cittadini del Pd, il San Giovanni-Cospea, che lunedì sera ha riunito gli iscritti, ha sortito un esito per nulla confortante. Più o meno, staccare la spina.

La città è muta A parte i numeri della maggioranza traballanti, ma forse sufficienti a votare il dissesto (sembrerebbero orientatati al no i consiglieri Bencivenga, Bartolini, Ricci e Narciso), ci sarebbe un altro problema, fondamentale: il rapporto con la città, ormai, di fatto fragilissimo o compromesso. O comunque quegli inviti espliciti ad andare avanti che, si racconta, Di Girolamo abbia auspicato da parte di associazioni datoriali, forze sociali ecc., non sembra stiano arrivando. In ogni caso, come normale che sia, nessuno sbilanciamento netto. Presa, a torto o a ragione, come un atto d’indulgenza l’omelia valentiniana del vescovo, per il resto poco si muove.

Associazioni di categoria Si attende per giovedì mattina (temeraria, a poche ore dal consiglio comunale decisivo) la conferenza stampa del presidente della Camera di commercio, Flamini, il quale dovrebbe dire alcune cose sulla vicenda del Comune. Cosa esattamente non è dato capire. Ma, forse, non saranno proprio tappeti rossi per palazzo Spada. I presidenti ternani di Confartigianato e Confcommercio, interpellati da lanotiziaquotidiana.it nel merito, fanno capire di volersi tenere fuori dalla contesa politica, senza essere tirati per la giacca da  nessuno. E fanno capire che non vi saranno endorsement nè negativi nè positivi per il sindaco. Della serie: la politica si salvi da sola, a questo punto.

Confartigianato Ma poco dopo, nel pomeriggio di martedì, la Confartigianato stessa si esprime ufficialmente con una nota: “L’Associazione, che rappresenta oltre 2500 aziende nella provincia di Terni, raccoglie le preoccupazioni degli imprenditori associati e lancia un forte grido di allarme sulle ripercussioni che la crisi che sta vivendo il Comune di Terni potrà avere sul tessuto economico cittadino. In un momento particolare in cui ingenti risorse economiche potranno essere riversate sul nostro territorio (Area di crisi complessa, Bando per la riqualificazione delle periferie, Fondi strutturali 2014/2020, progetti infrastrutturali già avviati, etc…), contribuendo ad irrobustire una ripresina che muove i primi passi, è indispensabile l’impegno di tutti gli attori sociali, dal livello istituzionale (regionale-provinciale e locale), alla politica, dalle organizzazioni di rappresentanza datoriali e sindacali alla collettività nel suo insieme, ciascuno nel proprio ruolo, con assunzione di responsabilità diretta a governare i processi, senza scadere nella demagogia o in inutili polemiche politiche. Gli imprenditori non sono più disponibili a continuare ad assistere ad inutili teatrini politici che non contribuiscono, di certo, alla soluzione delle problematiche, ma alimentano solo confusione e disorientamento nei confronti di coloro che, nonostante tutto, contribuiscono ogni giorno a creare occupazione e valore aggiunto nella nostra città”.

Confcooperative Parla anche, seppure sul suo profilo Facebook, il presidente di Confcooperative Umbria (associazione non estranea a qualche big del partito locale, invece spalmato sulla linea delle strenua resistenza di questa amministrazione municipale) che precisa nettamente il suo punto di vista, forse non bene interpretato nei giorni scorsi. Scrive il presidente Andrea Fora: “Abbiamo semplicemente detto che c’è bisogno di un grande progetto di rilancio economico e sociale per Terni, che faccia riemergere le tante energie presenti nella comunità e sopite da anni di immobilismo. E qualcuno ha pensato che volessimo dire che il sindaco Di Girolamo non si deve dimettere. Non riesco ancora una volta a cogliere il nesso tra queste due affermazioni. Io credo invece che sia giunto il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità e che non cerchi fuori da sè le ragioni delle proprie decisioni. Non entriamo nel merito delle scelte che dovrà assumere questa attuale Amministrazione. Non ci compete. Di certo, non fa bene ai cittadini e alle imprese ternane questo gioco a rimpiattino, il tira e molla che continua ormai da mesi”.

 

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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