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Comune di Terni, ipotesi elezioni anticipate: primi movimenti, liti, veti nel pantano politico della Conca

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Comune di Terni, ipotesi elezioni anticipate: primi movimenti, liti, veti nel pantano politico della Conca

Andrea Giuli
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Una seduta del consiglio comunale

TERNI – Esercizietto veniale in prossimità dell’ombrellone. Diciamo, immaginiamo, che si voti a Terni tra un pugno di mesi. Magari nella prossima primavera inoltrata. Per ora è soltanto una plausibile ipotesi, vaticinata da molti data la situazione, ma tutt’altro che certa.

Variabili autunnali Come noto, dipenderà, dopo la pausa estiva, da una serie di complesse variabili: l’esito del ricorso (metà ottobre) presentato dal Comune contro la Corte dei conti per la bocciatura del piano di predissesto, le contestuali dimissioni vere o presunte del sindaco (ed eventualmente, la loro conferma nei 20 giorni previsti dalla legge), le scadenze autunnali di bilancio, l’effettiva tenuta della maggioranza consiliare. Per tacere di altro. E, come conseguenza dell’avverarsi di uno scenario piuttosto che di un altro, l’arrivo o meno di un commissario prefettizio.

Elezioni anticipate Ragionando di elezioni anticipate, la palude politica ternana sembra ferma sotto la feroce canicola agostana. Solo in apparenza. Del resto, il caldo schianta, chi può raggiunge spiagge o cime montane, e la prudenza è ancora d’obbligo, viste le varianti di cui sopra. Ciò non di meno, la palude della Conca dà primi segnali di increspatura: liti da cortile (amplificate dai social), riposizionamenti, nervosismi altolocati.

Crisi dei partiti tradizionali Ciò detto, qualora si votasse domani o dopodomani, se l’Atene democratica e di centrosinistra piange damigiane di lacrime (nel periodo più buio della sua recente storia locale), la Sparta del Centrodestra ternano certo non sembra sganasciarsi dalle risate. Anzi. Con ogni probabilità, sarebbero i laici devoti di Beppe Grillo a raccogliere i frutti del deserto politico della Conca. E, forse, senza compiere nemmeno sforzi soverchi.

Listone civico-centrista? L’unica, teorica variabile (più o meno di scuola) che potrebbe incunearsi nello stallo con qualche possibilità di dire la propria, sarebbe quella di un non meglio precisato listone civico dei ‘volenterosi’ e del ‘cambiamento’, magari raccogliendo anche pezzi di ceto politico variegato in area ‘moderata’, ma di cui, al momento, non si intravede alcuna ossatura reale.

Centrodestra e dintorni Il vario, classico schieramento di Centrodestra pare soffrire i vizi di sempre. Quelli che, dopo l’era Ciaurro, hanno condizionato il concretizzarsi di una vittoria elettorale, magari anche per poco, in nome di personalismi e vecchie e nuove inimicizie. Paradossalmente, l’ineffabile partito berlusconiano appare il più tarantolato. L’eterno, più o meno inconfessabile, candidato politico alla sindacatura ternana, il capogruppo regionale forzista, Raffaele Nevi, tesse (come nel suo stile, impalpabilmente) la sua tela: ma non è chiaro se conservi ancora una presunta intenzione di mettersi a disposizione della sua città (peraltro incontrando il probabile ostracismo degli alleati) o, piuttosto, aspiri ad una non impossibile chance parlamentare. Decisamente più frizzante e naïf, il capogruppo azzurro a palazzo Spada, Francesco Maria Ferranti, secondo alcuni il presunto antagonista politico interno di Nevi (i due, diciamolo, si tollerano a stento), il quale Ferranti, nel frattempo, litiga con mezzo mondo su Facebook: massicce sassate contro i Cinque Stelle (bersaglio preferito, Thomas De Luca), fendenti grossèe contro Enrico Melasecche (accusato addirittura di intelligenza col nemico), interventismo pepato su vari temi e su vari media. Lo stesso Melasecche (antica, irascibile risorsa dello schieramento anti-sinistra) coltiva una mai sopita repellenza verso i vecchi amici forzisti e ingaggia botta e risposta a distanza con il Ferranti medesimo. A destra di FI, l’infaticabile Marco Cecconi (capogruppo comunale di FdI) se la gode, in attesa di sviluppi, e lavora alacremente anche per ritagliarsi un ruolo futuro. E la Lega? A Terni è depositaria di un 17,3% ottenuto alle ultime elezioni regionali e appare in trend crescente nel territorio umbro e ternano. Il consigliere regionale di Terni, Emanuele Fiorini, si pone come il leader indiscusso del Carroccio nella Conca e farà valere, al momento giusto, la sua ‘dote’. Da dire, comunque, che la proposta di Stati Generali del Centrodestra locale da fare in settembre, lanciata dal segretario provinciale azzurro Bruschini e dal suo vice Ferranti, appare opportuna e tempestiva. Alcuni alleati hanno già accettato, non senza porre significativi paletti politici e ‘personali’. Appunto. Se il Centrodestra ternano riuscirà a fare sintesi vera ed efficace – come non è mai riuscito negli ultimi 18 anni – dovrà trovare un candidato all’altezza della situazione. Che sia un esponente locale di partito appare oggi complicato (per i veti incrociati di cui si è accennato). Che sia un ‘papa straniero’, magari un originale giudice-pittore, si vedrà.

Centrosinistra Nello schieramento storicamente egemone nella città dell’acciaio, siamo probabilmente alla fine di un lungo ciclo. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo, ma il Centrosinistra ternano appare lacerato, fiaccato e morente, soprattutto sotto i colpi, reiterati e pesanti, delle stranote vicende che hanno colpito e stanno colpendo l’attuale giunta Di Girolamo. Il perno centrale dello schieramento, il Pd, sembra sempre più isolato e malvisto nell’arcipelago alla sua sinistra. Sinistra Italiana non ne vuol sapere, meno che mai Rifondazione Comunista, il Mdp di Bersani e compagni si sta organizzando e non è ancora dato capire quali dimensioni potrà assumere (le prime emorragie dal Pd si stanno verificando). In caso di una rovinosa fine anticipata dell’amministrazione comunale, l’effetto ‘sciogliete le righe’ e ‘si salvi chi può’ sarà dirompente. In tale contesto, si parla della candidatura sacrificale e autorevole del vicepresidente della Camera, Marina Sereni. In tutto ciò, peraltro, in molti attendono di capire cosa frulli in testa (se frulla) alla nutrita componente popolare ternana del partito democratico (quella, per intenderci, che si riconosce nella coppia Bocci-Brega), perennemente in fibrillazione e depositaria di chissà quali, annose e misteriche manovre interne per ‘seppellire’ i comunisti. Naturalmente, molto dipenderà anche dalla sorte di Renzi. Ma, qui, si va oltre confine.

Movimento Cinque Stelle Lupus in fabula, i pentastellati. La ‘piazza’ ternana e ambienti politici trasversali profetizzano, alcuni con autentico terrore, che saranno gli araldi di Grillo ad entrare trionfalmente a palazzo Spada, specie se si dovesse votare in tempi brevi. A meno di miracoli (altrui) o di harakiri (propri). Il gruppo in consiglio comunale – attivissimo – è una vera spina nel fianco di Centrodestra e, soprattutto, del centrosinistra al governo. La percezione generale è che i pentastellati ternani abbiano oggi il vento in poppa. I maligni vedono stagliarsi, per la corsa a sindaco, la figura del consigliere comunale Thomas De Luca, attualmente il più ‘esposto’. Ma si comincia a sussurrare anche il nome del ‘carismatico’ consigliere regionale, il ternano Andrea Liberati, la cui opera di beatificazione e di ‘martirio’ è partita tambureggiante, da parte di eletti e militanti, dopo la milionaria richiesta di risarcimento danni all’indirizzo di Liberati stesso, ad opera di una nota azienda cooperativa ternana più volte chiamata in causa, e dell’annuncio di querela della governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini. Un ‘martirio’ che potrebbe accrescere l’alone di ‘guida’ riconosciuta di Liberati.

 

Unione Civica Ed ecco che, in tempo reale, qualcuno esce allo scoperto. Trattasi di Giovanni Ceccotti, tra gli ispiratori della lista civica Progetto Terni che fu determinante a fianco di Di Girolamo nel 2014 e attuale animatore, tra gli altri, dell’Unione Civica che però oggi vuole porsi in alternativa al centrosinistra:

“Le ultime vicende che hanno interessato il Comune di Terni, con riferimento al disastro finanziario ed alle numerose inchieste, hanno sancito l’incapacità dell’attuale amministrazione di intraprendere una linea di governo, lasciando in città solo le macerie. I partiti stanno provando a riorganizzarsi per la imminente tornata elettorale che, a meno di colpi di scena, ci sarà la prossima primavera. Lo scenario politico che si va formando vede da un lato una nuova sinistra che mai andrà alleata con l’attuale PD; un PD, e quel che resta del Centrosinistra, che dovrà faticare per individuare una figura credibile e spendibile, visto lo scempio fatto finora. Il Centrodestra ha convocato gli Stati generali a settembre, con l’incognita della posizione della Lega. Il Movimento5stelle veleggia da solo, scevro da alleanze. Le associazioni ed i movimenti civici stanno organizzando un processo per costruire un Manifesto per la città. Consapevoli che il percorso non sarà di breve durata ma che serviranno almeno 20 anni per ricostruire sulle macerie lasciate oggi a Terni. Servirà programmare bene il percorso già avviato, coinvolgendo gran parte della città e costituendo associazioni e comitati per affrontare le singole problematiche, dal teatro all’ambiente, dalla cultura alle mense, dal decoro urbano alla sicurezza civica. Lo scenario civico a Terni è molto importante e abbastanza delineato, basti ricordare che alle ultime elezioni le liste civiche hanno ottenuto dei risultati strabilianti, seppure dislocate in aree diverse: nella coalizione di centrosinistra hanno raggiunto il risultato del 14%, senza il quale il PD non avrebbe raggiunto il quorum; altre liste facenti riferimento ad un proprio candidato o nella coalizione di centrodestra, hanno comunque ottenuto un risultato complessivo di oltre il 13%. Le liste civiche quindi possono rappresentare un vero e proprio quarto polo che dovrà essere in grado di esprimere un proprio programma ed una propria strategia per il governo della città. Proprio su questo punto le varie liste e movimenti civici dovranno ulteriormente lavorare, consapevoli che non si può più sbagliare, non si può andare dietro a personalismi, che solo tutti insieme si può dare quel contributo necessario affinché possa ricostituirsi l’entusiasmo e la voglia di rinascita, non escludendo altresì alleanze con quelle forze politiche che vogliono un reale cambiamento”.

 

 

 

 

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Andrea Giuli
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