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Comune Terni, in Giunta passa la linea del predissesto ‘soft’ ma non c’è delibera

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Comune Terni, in Giunta passa la linea del predissesto ‘soft’ ma non c’è delibera

Andrea Giuli
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L'aula del consiglio comunale di Terni

TERNI – Sarà, scanso miracoli, predissesto finanziario a palazzo Spada. Ma in versione, cosiddetta, soft e autonoma (cioè senza ricorso al fondo di rotazione dello Stato). Che poi tanto soft non sarà. La linea di fondo sarebbe ormai tratteggiata. Non senza mal di pancia in giunta comunale.

Poco dopo le 10 di sabato è cominciata l’ennesima riunione straordinaria della Giunta comunale per affrontare e (possibilmente) prendere una decisione almeno di massima sul tema del ricorso o meno alla procedura del pre-dissesto finanziario del Comune.

Come lanotiziaquotidiana.it aveva scritto mercoledì sera, 21 settembre, la Giunta di palazzo Spada è come minimo divisa sulla proposta contenuta in un primo documento di due pagine che l’assessore al Bilancio, Piacenti, aveva portato all’attenzione e che prevedeva con una certa inevitabilità la via del predissesto. Documento sul quale, nella riunione di mercoledì, si erano espressi favorevolmente, seppur con diverse sfumature, il sindaco Di Girolamo e la vicesindaco Malafoglia. Se l’assessore Giacchetti era assente, l’assessore ai Lavori pubblici Bucari si era dichiarato possibilista, mentre i colleghi Armillei, Ballerani, Andreani, Tedeschi e Riccardi a vario titolo contrari. Chi più chi meno convintamente. Vedremo se alla fine della Giunta odierna, le posizioni saranno rimaste le stesse rispetto al predissesto.

Del resto, l’ipotesi riveste una certa delicatezza e comporterebbe comunque una serie di misure draconiane sotto il controllo della Corte dei conti e del ministero dell’Interno, sia che si opti per l’accesso al fondo di rotazione (quindi con finanziamenti di salvataggio da parte dello Stato), sia che si scelga la strada del piano di rientro autonomo e decennale. In ogni caso, infatti, scatterebbero, per dire, tagli dei servizi, aumento di tributi e tariffe, blocco delle assunzioni.

Nel documento di due pagine presentato la volta scorsa da Piacenti non vi erano scritte misure per contenere il deficit strutturale, ma solo il debito attualmente certificato di 8 milioni (dovuto essenzialmente alle mense scolastiche, Usi, Asm e politiche sociali) a cui si devono aggiungere 3 milioni e 3,5 milioni, rispettivamente di disavanzo tecnico del bilancio 2014 e di quello 2015. Il documento proponeva di rientrare almeno parzialmente dal debito (fuori bilancio?) con la vendita di tutta l’azienda farmaceutica (complicato per vari motivi), della palazzina ex foresteria, di quote Asm e di alienazioni di immobili da vendere all’Ater.

A questo punto, la discussione – rovente – deve procedere con una decisione in base ad una delibera che la giunta dovrà approvare e lassare al vaglio del consiglio comunale entro il 3 ottobre. Tra un fantomatico rimpasto, veleni tra assessori, manovre politiche e l’assedio feroce delle opposizioni.

Ore 12.15 L’assessore Piacenti – così risulta a lanotiziaquotidiana.it – ha presentato la sua delibera alla Giunta che prevede l’accesso, di fatto, alla procedura di predissesto, ma senza ricorso al fondo di rotazione statale e, quindi, affidandosi ad un piano di rientro pluriennale autonomo in base ad alcune misure già citate, ma che comunque non esclude le suddette misure draconiane. A quanto sembra, la delibera è appoggiata dal sindaco e, con varie sfumature, da tutti gli altri membri di giunta, eccetto gli assessori Armillei, Falchetti e Andreani, fermamente contrari. Non mancano nella discussione in corso, alcune rese dei conti personal-politiche. Per esempio, di alcuni assessori nei confronti del capogruppo Pd in Comune.

Ore 13.40 La discussione nel merito in Giunta si avvia a conclusione. Il dibattito sulle linee di fondo da adottare si è sostanzialmente esaurito. Pur senza ancora votare una delibera, sarebbe passata, a maggioranza dell’esecutivo, la proposta dell’assessore al Bilancio, Piacenti, che prevede in sostanza il ricorso alla procedura di predissesto finanziario senza fondo di rotazione, bensì approntando un piano di rientro pluriennale autonomo per chiudere anzitutto i debiti fuori bilancio, grazie eminentemente alla (non facile) vendita delle Farmacie comunali. Insomma, una sorta di predissesto ‘soft’. Vengono confermate divisioni in Giunta, di metodo e di merito. La discussione ora proseguirà la prossima settimana, in attesa di altri numeri e dati di dettaglio già richiesti, concentrata soprattutto sui tempi e le modalità di risanamento strutturale del deficit di spesa corrente che pare essere il vero ostacolo. La prossima settimana, probabilmente, la Giunta adotterà un atto politico, cercando, peraltro, una difficile unanimità. Per la delibera vera e propria bisognerà attendere alcuni giorni e non pochi approfondimenti. Ma la linea sembra ormai segnata.

COSA DICONO I COMMI 8 E 9 ART. 243 bis TESTO UNICO ENTI LOCALI

Articolo 8: “Al fine di assicurare il prefissato graduale riequilibrio finanziario, per tutto il periodo di durata del piano, l’ente:
a) può deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita, anche in deroga ad eventuali limitazioni disposte dalla legislazione vigente;
b) è soggetto ai controlli centrali in materia di copertura di costo di alcuni servizi, di cui all’articolo 243, comma 2, ed è tenuto ad assicurare la copertura dei costi della gestione dei servizi a domanda individuale prevista dalla lettera a) del medesimo articolo 243, comma 2;
c) è tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto;
d) è soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale previsto dall’articolo 243, comma 1;
e) è tenuto ad effettuare una revisione straordinaria di tutti i residui attivi e passivi conservati in bilancio, stralciando i residui attivi inesigibili o di dubbia esigibilità da inserire nel conto del patrimonio fino al compimento dei termini di prescrizione, nonchè una sistematica attività di accertamento delle posizioni debitorie aperte con il sistema creditizio e dei procedimenti di realizzazione delle opere pubbliche ad esse sottostanti ed una verifica della consistenza ed integrale ripristino dei fondi delle entrate con vincolo di destinazione;
f) è tenuto ad effettuare una rigorosa revisione della spesa con indicazione di precisi obiettivi di riduzione della stessa, nonchè una verifica e relativa valutazione dei costi di tutti i servizi erogati dall’ente e della situazione di tutti gli organismi e delle società partecipati e dei relativi costi e oneri comunque a carico del bilancio dell’ente;
g) può procedere all’assunzione di mutui per la copertura di debiti fuori bilancio riferiti a spese di investimento in deroga ai limiti di cui all’articolo 204, comma 1, previsti dalla legislazione vigente, nonchè accedere al Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali di cui all’articolo 243-ter, a condizione che si sia avvalso della facoltà di deliberare le aliquote o tariffe nella misura massima prevista dalla lettera a), che abbia previsto l’impegno ad alienare i beni patrimoniali disponibili non indispensabili per i fini istituzionali dell’ente e che abbia provveduto alla rideterminazione della dotazione organica ai sensi dell’articolo 259, comma 6, fermo restando che la stessa non può essere variata in aumento per la durata del piano di riequilibrio”.

Articolo 9: “In caso di accesso al Fondo di rotazione di cui all’articolo 243-ter, l’Ente deve adottare entro il termine dell’esercizio finanziario le seguenti misure di riequilibrio della parte corrente del bilancio:
a) a decorrere dall’esercizio finanziario successivo, riduzione delle spese di personale, da realizzare in particolare attraverso l’eliminazione dai fondi per il finanziamento della retribuzione accessoria del personale dirigente e di quello del comparto, delle risorse di cui agli articoli 15, comma 5, e 26, comma 3, dei Contratti collettivi nazionali di lavoro del 1° aprile 1999 (comparto) e del 23 dicembre 1999 (dirigenza), per la quota non connessa all’effettivo incremento delle dotazioni organiche;
b) entro il termine di un triennio, riduzione almeno del dieci per cento delle spese per prestazioni di servizi, di cui all’intervento 03 della spesa corrente;
c) entro il termine di un triennio, riduzione almeno del venticinque per cento delle spese per trasferimenti, di cui all’intervento 05 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie;
d) blocco dell’indebitamento, fatto salvo quanto previsto dal primo periodo del comma 8, lettera g), per i soli mutui connessi alla copertura di debiti fuori bilancio pregressi”.

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Andrea Giuli
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