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Comune Terni, il sindaco: “Prima affrontare il predissesto, poi rimetto il mandato al Consiglio”. Si è dimesso l’assessore Bucari

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Comune Terni, il sindaco: “Prima affrontare il predissesto, poi rimetto il mandato al Consiglio”. Si è dimesso l’assessore Bucari

Andrea Giuli
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TERNI – La linea, se così si può dire, sembra – per ora – tracciata. È sarebbe la linea in buona sostanza suggerita dal capogruppo comunale del Pd, Cavicchioli, nelle varie riunioni di maggioranza, lacustri e non, delle ultime ore. Linea che, naturalmente, Di Girolamo si è acconciato alla sua maniera.

Priorità e verifica settembrina Con ogni probabilità, tra pochi minuti il succo delle comunicazioni del sindaco sarà, nella ‘ciccia’, quello di affrontare alcune priorità amministrative e contabili (dal responso ministeriale sul predissesto ai debiti fuori bilancio, dalla vendita delle farmacie comunali all’area di crisi complessa), per poi – presumibilmente  a settembre – ‘fermare le bocce’ per un cosiddetto ‘pit-stop’. Una verifica, insomma, si sarebbe detto soprattutto nella prima Repubblica. Poi, si vedrà. Dunque, semmai ve ne fosse stata concreta possibilità, non verrà pronunciata la parola ‘dimissioni’. Semmai – sono queste le indiscrezioni che trapelano in questi minuti – potrebbe far riferimento all’articolo del Testo unico degli enti locali che lo stesso sindaco già una volta utilizzò e che consente di dare le dimissioni per confermarle o meno nei 20 giorni successivi.

“Rimetto il mandato al Consiglio dopo il Predissesto” Nel corso del suo breve e accorato intervento, il sindaco – è questa la parte centrale del suo discorso – ha comunicato che dopo l’intero iter relativo al piano di riequilibrio pluriennale (il cosiddetto predissesto), rimetterà il suo mandato al consiglio comunale, secondo il suddetto articolo del Testo unico degli enti locali, ovvero il numero 53 comma 3 (come Di Girolamo, appunto, ha già fatto un’altra volta). Non è stata, dunque, pronunciata la fatidica parola “dimissioni”, mentre il passaggio sulla remissione del proprio mandato al Consiglio si può interpretare, secondo alcuni, come una sorta di verifica delle condizioni politiche e non solo, non senza però prima presentare le proprie dimissioni all’assemblea elettiva. La quale però, per la stessa normativa vigente, non ha la prerogativa di far dimettere o meno il sindaco. Le dimissioni, in poche parole, spettano solo personalmente al primo cittadino. Dunque, si prende di fatto un pò di tempo. Sicuramente, ha detto il sindaco, per ora “intendo mantenere la guida del governo cittadino”.

Scenario Dunque, entro il 10 settembre prossimo, Di Girolamo – lo avrebbe detto ai suoi durante la riunione di maggioranza e Giunta precedente il consiglio – intende presentare le sue dimissioni al consiglio comunale. L’articolo 53 come 3 del Tuel, consente di ritirarle entro 20 giorni. Come detto, già una volta il sindaco ha dato le dimissioni per poi ritirarle entro il termine suddetto. Cosa accadrà in quel momento, lo vedremo. A settembre, bisognerà capire l’indagine giudiziaria che ha coinvolto il palazzo a che punto sarà, nonché si avrà probabilmente la data delle elezioni politiche, con tutto quel che ne consegue. Ma, la sensazione sempre più forte che si trae, leggendo comunicati, ascoltando con attenzione le parole ufficiali dei protagonisti e scambiando qualche riflessione in confidenza nei corridoi del palazzo, è che questa esperienza amministrativa targata Di Girolamo sia comunque alla fine. Settimana più, settimana meno.

Il discorso Il resto dell’intervento digirolamiano è stato improntata ad una asciutta difesa della propria persona e del proprio operato, nonché dell’azione della sua amministrazione. Dal rivendicare l’abbassamento delle tasse al mantenimento dei servizi fondamentali. Una difesa, altresì, dello strumento democratico dei partiti e del confronto interno che ha corrisposto ad una breve intemerata contro la comunicazione sulla rete. Dopo aver sottolineato altre buona azioni della sua gestione, il sindaco ha espresso “profonda fiducia nella magistratura, convinto di poter dimostrare la mia estraneità alle accuse rivoltemi”.

Nel frattempo, a giorni, Di Girolamo dovrà assai presto occuparsi del rimpasto di giunta, dopo le dimissioni di Bucari. E, anche in tal senso, è presumibile che il primo cittadino non darà indicazioni immediate.

Dimissioni Bucari e rebus Giunta Come era nell’aria ormai da giorni, si è dimesso l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Stefano Bucari, da settimane ormai interdetto dai pubblici uffici, a seguito del suo coinvolgimento nella famigerata ‘inchiesta Spada’. Giovedì mattina è pervenuta la comunicazione ufficiale dell’evento assessore al sindaco Di Girolamo. A questo punto, secondo i dettami della normativa in materia, la giunta non avrebbe di fatto il numero minimo per andare avanti e il primo cittadino dovrà sostituire Bucari. Chissà – in tal senso i rumors sono insistenti – se sarà l’unica sostituzione nell’esecutivo di palazzo Spada. Voci insistenti vogliono una assessora De Angelis sempre più a disagio in questa Giunta e molto prossima all’addio. Peraltro, in queste ore, anche altri attuali membri di Giunta avrebbero fatto presente al sindaco perplessità e stanchezza rispetto alla situazione creatasi. Certo è che le prevedibili dimissioni di Bucari (l’ex assessore ha garantito giovedì mattina il numero legale per la seduta dell’esecutivo, poi si è dimesso) possono aver innescato un processo. Inutile, al momento, squadernare il toto-giunta. Molti nomi sono già stati fatti nei giorni scorsi.

La lettera di Bucari Questo il testo integrale della lettera di dimissioni di Stefano Bucari: “Egregio signor sindaco, con la presente sono a rassegnarLe formalmente le mie dimissioni dalla carica di assessore del Comune di Terni da Lei conferitami. Tale decisione scaturisce unicamente da valutazioni inerenti la vicenda giudiziaria che mi vede coinvolto e non riguardanti la sfera amministrativa su cui riconfermo la piena e convinta adesione al progetto politico sul quale abbiamo insieme lavorato in questi anni. Tale doverosa premessa per ribadire che lo spirito con cui ho vissuto ed interpretato il mio ruolo pubblico in questi anni ha sempre visto una assoluta primazia del progetto comune rispetto a qualsiasi tipo di ambizione e prospettiva personale.

In questi anni difficili per la vita degli enti pubblici e degli amministratori che li guidano, ho sempre lavorato al Suo fianco con umiltà e senso di responsabilità, mettendo a disposizione del progetto comune il mio tempo, la mia passione e sacrificando spazi vitali della mia sfera privata, convinto che questo fosse l’unico modo per interpretare a pieno la volontà dei cittadini che mi hanno dato fiducia. La mia storia politica ed i valori della Sinistra di cui mi sento portatore mi hanno sempre spinto a mettere gli “ultimi” in cima alle mie preoccupazioni, consapevole che le domande ed i bisogni che storicamente giustificarono la nascita del welfare sono ancora tristemente presenti nella nostra comunità. L’integrità etica e morale, valori che hanno accompagnato il mio percorso di vita, hanno permesso che vivessi questi bisogni e queste domande come la vera missione sulla quale basare il mio impegno politico e sociale.

E’ proprio per questi motivi che ritengo di dover fare un passo indietro, evitando che la vicenda giudiziaria che mi riguarda opacizzi la bontà dell’azione amministrativa che in questi anni ha caratterizzato le giunte da Lei guidate. Colgo l’occasione per ringraziarLa della fiducia che ha inteso accordarmi in questi anni di percorso comune, così come ringrazio i miei colleghi di Giunta, i dirigenti ed i dipendenti comunali con cui ho avuto il privilegio di collaborare, convinto che il lavoro silenzioso degli stessi rappresenti il vero motore dell’amministrazione comunale. Infine, non in ordine di importanza, ringrazio i cittadini che hanno permesso che una esperienza amministrativa si trasformasse per me in una splendida occasione di arricchimento non solo politico, ma anche e soprattutto umano. Concludo questa parentesi da amministratore pubblico nella piena consapevolezza che questa decisione che investe la mia vita non farà mai venir meno il mio impegno civico e politico per la mia città”.

Summit pre-consiglio Presumibilmente, il sindaco ne parlerà in una riunione già convocata per le 14.15 di giovedì con la maggioranza e la giunta stessa, appena prima di un consiglio comunale che si annuncia infuocato. Di Girolamo dovrà anche esporre ai suoi le proprie decisioni e strategie in merito a tempi e modalità di prosecuzione dell’esperienza amministrativa. Intanto, in apertura di consiglio, il presidente dell’assemblea Mascio comunicherà formalmente la revoca degli arresti domiciliari del sindaco.

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Protesta ex Novelli Prima dell’inizio del consiglio comunale, una delegazione dei lavoratori del sito ternano dell’ex Novelli, ora in cassa integrazione, ha ‘steso’ uno striscione davanti a palazzo Spada, rivendicando ‘diritti e dignità’.

I tre segretari Pd  Ecco la lettera comune dei segretari regionali, provinciale e comunale del Pd di Terni, Leonelli, Trappolino e Monti: “L’intervento pronunciato questo pomeriggio in consiglio comunale da Leopoldo Di Girolamo e l’orizzonte di impegno da lui indicato rispetto alle priorità per la città dimostrano, una volta di più, l’alto spessore morale e umano della persona, del politico e dell’amministratore. È questa la miglior risposta agli insulti gratuiti e agli attacchi vili e strumentali che gli sono stati rivolti nelle settimane passate. L’amministrazione comunale, con grande senso di responsabilità, metterà in sicurezza,nelle prossime settimane, i bilanci accompagnando l’iter di approvazione del piano di riequilibrio finanziario e scongiurando, a beneficio della città e dei cittadini oltre che delle future amministrazioni, pesanti ricadute sulle tasche dei cittadini. Dopo di che si aprirà per Terni una fase nuova. È questo che intendiamo quando diciamo che per il Pd gli interessi delle istituzioni e della città vengono prima degli interessi di partito. Specula politicamente chi invece oggi invoca il commissariamento immediato, ben sapendo che questo comporterebbe, con la mancata approvazione del riequilibrio, l’aumento della tassazione e un’eredità complicata per le future amministrazioni”.

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Andrea Giuli
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