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Terni, approvato il predissesto in Consiglio: veleni tra l’assessore Piacenti e le opposizioni

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Terni, approvato il predissesto in Consiglio: veleni tra l’assessore Piacenti e le opposizioni

Andrea Giuli
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TERNI – La maratona consiliare – che forse sarà più simile ai 5.000 metri piani, poiché la sessione si potrà chiudere già mercoledì notte – sul piano di riequilibrio pluriennale (il cosiddetto predissesto), rispetta al momento il prevedibile copione. Con la maggioranza che incassa le critiche più variegate delle minoranze e che boccia istematicamente qualsiasi richiesta di quest’ultimo. Il tutto tra schermaglie (neppure tante) e provocazioni. Assenti giustificati per malattia i consiglieri di maggioranza Ricci, Bencivenga e Crisostomi. Ed anche questo era atteso.

Via libera al Piano di riequilibrio Come previsto, intorno alle 19 di mercoledì, è stato approvato il piano di riequilibrio, con 18 voti favorevoli (maggioranza) e 11 contrari (le opposizioni).

Il macigno vendita Farmacie La seduta comincia con la richiesta, tramite interrogazione apposita, di Cecconi di rinviare la discussione sul piano di riequilibrio, in quanto inficiata da quella che definisce la delibera illegittima sulla vendita delle farmacie confliggente con lo statuto attuale dell’azienda. Bocciato. Quindi tocca ai pentastellati De Luca e Pococacio che chiedendo lumi sull’alianzione di quota di una società in house e la sospensiva della stessa delibera di riequilibrio. Bocciati. Quindi tocca a Melasecche che, sulla scia di Cecconi, cita la lettera dell’avvocato Biscetti per conto della Cgil e che ritiene illegittima la vendita delle farmacie. Bocciato.

Assessore Piacenti al veleno Tocca quindi all’assessore Piacenti illustrare il piano anti-predissesto. Ed e un intervento squisitamente politico e polemico, con abbondanti provocazioni verso i Cinque Stelle e nel quale l’assessore si leva qualche tonnellata di sassolini dalle scarpe: “Questa è operazione di verità e trasparenza. Abbiamo  recato di sistemare i conti, nonostante l’odio e la denigrazione verso di noi e la struttura dirigenziale. Il tempo ci renderà merito di questa operazione coraggiosa e lungimirante che non potevamo fare prima perché non conoscevamo la reale e completa situazione. Nonostante gli insulti e le invettive, ma i cittadini sapranno distinguere al momento giusto. Irresponsabile certa opposizione che ci chiede di lasciare e che vuole sin dall’inizio che si dichiari il default e si vada al commissario. La formazione dei debiti riguarda anche in parte la giunta Ciaurro. Abbiamo proceduto al riaccertamneto dei debiti fuori bilancio, abbiamo affrontato il ripiano del disavanzo che rappresenta una delle maggiori criticità, attraverso scelte politiche dure, abbiamo svolto un accertamento continuo sui residui che non si ferma. Puntiamo sulla qualità della riscossione che deve diventare la priorità dell’ente, abbiamo chiuso varie partecipate, aumentato il fondo rischi, non aumentato le tasse, dobbiamo ulteriormente tagliare la spesa corrente che è pesante, fatto un piano importante di alienazioni. Mettiamo dunque in sicurezza i conti anche per i prossimi anni, questo è un atteggiamento responsabile. Ciò che più mi sorprende è la mancanza totale di proposte alternative, solo anatemi, denunce e conferenza stampa per cercare di intimorire. I dirigenti non potranno più nascondersi, ma attrezzarsi. Oggi comincia una strada complicata, dura e irta di ostacoli. È una sfida per tutti noi, nessuno si potrà sottrarre”.

Opposizioni in fermento Insomma, la fotografia quasi di un ‘trionfo’ che ha ovviamente scatenato le ire e le ironie delle opposizioni (non tutte). I consiglieri del M5S hanno anche chiesto che alcune dichiarazioni dell’assessore, ritenute calunniose, venissero messe a verbale. Dure le reazioni di Todini e di Melasecche (“Lei non merita di fare l’assessore”, ha detto Melasecche e Todini: “Spavaldo, non provate neppure un minimo di vergogna”).

Per Todini (Lista Il Cammello) “l’amministrazione ha già scaricato 30 anni di debiti sui cittadini e non può ora vantarsi di non aumentare i tributi: cos’altro volete addossargli ai cittadini? Non stiamo parlando debiti fuori bilancio e spese fatti per emergenze, ma di una pratica politico-amministrativa di alterazione permanente di tutti i bilanci”. Per Enrico Melasecche (I love Terni) l’assessore al bilancio “continua ad utilizzare valutazioni che offendono l’intelligenza di tutti i ternani. Ci vorrebbe prudenza, soprattutto in una situazione delicata come l’attuale nella quale sono anche in corso delle indagini sull’esecutivo. La verità è evidente, basta leggere quel che dicevano i revisori dei conti. C’è stato un malgoverno generalizzato, con assessori che trattano con i fornitori di servizi al posto dei dirigenti. La crisi di Terni deriva dunque tutta dalle scelte di questa amministrazione e delle precedenti di centro-sinistra, a partire dall’incapacità di riscuotere i crediti come quelli derivanti dalle contravvenzioni”. Valentina Pococacio (M5S) ha iniziato il suo intervento facendo riferimento a una mail trasmessa da parte dell’assessore Piacenti sulla questione della cessione quote di Farmacia Terni, chiedendo alla Giunta “a che titolo un professionista esterno prepari gli atti di gara e le perizie senza una determina d’incarico e si rivolga direttamente all’assessore stesso. Il piano di riequilibrio, anche se ci viene venduto come un atto di responsabilità, mette nero su bianco l’incapacità dell’amministrazione. Come avete fatto a indebitarvi fino a tal punto e a fallire dal punto di vista politico? Vi siete resi conto di quello che sta succedendo in città, sulle manutenzioni, sul decoro, sulla pulizia, sui servizi? Avete prodotto solo opere incomplete, con grande spreco di denaro pubblico, con l’università, con il Cmm, con la casa delle musiche, con la piattaforma logistica e ora non avete più soldi per il welfare. La gente sta male e gli rispondete con gli slogan. Fate un favore a questa città e andatevene”. Anche Angelica Trenta e Federico Pasculli (M5S) nei loro interventi hanno criticato l’amministrazione, sottolineando, la Trenta le presunte incongruenze sull’eccessivo ricorso alle proroghe nei servizi affidati dall’ente, senza ricorso – in alcuni casi – alle gare, mentre Pasculli ha evidenziato come “il raffronto tra il programma di governo con il quale la coalizione di centrosinistra si era presentata agli elettori e la situazione attuale basti da solo a far capire il fallimento totale dell’amministrazione”. Paolo Crescimbeni (Misto) ha parlato di “una discussione dai toni surreali: un’amministrazione che si vanta dell’operazione predissesto come se fosse un obiettivo raggiunto e dall’altra di una città che pone delle domande sui debiti, sugli sprechi che non trovano risposte. Occorrerebbe chiedere scusa alla città, che si trova sull’orlo di un abisso per colpa di scelte scellerate”.

Emendamenti pentastellati Prima della pausa Enrico Melasecche ha illustrato un atto d’indirizzo “sul negazionismo economico e finanziario che ha portato il Comune alla situazione attuale, anche sulla base delle valutazioni dei revisori dei conti anche negli anni scorsi”. Il M5S, tramite i consiglieri Pococacio, Trenta e Braghiroli, ha presentato sei emendamenti al piano di natura squisitamente tecnico-contabile, poi, nel corso della votazione, tutti respinti a maggioranza, così come l’emendamento Cecconi. Passano, invece, l’emendamento della Giunta e l’atto d’indirizzo della maggioranza. Bocciato, invece, l’atto d’indirizzo di Melasecche.

Cecconi va alla Corte dei conti “Nella tragicommedia del predissesto – scrive Cecconi di FdI – la realtà supera la fantasia. Ben oltre il 50% dell’intera manovra di rientro pluriennale (che corrisponde ad un totale di 14milioni e 590mila euro) è legato agli introiti che dovrebbero derivare dalla cessione ad un soggetto privato del 90% delle quote delle farmacie comunali per un valore complessivo stimato in 7milioni e 872mila euro. Peccato che gli articoli 5 e 10 dello statuto della FarmacieTerni Srl impediscano tassativamente ed esplicitamente la cessione di quote a soggetti diversi da enti pubblici. Non solo: sempre nei suddetti articoli dello statuto si stabilisce che la cessione eventuale possa avvenire solo a partire dal 2018, mentre nel Piano di riequilibrio varato dalla giunta si ipotizza allegramente di cedere il primo 70% della FarmacieTerni e incassare il corrispondente già l’anno prossimo. La delibera di giunta del 21 dicembre scorso confligge con lo statuto vigente delle Farmacie e perciò è invalida e illegittima. Il Piano di riequilibrio è privo di copertura per oltre la metà. Il bene alla cui cessione sono affidate le maggiori speranze di rientro è un bene indisponibile. Siamo nelle mani di inetti ed incapaci. Le farmacie comunali allo stato non sono vendibili. E, se davvero il consiglio comunale decidesse di rendersi complice di una simile enormità, votando un Piano viziato all’origine, trasmetteremo immediatamente una denuncia ad hoc alla Corte dei Conti”.

 

 

 

 

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Andrea Giuli
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