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Terni, passa a maggioranza il piano B anti-dissesto: tasse e schermaglie

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Terni, passa a maggioranza il piano B anti-dissesto: tasse e schermaglie

Andrea Giuli
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TERNI – È stata una faticaccia, tutto sommato, ma ce l’hanno fatta.

Il piano B passa a maggioranza Sotto l’albero, la giunta Di Girolamo e la sua maggioranza si sono regalati l’approvazione, in consiglio comunale, del nuovo piano di riequilibrio pluriennale, aggiornato con il fondo di rotazione governativo a base (anche) di incrementi al massimo di Imu e Tasi per proprietari immobiliari, commercianti, imprenditori e artigiani. Se non proprio un regalo, in effetti, per l’amministrazione una dolorosa scelta – così dicono – per evitare guai maggiori per i cittadini, in caso di dissesto conclamato. Le solite schermaglie con una parte dell’opposizione, poi il via libera, nel tardo pomeriggio di mercoledì con 19 voti a favore e 8 contrari.

Debiti fuori bilancio e non solo Da segnalare che, a suon di interpretazioni giuridiche e pareri legali, l’amministrazione ha chiarito che, attraverso il segretario generale di palazzo Spada, che non c’è nessuna norma che vieti espressamente di presentare un nuovo piano di riequilibrio, ancorché aggiornato, mentre una prima versione dello stesso (bocciata, come nel caso ternano) è ancora sub judice della Corte dei conti, dopo il ricorso comunale. Insomma, la scelta di palazzo Spada sembra destinata, nella sua ardita sperimentazione, a fare giurisprudenza. Non solo. Dopo che si erano espresse favorevolmente le stesse strutture tecniche del Comune, un apposito parere richiesto allo studio Police ha confermato che il riconoscimento dei debiti fuori bilancio entro il 31 dicembre – ripetutamente brandito come tassativo dal gruppo del M5S – può essere effettuato in seguito, non appena l’amministrazione abbia incamerato le sufficienti provviste finanziarie per riconoscerli. Il tutto consentito, secondo Comune e legali, dal fatto che anche questo passaggio si inserisce nella intera procedura di carattere straordinario. Così è detto, così è fatto.

IL SUNTO DEL PIANO AGGIORNATO COL FONDO DI ROTAZIONE

Illustrazione dell’assessore “L’amministrazione comunale – ha detto Piacenti – ritiene prioritario mettere in sicurezza e completare il risanamento finanziario dell’ente, un percorso iniziato già da tempo con il piano bocciato dalla corte dei conti regionale e attualmente all’esame delle sezioni unite della Corte stessa. L’obiettivo è di tenere conto di alcune osservazioni pervenute dalla Corte, aggiornare alcune misure e dare certezza al percorso di risanamento che era stato individuato e che in alcuni aspetti va accelerato. L’aggiornamento del Piano di riequilibrio, anche per rispondere agli elementi di bocciatura della Corte dei Conti, prevede il ricorso al Fondo di rotazione, strumento che richiede in maniera obbligatoria l’attivazione della leva fiscale e tariffaria. Si tratta di misure che seppur dolorose nei confronti della città, sono tuttavia più leggere rispetto a quelle che sarebbero necessarie per un dissesto finanziario. Ci sarà un incremento della tassazione di competenza del Comune per quel che riguarda Imu e Tasi che comunque era bloccata dal 2005/2006 e che comporterà effetti solo su alcune categorie. Il percorso intrapreso non ci farà ricevere applausi, ma abbiamo la consapevolezza che è necessario per gli interessi generali della città, specialmente per chi governerà in futuro. Confidiamo che questo percorso vada a buon fine. Non abbiamo tamponato le falle, ma prodotto una serie di misure e di atti strutturali che andassero a risolvere in profondità i problemi di questo ente, a cominciare dalla riduzione dell’indebitamento, dalla ristrutturazione della spesa, dall’emersione dei residui, fino alla ristrutturazione del sistema delle nostre partecipate. Sui debiti fuori bilancio, il consiglio lì riconoscerà nel rispetto delle procedure, con le valutazioni dei tecnici e le decisioni dei politici e nessuno cercherà di nascondere le responsabilità. Il fondo di rotazione lo chiederemo come una sorta di anticipazione di liquidità e non come nuovo indebitamento, perché confidiamo di restituire presto quanto ottenuto. Accolgo, infine, i suggerimenti per un miglioramento della partecipazione con le associazioni di categoria e le forze sociali”.

Il dibattito, le opposizioni “Oggi – ha detto Marco Cecconi (FdI) – volete mettere in sicurezza un piano di riequilibrio che l’anno scorso avevate presentato come la messa in sicurezza del quadro finanziario. Mentite sapendo di mentire. Avete sempre avuto un atteggiamento tracotante, ma bugia dopo bugia, giudizio dopo giudizio i nodi sono oggi venuti al pettine. Abbiamo provato vergogna per voi perché non c’è stata alcuna assunzione di responsabilità da parte vostra: continuate a negare il problema. Invece, dovreste provare vergogna perché il fondo di rotazione è esattamente la iattura che un anno fa dicevate che avreste fatto di tutto per evitare. La vendita delle farmacie è un altro grande pasticcio. L’ipotesi della restituzione del prestito in un anno, grazie alla vendita delle farmacie, è l’ennesima favola. I revisori dei conti hanno scritto che questo piano non avrebbe alcuna utilità se non si risolvono i problemi strutturali che hanno portato a questa situazione. Questo piano 2 è la prova provata che finora avete solo sbagliato. Ora l’unica certezza è che aspetteremo un altro anno e tutto resterà bloccato, tranne le tasse che pagheranno soprattutto gli operatori economici. La vera differenza tra l’arrivo del commissario e il ricorso al fondo di rotazione sta nelle conseguenze per gli amministratori di un ente in dissesto: nessuno sarebbe ricandidabile per legge e questo è quello che volete evitare a ogni costo”.

Enrico Melasecche (IlT) ha ricordato che “l’ex presidente del gruppo consiliare del Pd, Cavicchioli, davanti al sindaco più volte aveva dichiarato che mai si sarebbe arrivati a un aumento delle tasse. Avete compiuto una serie di scorrettezze che hanno danneggiato e danneggeranno i cittadini; state conducendo una manovra deflazionistica folle e preleverete altri 3,5 milioni dalle tasche delle imprese, obbligando molti piccoli imprenditori a chiudere, in più con l’aumento della tassazione sugli immobili date un altro colpo all’edilizia. Stamattina in commissione, dai sindacati e dalle associazioni di categoria è arrivata una mitragliata di critiche e di accuse alla Giunta. Se aveste voluto tutelare gli interessi della città avreste dovuto pensare a un piano C da concordare con l’opposizione e con la città, alla condizione di sottoscrivere le dimissioni del sindaco: invece l’unica ragione per cui martoriate la città è che volete restare qui attaccati alle poltrone”.

Per Francesco Ferranti (FI) “i punti in discussione ieri e oggi evidenziano come questa amministrazione abbia sostanzialmente fallito il proprio mandato amministrativo. Il Pd non ha governato con una visione e nell’interesse complessivo del territorio, ma solo per sostenere i propri ambienti di appartenenza, con un orizzonte di pochi anni e per arrivare alle prossime elezioni. Proprio questo modo di fare è una delle cause degli errori, dei debiti che avete contratto. Ora, con l’ulteriore manovra odierna, colpite imprenditori e edilizia, ma questo comporterà un ulteriore colpo per l’economia locale. L’unica strategia che avete è quella di alimentare l’apparato elettorale collegato al Pd e ai partiti di sinistra. Questo è il sistema Terni che adesso si sta rompendo, come dimostrano le posizioni della Cgil. Occorre invece creare le condizioni perché il territorio sia attrattivo, cosa che non avete mai fatto e che non state facendo”.

Valentina Pococacio (M5S): “Questa manovra è una pagina triste nella storia della città, un atto che poggia su presupposti normativi che non stanno in piedi. Sulla consistenza delle entrate di questo piano, derivanti dalla vendita delle farmacie e dall’operazione con l’Ater restano forti dubbi. Tuttavia, non c’è nulla di cui essere sereni, perché gran parte della massa passiva e i debiti fuori bilancio sono derivati da una mala gestione dell’Ente e il fatto che si vendano beni pubblici per colmare carenze amministrative non può tranquillizzare nessuno. La città non può pagare debiti dovuti a colpe dell’amministrazione, si tratta di una cosa ignobile. L’operazione non è condivisibile. Le passività saranno ripagate con l’aumento delle tasse e la riduzione dei servizi. C’era una terza via che avevamo indicato: verificare i debiti fuori bilancio e eliminare quelli non riconoscibili. Certo, qualcuno li avrebbe dovuti pagare, chi li ha commissionati, chi li ha avallati, ma non li avrebbero pagati i cittadini ma chi indebitamente li ha contratti. A questo punto non ci resta che dirvi: andate avanti e schiantatevi politicamente”. Interventi assai critici sono stai fatti anche dalle consigliere pentastellate Trenta e Braghiroli.

Il dibattito, la maggioranza per Faliero Chiappini (Ca) “nel quadro generale questa manovra è il male minore. Il percorso è molto stretto, tutte le critiche dei sindacati e delle associazioni di categoria hanno alcune ragioni, ma non hanno sostanza: lo strumento del fondo di rotazione è una misura di salvaguardia a fronte del fatto che non abbiamo oggi le provviste certe, non vedo oggi una terza via. E’ vero che avevamo chiesto un percorso che non appesantisse la tassazione, ma oggi le scelte sono queste, per evitare situazioni ancora più gravi, come il dissesto. Scegliamo oggi ciò che graverà meno sulle spalle dei cittadini. Ora servono azioni straordinarie sulla riorganizzazione dell’ente sul recupero dei crediti, sull’utilizzo delle opportunità per le imprese e per l’ambiente, aprendo una reale fase di partecipazione”.

Valdimiro Orsini (Pd): “Dalle opposizioni sono arrivate parole pesanti, ma noi stiamo qui a fare gli interessi dei cittadini, non per restare attaccati alla poltrona. Abbiamo svolto un percorso trasparente rispetto a tutta una serie di problemi e criticità che c’erano all’interno dell’amministrazione, vuoi per scelte precedenti, vuoi perché sono cambiate le normative e le regole. Avevamo un obiettivo come consiglieri e come amministratori di evitare il dissesto finanziario dell’ente. E’ chiaro che la situazione è difficile. Pensavamo che il primo piano fosse credibile, ma il ministero e la Corte lo hanno giudicato debole e poteva forse esserci uno spirito più collaborativo, avrebbe potuto suggerire delle modifiche, invece della bocciatura tout cours. La misura proposta ora è pesante, chiediamo sacrifici alla città, però ci siamo impegnati in una serie di atti chiari e precisi per rendere più credibile il nostro piano e evitare il dissesto per senso di responsabilità verso la città. Invito la Giunta a recuperare un rapporto con le forze sociali della città, attraverso la partecipazione”.

Per Fabio Narciso (Pd) “anche la nostra amministrazione ha seguito la ratio della nuova normativa, mettendo in chiarezza la situazione finanziaria. Forse questa scelta andava fatta addirittura all’inizio di questa consiliatura. L’azione di risanamento attuale deriva da una situazione trentennale; oggi siamo al capolinea, ma chi verrà dopo di noi avrà in dote un Comune finalmente risanato. Molte scelte erano obbligatorie e questa amministrazione è riuscita a farle, come la messa in trasparenza dei debiti e dei crediti delle partecipate. L’opposizione non ci ha detto quale alternativa ci sarebbe a questa situazione”.

Per il capogruppo Pd Francesco Filipponi  “il messaggio che vogliamo dare alla città è che stiamo evitando il dissesto e stiamo mettendo in sicurezza i conti del Comune. L’auspicio di uscire da questa situazione nel 2018 deve diventare una certezza, così da far lavorare tranquillamente la prossima amministrazione. Di qui alla fine della consiliatura dobbiamo lavorare per sfruttare al massimo tutti i fondi e le possibilità che abbiamo a disposizione. Viene chiesto un sacrificio, seppur limitato nel tempo, ma non va a colpire le fasce più deboli della città. Andremo fino in fondo perché c’abbiamo messo la faccia e continueremo a mettercela”.

 

 

 

 

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Andrea Giuli
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