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Comune di Terni, l’ombra del predissesto finanziario prende corpo: troppi debiti

Politica

Comune di Terni, l’ombra del predissesto finanziario prende corpo: troppi debiti

Andrea Giuli
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TERNI – L’ombra del cosiddetto predissesto finanziario del Comune di Terni che già aleggiava da mesi nei corridoi di palazzo Spada, sembra oggi assumere una sostanza più corposa. E da fantasma potrebbe presto diventare come il ritorno in carne e ossa dei ‘non morti’.

Nonostanti tutte le affannose operazioni di recupero, di risparmio, di soppressione (tardiva) di partecipate-zavorra e le capriole contabili, l’amministrazione municipale sarebbe realmente con l’acqua alla gola. E, nelle ultime riunioni di Giunta, l’ipotesi di ricorrere al procedimento di predissesto che la legge vigente consente da mera possibilità è stato trattato come una possibile, imminente necessità. Non c’è, per ora, alcuna conferma ufficiale, ma i debiti correnti aumentano e i tempi per una decisione concreta stringono. La normativa consente alle amministrazioni pubbliche di ricorrere allo strumento del prepredissesto per non finire direttamente in bancarotta, permettendo loro di spalmare il debito nei decenni successivi. Con buona pace delle rispettive comunità amministrate che avranno sul groppone ‘sacchetti di carbone’ per i prossimi 20 Natali.

Sulla questione, manco a dirlo, interviene con una nota il consigliere di minoranza, Enrico Melasecche (I live Terni) che su tali questioni contabili è stato, per la verità, sempre piuttosto attento e tempestivo: “Le casse del Comune di Terni, dopo 17 lunghissimi anni di politica degli sperperi, sono matematicamente al dissesto. Piacenti ha inanellato ben due rinegoziazioni della quasi totalità del debito pubblico, a tassi tripli rispetto a quelli praticati dalle banche sul libero mercato, pur di avere una mancia di 700.000 euro e rinviare a chi verrà il carico delle rate. Tanto non è stato sufficiente, vista l’emersione di 55,5 milioni di disavanzo nel 2015. Altro indice di fortissima illiquidità sono le anticipazioni di cassa, tuttora in corso per decine di milioni, operazioni che i revisori dei conti, scaduti da mesi, hanno fortemente sconsigliato. In questi 7 anni ci hanno raccontato di tutto, su bilanci chiusi in pareggio e anche in avanzo, quando non eravamo in molti a denunciare il cancro del debito sommerso che cresceva inesorabilmente. Non sono bastati i 5 anni in cui Di Girolamo si è affidato al pragmatico assessore Libero Paci che aveva suggerito di vendere le farmacie ben 7 anni fa. Non sono bastati gli altri 2 in cui l’attuale assessore al Bilancio ha fatto di tutto per nascondere lo spettro del dissesto. I ternani sono stati traditi da una classe politica che la sta portando al predissesto, una sorta di concordato preventivo, anticamera del fallimento. Non solo. Se la svendita delle farmacie non dovesse riuscire o non dovesse racimolare quanto necessario a coprire anche gli ulteriori buchi che stanno arrivando come tegole la sorte di Di Girolamo è segnata: commissariamento e nuove elezioni, perché la dichiarazione di predissesto è una sorta di patteggiamento. Un percorso che però, come tutti i concordati, potrebbe concludersi con una dichiarazione di “bancarotta fraudolenta”.

Dice la sua anche il capogruppo comunale di FdI, Marco Cecconi: “Nella migliore delle ipotesi i debiti dell’amministrazione Di Girolamo dovranno essere ripagati da tutti i ternani e per le generazioni a venire. Nella migliore delle ipotesi, l’unica strada che la giunta si appresterebbe a praticare per sottrarsi in qualche modo alla morsa impellente dei debiti già maturati e del disavanzo che si va a quagliare a breve con il consuntivo 2016 sarà quella, in termini tecnici, del “predissesto finanziario”, sempre che il rimedio, norme alla mano, non si riveli peggiore del male. Nella migliore delle ipotesi, “grazie al predissesto” la giunta in carica eviterebbe al Comune l’alternativa obbligata del default e, più che altro, eviterebbe a se stessa di decadere, per fare posto al commissario prefettizio. Gli artefici di un simile disastro hanno negato l’evidenza fino all’ultimo, in questa consiliatura. Bilancio di previsione dopo bilancio di previsione, assestamento dopo assestamento, consuntivo dopo consuntivo. Nonostante tutte le censure mosse dai revisori dei conti e tutte le istanze di cambiamento di rotta avanzate dalle opposizioni, inascoltate. L’immondizia dei conti sommersi tra il Comune e le sue partecipate ha fatalmente debordato, facendo emergere debiti pluriennali a carico dell’Ente. Fornitori mai pagati; immobili messi in vendita sulla carta a cifre risibili; crediti inesigibili da secoli che si è volutamente tardato a cancellare per fingere il pareggio. Tutti artifizi destinati ad avere vita breve, mentre invece nella migliore delle ipotesi ci vorranno vent’anni per ripianare i debiti. Un’ipoteca pesantissima sul futuro in termini economici, a cui vogliamo credere che i ternani sapranno rispondere con un riscatto politico”.

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Andrea Giuli
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