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Comune di Terni e predissesto, lettera-bomba di 4 consiglieri del Pd

Terni Politica

Comune di Terni e predissesto, lettera-bomba di 4 consiglieri del Pd

Andrea Giuli
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A.G.

TERNI – Tracannare, abbozzare, ingozzare lealmente va bene. Ma, ad un certo punto, a tutto c’è un limite. Adelante, ma con giudizio.

Crepe E così, dopo l’ennesimo consiglio comunale-assedio sulle questioni del predissesto, terminato con la solita imperturbabile “iniezione” del sindaco e con il solito serrare i ranghi della maggioranza, qualcosa comincia, proprio tra gli scranni di quest’ultima, ad incrinarsi. Magari (anzi probabile) non succederà nulla di fatale, ma, evidentemente, anche dopo l’addio del capogruppo Pd, Cavicchioli, da qualche parte il “fortino” comincia a cedere. In queste ultime ore, vari sono i segnali in tal senso. Chiamiamoli pure crepe, avvertimenti, sfinimenti:

La bomba dei quattro consiglieri Anzitutto, la lettera-comunicato che quattro consiglieri comunali del Pd hanno diffuso ai media sabato mattina: “In un momento così serio e cruciale per il destino del Comune di Terni – scrivono Michele Pennoni, Renato Bartolini, il subentrato Gianfranco Teofrasti e Alessandra Pantella – rimaniamo sconcertati di come il terremoto determinato dalle dimissioni per motivi politici dell’ex capogruppo del Partito Democratico – dimissioni non solo da guida del Pd e della maggioranza ma addirittura da consigliere comunale – non abbia suscitato una reazione pubblica da parte di nessuna figura del partito o dell’amministrazione. Come può lasciare indifferenti la fuga da – testuali parole di Cavicchioli nella sua lettera di dimissioni  – “questa fase” politica da parte di chi per un anno intero si è fatto garante e ha ispirato, difeso, coordinato il consenso su un piano di riequilibrio finanziario le cui fragilità si mostravano sin dai primi istanti e che impegnava il consiglio ad un certo tipo di patto con la città? Un abbandono di questa portata non può non mettere in discussione chi ha condotto operativamente questo percorso e anche gli itinerari sino a qui prospettati. Per ritrovare una motivazione che ci spinga a proseguire a riprendere qualsiasi passo e assumere qualsiasi tipo di decisione in merito agli scenari futuri, è a questo punto imperativo immediato e categorico fermarsi, fare chiarezza sulle situazioni esistenti e valutare tutte le ipotesi presenti sul tavolo, con relative e dettagliate implicazioni e conseguenze, per avere una nuova visione della nostra città”.

Parole pesanti Parole calibrate ma pesanti, non molto dissimili rispetto a quelle pronunciate dai banchi delle opposizioni nella giornata di venerdì. Un attacco, neppure tanto velato, probabilmente all’assessore comunale al Bilancio, Piacenti (della “covata” dell’ex Socialista Cavicchioli), ovvero a chi “ha condotto operativamente questo percorso”. Una critica, neppure tanto criptica, al sindaco e ai nuovi vertici elettivi del Pd ternano. L’addio, nel momento topico, di quello che viene considerato uno degli artefici del piano di riequilibrio già pluribocciato dagli organismi preposti – cioè l’ex capogruppo democrat – punge nel vivo. Fa male a chi è rimasto a reggere la zattera digirolamiana con eroico cipiglio. Anzi, lo stesso sindaco, nelle seduta di venerdì, ha invece brevemente e solennemente ringraziato Cavicchioli per quanto fatto. Formidabile.

Bocce ferme E dunque, la “minaccia” appare concreta: la maggioranza deve votare nelle prossime settimane variazioni di bilancio, nuovi piani di predissesto con il sulfureo fondo di rotazione, debiti fuori bilancio. Se si vuole il centesimo “sacrificio” – sembrano intendere i quattro consiglieri di cui sopra – questa volta i silenzi, le vaghezze e le tattiche dilatorie non bastano più. Peraltro, ad oggi, i consiglieri di maggioranza discutono di qualcosa che non hanno nelle mani: non un documento, un foglio, una tabella, una simulazione, un calcolo ipotetico rispetto a possibili, imminenti soluzioni alternative sul predissesto.

Zingarelli Del resto, qualcosa effettivamente vacilla, se poco fa un giovane, composto e in genere silente consigliere del Pd come Andrea Zingarelli dichiara a lanotiziaquotidiana.it: “Così come ho sostanzialmente detto in consiglio, a questo punto, per quanto riguarda l’iter e le formule del piano di predissesto nulla deve essere dato per scontato o a scatola chiusa. Io sto cercando di portare tale dibattito il più possibile dentro il mio partito, perché vorrei che certe responsabilità, contabili e politiche, fossero condivise da tutta la comunità”. Un messaggio educato, ma chiaro.

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