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“Colors”, musica senza barriere nell’album d’esordio di Sara Jane Ceccarelli

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“Colors”, musica senza barriere nell’album d’esordio di Sara Jane Ceccarelli

Emanuele Lombardini
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Sara Jane Ceccarelli (foto Ruspi)

GUBBIO- Dall’elettronica più spinta, quasi al confine col trip hop, al dream pop, passando per il tango, sino al riarrangiamento in chiave elettronica di successi del passato. Il disco d’esordio di Sara Jane Ceccarelli “Colors- Story of a girl who wanted to record an album”, arriva a 36 anni, dopo una carriera ricca di collaborazioni e lunga di esperienze.

Della cantautrice eugubina avevamo già parlato in occasione di “Rescue yourself”, il singolo che lanciava l’album, ma è solo una delle tracce di un lavoro interessante, lontano, lontanissimo dal concetto di mainstream e commerciale, ma che mette in risalto la poliedricità di una interprete la cui maturazione artistica è ormai piena, dopo  un percorso che l’ha vista anche fare corista di Francesco De Gregori nell’ultimo disco  “Amore  e Furto – De  Gregori canta Bob Dylan” e persino l’attrice nello spot  Missoni uscito a fine 2015 per la  regia del premio Oscar Paolo  Sorrentino.

LEGGI: “RESCUE YOURSELF, L’ESORDIO DI SARAH JANE CECCARELLI”

Un disco “vetrina” che la vede collaborare con firme prestigiose come la pianista danese Anne Geertsen, concertista emergente fra le più apprezzate d’Europa, che si è formata in Italia, al conservatorio di Santa Cecilia e che scrive i testi di due canzoni in questo disco; Andrea Satta dei Tetes de Bois, che canta con lei la cover di “Winter Lady” di Leonard Cohen la cui traduzione in italiano a cura dello stesso Satta si incastra nell’originale inglese, oltre a protagonisti della scena jazz come il sassofonista Vicenzo Vicaro e il pianista Angelo Oliveri e della scena indie e world music come Daniele Di Pentima che suona le tabla indiane in “Be Human”. Con lei suona fra l’altro il fratello Paolo.

Anticonvenzionale. Diciamolo subito, è un disco che spiazza. L’orecchio pop farà fatica ad arrivare in fondo, ma se ne avrà costanza, come ha fatto chi scrive, entrerà in un mondo fantastico, quasi metafisico, fatto di arrangiamenti minimali, atmosfere psichedeliche, lingue e mondi che si incrociano, come le sue tante vite artistiche. Compresa quelle dei primi anni, quando col trio vocale made in Gubbio de “Le core” arrivò fra 16 finalisti di Musicultura con “La valigia dello straniero”. Claudia Fofi, eugubina come lei, la ritroviamo come autrice di “Tango para decirte adios”, dove le sonorità latina si appoggiano su un delicato tappeto elettronico.

Il mondo in un disco. Il viaggio, le culture, gli idiomi, l’emigrazione, l’arricchimento da ciascuna esperienza hanno sempre caratterizzato il mood artistico e non solo della cantante umbro-canadese, tanto che ora nei live si esibisce in dieci lingue ed una grande varietà di generi: la morna capoverdiana, samba e choro brasiliani, il tango, canti  popolari balcanici, la  chanson  francese,  classici italiani oltre a jazz e blues.

Musiche contemporanee, come in “Nothing really ends before we die”, che strizza l’occhio perfino all’EDM  di qualità e dove il testo è un inno alla vita (“nothing really ends before we die, so I guess we’ve still got a little time” ovvero  “Nulla finisce davvero finchè moriamo, per cui immagino abbiamo ancora un po’ di tempo”); ma anche atmosfere quasi fiabesche – ma sempre con un inserto elettronico-  come in “The Man who drew bodies In the water”, dedicato al pittore romano Nicola Rotiroti, noto per i suoi dipinti deformi di corpi immersi nell’acqua.

O sfide interessanti, come il riprendere in chiave elettronica brani che erano nati su una sponda completamente opposta: è il caso di “Only me (and who doesn’t bother me)” che nasce in italiano e jazz; oppure inserire in un disco fatto di sonorità alternative un pezzo voce e pianoforte  (è il caso della titletrack). “Be human”, l’ultima traccia ufficiale, è un delizioso mix di world music e dream pop, mentre “Il buco nel cuore”, inserita quasi come bonus track, è un pezzo musicato da Bruno De Franceschi su un testo del poeta milanese Carlo Porta. L’altro omaggio è quello a Sting, di cui Sara Jane Ceccarelli ricanta “Tea In The Sahara”, sempre con l’elettronica a fare da contrappunto ad atmosfere velate di mistero. Il disco è ascoltabile qui sotto.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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