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Città di Castello, rissa a scuola. Feriti tre studenti e un docente

Cronaca e Attualità

Città di Castello, rissa a scuola. Feriti tre studenti e un docente

Alessandro Minestrini
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CITTÀ DI CASTELLO – Tre studenti e un insegnate sono rimasti feriti a seguito di una rissa avvenuta all’interno dell’istituto Patrizi-Baldelli-Cavallotti di Città di Castello nella mattinata di lunedì scorso. La situazione è degenerata al termine di un diverbio non di carattere razziale fra quattro studenti egiziani, rifugiati politici ospitati in città, e un loro colleghi tifernate, tutti minorenni. Subito sono stati chiamati i carabinieri per riportare la normalità. Prima dell’arrivo dei militari, un docente che tentava di sedare gli animi è stato colpito nella zuffa, riportando così la frattura di un dito. I quattro feriti sono stati portati presso il locale ospedale per essere medicati.

Lettera della preside La dirigente dell’istituto Anna Rita Benedetti ha affidato a una lettera aperta pubblicata sul sito della scuola la propria amarezza per l’accaduto: “Mi rivolgo a tutti coloro che con umanità e sensibilità possono comprendere quanto accaduto ieri nella nostra scuola – scrive la professoressa Benedetti -Una parola sgarbata, una risposta altrettanto offensiva hanno scatenato reazioni incontrollate nel gruppo di alunni coinvolti e, prima che si potesse fermare la sequela di aggressione/difesa, due alunni e un docente hanno subito lesioni. Il tutto in pochi minuti. Mi domando, come responsabile della scuola, e ci siamo interrogati anche con i docenti, se abbiamo fatto tutto il possibile per prevenire un tale evento. L’accaduto assume una sfumatura particolarmente delicata in quanto sono coinvolti quattro studenti di nazionalità egiziana, immigrati senza famiglia, giunti con i famigerati “barconi”. Se inquadriamo il fatto nella situazione generale dell’accoglienza degli immigrati in Italia, possiamo comprendere le reazioni degli alunni, dei genitori e la possibile strumentalizzazione a vari livelli delle problematiche emerse. La mia interpretazione rimane esclusivamente nei confini della mia competenza, nella scuola siamo prima di tutto educatori e accogliamo tutti offrendo a ciascuno il servizio scolastico che riteniamo idoneo alla crescita e alla formazione dell’uomo e del cittadino. Pertanto, se torno indietro e mi interrogo sulle azioni attivate per favorire l’integrazione e la formazione dei miei studenti, posso in coscienza affermare che, con l’aiuto e la collaborazione di tutto il personale della scuola, con la collaborazione delle famiglie e delle comunità di accoglienza, con la collaborazione degli Enti locali e di associazioni del territorio, oltre che delle realtà produttive, abbiamo davvero fatto il possibile per la formazione umana e professionale dei nostri alunni. Eppure l’accaduto mi fa riflettere, ci fa riflettere sui limiti delle nostre azioni, sulle reali possibilità della scuola come “ammortizzatore sociale”, sulle nostre capacità di analisi e di intervento in situazioni così complesse e delicate, nelle quali siamo messi di fronte alla gestione di giovani personalità traumatizzate, di cui non conosciamo la cultura e i valori e che non comprendono la nostra cultura e i nostri valori. La pedagogia interculturale ci viene in aiuto, ma come tutti gli interventi educativi richiede tempo e condizioni ideali per poter raggiungere gli scopi, che tutti ci auguriamo, di integrazione e sviluppo armonico delle relazioni interculturali. Nel frattempo nelle nostre scuole tutti ci adoperiamo per creare il clima di accoglienza delle diversità, per sostenere lo sviluppo dei nostri studenti e per arginare e compensare quanto di negativo ostacola la serenità delle nostre aule: conflitti sociali, svantaggi individuali, traumi e sofferenze di cui purtroppo una parte dei nostri alunni, tra cui alcuni stranieri, sono portatori. Gestire le tensioni e le dinamiche relazionali richiede un grande impegno e una piena dedizione a tutti gli operatori scolastici e affermo pubblicamente che tutti gli adulti della mia scuola, ognuno secondo il proprio ruolo, si sono dimostrati impegnati nel loro compito educativo. Chiedo a tutti coloro che leggono, e che possono comprendere, di sostenere la scuola nel suo lavoro quotidiano, soprattutto nei momenti come questo in cui emergono le difficoltà e di collaborare alla formazione dei nostri giovani, evitando di inasprire le conflittualità e cooperando in tutte le sedi per creare un clima sociale positivo. In realtà è solo con l’esempio che possiamo incidere efficacemente e permanentemente nella formazione delle nuove generazioni, quindi tutti dobbiamo assumerci la responsabilità adulta di essere il modello cui i giovani si possano ispirare per la loro crescita.”