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Città di Castello, insediato il vescovo Paolucci Bedini, “in persona episcopi” con Gubbio

Dentro un Duomo stracolmo avvenuto l’atteso passaggio del pastorale, per il novantunesimo vescovo

CITTA’ DI CASTELLO – Dal 18 giugno le diocesi di Gubbio e Città di Castello diventano di fatto una sola, rette in persona episcopi dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, già titolare di Gubbio.

Il percorso di avvicinamento

Le tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano Paolucci Bedini sulla Via di Francesco verso Città di Castello sono iniziate con un gesto simbolico e una preghiera davanti alla “Porziuncola eugubina”, come il vescovo emerito di Gubbio mons. Mario Ceccobelli aveva ribattezzato la chiesetta di Santa Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra il Santo assisano e il lupo, oltre che sede una delle prime fraternità francescane già dal 1213.

Poi le varie tappe lungo l’itinerario che collega le ultime parrocchie sul territorio diocesano di Gubbio – Loreto e San Benedetto Vecchio – fino ai confini con la diocesi di Città di Castello, a tre chilometri da Pietralunga, dove si trova da qualche anno una piccola edicola votiva con la statua di sant’Ubaldo, vescovo e patrono eugubino. Lì c’è stato l’incontro con il vescovo emerito della diocesi tifernate, mons. Domenico Cancian, che poi ha proseguito con don Luciano il cammino fino a Pietralunga, meta finale della prima giornata di cammino.
La destinazione ultima del cammino, con arrivo nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, è il convento degli Zoccolanti a Città di Castello.
La solenne giornata di festa è cominciata intorno alle 16.30 nel Santuario della Madonna delle Grazie, venerata come la “patrona di Città di Castello” dal 1783. E’ stata la prima chiesa visitata dal nuovo vescovo, che ha voluto ripercorrere le gesta di monsignor Domenico Cancian, anch’esso arrivato in questo santuario all’inizio del suo ministero pastorale (era il 23 settembre 2007).

A piedi fino al Comune

Dopo un’intima preghiera di fronte all’immagine sacra della Madonna il presule – percorrendo a piedi via XI settembre, via Angeloni, piazza Matteotti e Corso Cavour (scortato da tanti giovani e scout, lui stesso ne ha fatto parte) – ha raggiunto piazza Gabriotti, precisamente davanti al Palazzo comunale, dove ad attenderlo c’erano tutti i sindaci della Diocesi (Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide e Lisciano Niccone) compreso quello di Gubbio, Filippo Mario Stirati.

Il saluto del sindaco

“Le rivolgo il più caldo saluto di benvenuto nella nuova casa spirituale dell’Altotevere umbro, al quale ha voluto indirizzarLa l’alto consiglio di Papa Francesco – ha esordito il sindaco tifernate Luca Secondi rivolto al monsignore – Il dono del Suo arrivo è un privilegio per la nostra intera comunità, così come lo è stato con il suo predecessore monsignor Domenico Cancian, che ringraziamo. Con Lei arriva fra di noi un presule di cui abbiamo già colto grande generosità, entusiasmo nell’amministrare, umiltà nel guidare, pacatezza nel riflettere, un modo estremamente giovanile di coinvolgere le persone e disponibilità all’ascolto. Per questo la Sua presenza fra noi sarà occasione quotidiana di stimolo e confronto, di reciproco consiglio e mutua esortazione al bene comune. Da oggi, anche grazie alla Sua presenza fra di noi, gli stessi rapporti istituzionali già ottimi con il Comune di Gubbio e tutto l’Alto Chiascio, avranno un nuovo impulso e daranno vita ad ancora più proficui risultati in molti campi della vita sociale dei nostri territori”.

Bedini ai sindaci

Ricambiando il saluto ai sindaci, che ha ringraziato, monsignori Paolucci Bedini, sempre in piazza, ha poi detto: “Il mio primo pensiero è di ringraziamento per l’accoglienza attenta e cordiale riservatami e per la quale già mi sento parte di questa comunità tifernate. Oggi ricevo una preziosa eredità, che mi auguro di saper custodire con prudenza e sapienza, e che comprende anche una esemplare esperienza di vicinanza e collaborazione tra Diocesi e istituzioni locali, ciascuno per la sua parte di competenza e insieme per l’unico bene comune. Mi inserisco volentieri in questa positiva condivisione di responsabilità. L’attualità che stiamo attraversando ci indica la necessità di intensificare ancor più questo camminare insieme, soprattutto per chi rischia di rimanere ai margini. Da parte mia vi assicuro la mia presenza e disponibilità per conoscere e affrontare insieme le questioni che riguardano il bene e la dignità della nostra gente. Grazie ancora per la vostra accoglienza e l’augurio piu’ sincero per il cammino che ci attende!”

L’ingresso in Duomo del vescovo

Dentro un Duomo stracolmo è poi avvenuto l’atteso passaggio del pastorale, lo stesso appartenuto al vescovo Cesare Pagani (il primo presule che nel 1972 resse entrambe le Diocesi) e al compianto monsignor Ivo Baldi Gaburri. Un passaggio di consegne, quello da Cancian a Paolucci Bedini, che l’attuale amministratore apostolico ha fatto “con grande stima, fiducia e profonda amicizia” nei confronti del nuovo arrivato. “Il pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni – ha aggiunto Cancian – è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore. In questo momento voglio abbracciare con gratitudine ogni Tifernate, specialmente le persone malate, i poveri, i giovani e le famiglie“.

!Il pastorale che passa da una mano ad un’altra – ha sottolineato il 91° vescovo di Città di Castello Luciano Paolucci Bedini nella sua omelia – non è un segno di potere, non segna una presa di possesso, ma la responsabilità di una guida e la presa in cura di tanti fratelli e sorelle, con il timore che questo porta con se, e non a nome nostro, ma solo in nome di Gesù unico vero e buon pastore di noi tutti“.

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