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Città di Castello, Fisa Dorelli chiude e trasferisce i lavoratori a Fossato: subito sciopero

Secondo i sindacalisti Slc Cgil e Fistel Cisl l'azienda ha mostrato Indisponibilità al confronto

CITTA’ DI CASTELLO – Trasferiti da Città di Castello a Osteria del Gatto (Fossato di Vico) la quarantina di lavoratori della ex Fisadorelli, che chiude in Alto Tevere e si sposta sulla dorsale appenninica, a circa 80 chilometri di distanza dalla sede storica. Hanno deciso di scioperare per 16 ore le maestranze della storica azienda del cartotecnica che dal primo gennaio prossimo saranno chiamati a sobbarcarsi le trasferte per raggiungere il proprio posto di lavoro oppure a licenziarsi.

Braccia incrociate non soltanto per la decisione dell’azienda, che oggi si chiama Industria Umbria spa, ma anche per l’atteggiamento della proprietà che, secondo i sindacalisti Slc Cgil e Fistel Cisl, ha mostrato Indisponibilità al confronto. In particolare, le maestranze e i loro rappresentanti chiedono all’azienda di “aprire il dialogo per arrivare a soluzioni diverse dalla chiusura della storica sede tifernate, meno traumatiche per le maestranze e che conservino anche quel grande patrimonio di professionalità che negli anni si è costituito a Città di Castello, da sempre punto di riferimento per l’industria cartotecnica umbra”.

Il nuovo sndaco

Il neo sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, martedì mattina ha raggiunto i cancelli dello stabilimento per incontrare i lavoratori, a cui ha manifestato la propria solidarietà. Della decisione della ex Fisadorelli e dell’impatto che il trasferimento delle produzioni avrà sulla quarantina di dipendenti e relative famiglie è stata informata la sottosegretaria Anna Ascani, raggiunta telefonicamente e informata della posizione dei lavoratori: “Ci hanno messo sulla strada, letteralmente, chiedendoci di sobbarcarci quasi 200 km al giorno per continuare a lavorare, ma chiunque – è  la posizione delle maestranze dell’Industria Umbria spa, può capire che per le nostre famiglie questo è assolutamente insostenibile”. Il tira e molla è iniziato.

 

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