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Cinecittà a Terni, la lettera-fantasma e i retroscena sulla trattativa arenata

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Cinecittà a Terni, la lettera-fantasma e i retroscena sulla trattativa arenata

Andrea Giuli
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TERNI – Il sogno, al momento svanito, lasciato morire e di fatto mai realizzato di avere una piccola Cinecittà sulle sponde del Nera, a Papigno. Una lettera, una interrogazione consiliare e la ricostruzione di chi c’era sui passaggi avvenuti fino ad un certo punto.

La Lettera L’eterna scommessa (sembra che ‘patata bollente’ sia meglio non dirlo) torna a galla in questi giorni con una lettera, datata 16 giugno 2016, di Cinecittà Studios spa, firmata dall’ad della società, Giuseppe Basso e indirizzata al Comune di Terni, nella persona dell’allora assessore alla Cultura, Armillei. Una missiva che richiedeva, in calce, anche un’altra firma – come per accetazione su una bozza d’accordo – , quella dello stesso assessore. Nella lettera, il dottor Basso scrive che, “a seguito degli incontri avvenuti e delle ipotesi di collaborazione tra la scrivente e il Comune, si rappresenta nella presente quanto concordato per le vie brevi” per “superare di comune accordo il contratto di affitto sottoscritto il 28 dicembre 2001 ed emendato il 31 gennaio 2005, sottoscrivendo contestualmente un nuovo accordo che consenta a Cinecittà Studios e al Comune di definire una diversa e unitaria gestione strategica del sito di Papigno”.

LA LETTERA DI CINECITTÀ STUDIOS 

L’accordo E quali sarebbero i punti fondanti e le iniziative congiunte di tale accordo? Nella missiva si legge di laboratori nelle scuole dedicati al cinema e realizzati da Cinecittà District Entertainment, anche con personale didattico selezionato in loco e adeguatamente formato; gli spazi del sito di Papigno continueranno ad avere una destinazione prioritaria per il settore cine-audiovisivo, nonché per attività culturali ed espositive, eventi e fiere commerciali a pagamento, e il Comune continuerà a collaborare con la Regione per le attività della Film commission; per le spese di gestione le parti concorderanno una mmigliore distribuzione dei costi per un presidio costante del sito. Detto ciò, le parti “concordano di giungere ad un accordo entro il 29 luglio 2016 di risoluzione consensuale del contratto e alla sottoscrizione del nuovo accordo”.

L’interrogazione Il gruppo consiliare comunale del M5S casualmente è entrato in possesso della lettera di Cinecittà Studio’s e, facendo riferimento al vecchio piano industriale presentato dalla società romana nel 2006 e al contenzioso civile attivato da palazzo Spada, ha preparato una interrogazione al sindaco se “sia vero che la nostra amministrazione non abbia dato disdetta secondo i tempi del precedente contratto con Cinecittà, scatenando poi il contenzioso;  di chiarire quali siano i progetti futuri che l’amministrazione ha su Papigno e se siano confermati i piani del bando esplorativo che vede la sua trasformazione in centro di sport acquatici ed altro; di chiarire se ci siano accordi con Umbria Film Commission e quali siano i piani per il rilancio del sistema cinema nella nostra città; di chiarire lo status ad oggi del contenzioso con Cinecittà”.

La ricostruzione dei protagonisti L’ex assessore Armillei, giubilato nei mesi scorsi, fu dunque per il Comune uno dei protagonisti principali che attivarono  e seguirono la trattativa con Cinecittà Studios e l’ad Basso. Da quello che trapela, la trattativa fra palazzo Spada e la società si stava chiudendo, con un memorandum di intesa in grado di riattivare la collaborazione e risolvere il contenzioso. Cinecittà, a quanto pare, doveva fungere come una sorta di incubatore-principe per micro imprese nel settore dei media e sarebbero stati utilizzati i fondi strutturali della Regione umbria (Fesr comunitari) riservati alle industrie della cultura e creative. In tal senso, vi era già un’intesa con la struttura tecnica competente della stessa Regione; quindi, maturò l’accordo con Audis, rete nazionale sulla rigenerazione delle aree dismesse, finalizzato ad un master plan sull’intero sito di Papigno. Non solo. Fu anche avviato concretamente un negoziato con la Facoltà di Architettura di Roma Tre per la relativa progettazione e la costituzione di tre pool dedicati. Negoziato avanzano con architettura Roma tre x pool progettazione. Il confronto per i fondi europei fu condotto dall’assessorato alla Cultura di allora con Baldino Di Mauro; il master plan per la rigenerazione dell’area era stato avviato con la dottoressa Teston di Audis e il coinvolgimento d ll’Ateneo romano fu discusso con il professor Passeri. A distanza di quasi un anno, quindi, che ne è di tutto ciò?

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Andrea Giuli
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