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Chiesa eugubina in festa per l’ordinazione sacerdotale di Fabricio Cellucci

Cronaca e Attualità

Chiesa eugubina in festa per l’ordinazione sacerdotale di Fabricio Cellucci

Redazione
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Con l’imposizione delle mani del Vescovo e di molti sacerdoti eugubini e non, nel pomeriggio di oggi il giovane Fabricio Cellucci è stato ordinato sacerdote della Chiesa eugubina. La celebrazione si è svolta in Cattedrale, con una folta partecipazione di fedeli, provenienti soprattutto da Umbertide.
Fabricio ha 29 anni e origini brasiliane. Adottato da una famiglia italiana fin dal secondo mese di vita, arriva da Velletri. E oggi erano presenti anche sacerdoti e conoscenti arrivati proprio dalla diocesi laziale.
Il suo cammino verso il sacerdozio è iniziato nel 2002 nel seminario di Anagni. Cellucci si è impegnato nel servizio pastorale prima nella diocesi di Velletri e, da tre anni, in quella eugubina, nelle parrocchie di Padule e di Cristo Risorto a Umbertide. Don Fabricio sarà il quarto sacerdote ordinato da mons. Ceccobelli, dopo Monfrinotti, Revelant e Bocciolesi. Ecco qui sotto il testo integrale dell’omelia del Vescovo.

“Carissimi, un fermento di esultanza, di gioia, di gratitudine aleggia tra le pareti della nostra cattedrale e pervade i nostri cuori. Dopo sette anni, il Signore questa sera ci fa un grande dono. Avremo un nuovo prete, Fabrizio: l’ultimo fu don Stefano ordinato il 20 settembre 2009.
Desidero, in questa omelia, condividere con voi due riflessioni: una riguarda Fabrizio e la sua nuova identità, l’altra riguarda voi, la vostra relazione con il prete, cosa potete o non potete chiedergli, che cosa dovete fare con lui e per lui.

Caro Fabrizio, tra poco, attraverso il rito dell’Ordinazione, tu sarai configurato a Cristo, la tua identità profonda non sarà più quella di prima.
Lo Spirito, invocato da questa assemblea e trasmesso dalla imposizione delle mie mani, scenderà su di te e ti trasformerà in Gesù.
Non è un gioco di prestigio, un atto di magia, ma una vera e propria opera creativa di Dio.
Questo evento però non avviene in maniera automatica, ma richiede la tua disponibilità e la tua accoglienza, che deve essere piena e per sempre, potrai così compiere le opere di Gesù, quelle che Egli stesso indicò proclamando il compimento della profezia di Isaia nella sinagoga di Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore . . . Allora cominciò a dire … Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi» (Lc 4, 18-21).
L’opera iniziata da Gesù continua nella storia attraverso la Chiesa, e oggi sarai anche tu a portarla avanti nella nostra comunità ecclesiale.
Caro Fabrizio, da oggi non ti apparterrai più, già alla tua ordinazione diaconale ti avevo esortato a vivere “il tuo esodo, l’uscita da te”, e ti dicevo che questa azione generosa e coraggiosa è necessaria per chi è stato chiamato a diventare nel mondo la presenza di Gesù, a compiere i suoi gesti salvifici e a proclamare la sua Parola.
Il diacono, come il presbitero, non appartiene più a se stesso.
Accogliendo il Sacramento dell’Ordine Sacro tu doni la tua vita alla Chiesa e la metti nelle mani del vescovo, che ti indicherà dove e come spenderla per il bene dei fratelli.
La Chiesa oggi ti genera come presbitero nell’anno Santo della Misericordia e questa felice coincidenza sarà un motivo in più per testimoniare al mondo l’Amore misericordioso del Signore, che diverrà concreto attraverso il tuo ministero presbiterale.
Ma prima di tutto dovrai tu accoglierlo pienamente per poi donarlo generosamente a tutti.
In questo giorno, unico della tua vita, mi preme ricordarti i tuoi compiti.
Innanzitutto dovrai coltivare la familiarità con la Parola di Dio, che dovrà essere il tuo pane quotidiano. La Parola, da te assimilata e meditata (ruminata), diventerà a sua volta cibo per i fedeli che sarai chiamato a guidare nel cammino di fede.
Per ulteriori approfondimenti relativi a questo impegno ti invito a meditare l’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium ai numeri 135 e seguenti dove il Santo Padre parla dell’omelia, e al n. 145 conclude con questo forte e severo richiamo:
“Un predicatore che non si prepara non è spirituale, è disonesto ed irresponsabile verso i doni che ha ricevuto”.
Esistono poi due servizi che solo tu, come presbitero, potrai svolgere.
Il primo è il dono del perdono dei peccati, che trasmetterai ai fedeli attraverso il sacramento della Riconciliazione; il secondo è l’Eucaristia, il pane della vita.
Ricordalo caro Fabrizio: non ci sono azioni più importanti di queste! Il perdono dei peccati e la celebrazione Eucaristica sono lo specifico del prete e tu oggi vieni ordinato per compiere queste due azoni, vitali per il popolo di Dio che ti sarà affidato.
Fa’ che la celebrazione della Santa Messa non sia mai banale, né sciatta, né celebrata frettolosamente.
Ricorda che in questo servizio tu sei il mediatore tra Dio Padre e il suo popolo, nella preghiera eucaristica sei tu che a nome dell’assemblea ti rivolgi al Padre.
La liturgia che presiedi si inserisce nella lode perenne al Dio del cielo e della terra. Non c’è azione più importante di questa che gli uomini possano compiere sulla terra.
Se la Santa Messa non può essere celebrata con dignità, con solennità e con la partecipazione del popolo è meglio non farla.
Con l’ordinazione entrerai a far parte della famiglia presbiterale, formata da coloro che come te hanno risposto alla chiamata e sono diventati la presenza di Gesù nel mondo.
Con loro dovrai collaborare nel servizio pastorale.
Nel documento programmatico per il primo decennio del terzo millennio i vescovi italiani hanno scritto: «I presbiteri devono valorizzare sempre più la loro missione di padri nella fede e di guide nella vita secondo lo Spirito, evitando con grande cura di cadere in un certo “funzionalismo”. In tal modo, sorretti dalla fraternità presbiterale e dalla solidarietà pastorale, essi potranno essere i servi della comunione ecclesiale, coloro che conducono a unità i carismi e i ministeri nella comunità, gli educatori missionari di cui tutti abbiamo bisogno» (Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000 -29 giugno 2001 -Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia).
Caro Fabrizio, fraternità presbiterale e solidarietà pastorale, queste parole dei vescovi considerale rivolte a te, cerca di viverle nel presbiterio diocesano e nel servizio pastorale.
Custodisci gelosamente il dono che oggi ricevi dalla Chiesa, che la tua vita sia un inno di gioia, il tuo essere prete si esprima nel servire e dare la vita per i fratelli.
Questo ti sarà possibile se coltiverai la preghiera quotidiana: quella dell’Ufficio divino e quella personale che unirà il tuo cuore con quello di Gesù, il vivente e il sempre presente alla tua vita.
Non manchi mai nel tuo quotidiano la compagnia materna di Maria, la Madre che Gesù ci ha consegnato come ultimo dono mentre stava morendo sulla croce.
Ti sia Madre premurosa e mediatrice della grazia di cui avrai bisogno per rimanere fedele alla tua vocazione.

La seconda riflessione è per voi, fratelli e sorelle, per voi che nel battesimo siete rinati come figli del Padre, cittadini ed eredi del Regno.
Vostro compito è cogliere nella persona del prete la presenza di Gesù, e quindi aprire gli occhi della fede per riconoscere in lui Gesù risorto.
Esigete dal sacerdote che vi doni Gesù: il suo cibo nell’Eucaristia e nella Parola, il suo perdono nel sacramento della confessione, il suo conforto nel momento della prova.
Ma ricordate anche che il prete rimane sempre una persona umana con le proprie fragilità e i propri peccati; anche lui ha bisogno di perdono, anche lui si confessa.
Papa Francesco più di una volta ha ricordato nelle sue catechesi che anche lui è un peccatore e che sperimenta il perdono e la misericordia del Signore nel sacramento della confessione.
Dunque così come il sacerdote è pronto a comprendervi e a sostenervi nelle difficoltà, siatelo anche voi nei suoi confronti.

Carissimi, per tutti noi raccolgo l’insegnamento che oggi Gesù fa risuonare in questa nostra cattedrale, come in tutte le chiese del mondo dove si celebra la Santa Messa: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35).
Il comandamento di Gesù è nuovo perché non ha come riferimento l’antica tradizione ebraica ricordata dal libro del Levitico: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lv 19,18).
L’amore di Gesù va oltre, lo ha dimostrato lavando i piedi agli Apostoli con un gesto di estrema umiltà, e lo mostrerà in pienezza offrendo la sua vita per i fratelli lasciandosi inchiodare sulla Croce.
Gesù indica ai suoi discepoli la vera via dell’amore, che dovrà essere prima di tutto rivolto a Dio, ma che sarà autentico se avrà come punto di riferimento concreto ogni fratello e sorella che incontreranno nel loro cammino.
Tutti sapranno che siamo suoi discepoli se avremo amore gli uni per gli altri. «Non basta essere credenti, dobbiamo essere anche credibili» (Rosario Livatino). Dio non si dimostra, si mostra.

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