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Ceneri industriali e acqua al manganese a Fabro, il ministro Galletti: “Necessaria indagine”

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Ceneri industriali e acqua al manganese a Fabro, il ministro Galletti: “Necessaria indagine”

Emanuele Lombardini
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Il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti

FABRO– Sarà presto attivata una indagine sulle tonnellate di ceneri industriali interrate nel sottosuolo di Fabro, per verificarne la quantità e il livello di tossicità umana. Lo ha comunicato il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, rispondendo alle interrogazioni presentate a Bruxelles dall’europarlamentare del Movimento Cinque Stelle Laura Agea e al Parlamento italiano dagli altri pentastellati Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella.

La vicenda. Una vicenda, quella di Fabro che si trascina da un trentennio, da quando cioè sono state interrate le ceneri nella zona industriale, sfruttando un vuoto normativo, colmato solo di recente dal decreto Ronchi, che aveva fissato paletti precisi sulle normative demandate alle regioni. Fra il 1998 e il 1990, nell’area industriale del comune orvietano,  costruita su un terrapieno furono riversate oltre un milione di tonnellate di ceneri di scarto dalle lavorazioni industriali derivanti dalla combustione del carbone prodotte dalla centrale Enel di La Spezia. Una superficie, quella ricoperta da ceneri, di circa 6 metri su un’area estesa 11 ettari. Oltre 50000 i camion che giunsero carichi di ceneri. Secondo i pentastellati Secondo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle nel sito di Fabro, “parte delle ceneri  vennero utilizzate per livellare i terreni su cui realizzare l’area artigianale”. In sostanza, un intero quartiere sarebbe stato costruito sulla zona.

Recenti indagini dell’Arpa (risalenti a fine 2015) certificarono la presenza di contaminazione di solfati, boro, manganese e tetracloroetilene,  con valori di radioattività rilevati compresi tra 0,1 e 0,4 microsievert/ora con una media di 0,14. Da qui la richiesta a fine 2015 dei Parlamentari grillini di nuove indagini. I tre deputati portarono ad esempio la centrale giapponese di Fukushima i cui valori radioattivi sono di 0,25. Dalla relazione dell’Arpa emergeva che per quanto riguarda i picchi “l’incremento è attribuile alla presenza di ceneri e materiale tufaceo affioranti, ma in entrambi i casi le concentrazione rientrano ampiamente nei valori di Clearance di riferimento e allo stato attuale non risulta evidenza di contaminazione di aria, acqua e suolo anche se non è possibile escluderla in futura qualora mutassero le condizioni di utilizzo del sito attraverso la rimozione dell’asfalto o lavori di escavazione”.

Furono anche realizzati dei pozzi per monitorare i valori. Acqua non utilizzata, in tutti questi anni, né per l’irrigazione né per essere bevuta ma comunque risultata contaminata dalle stesse sostanze. Una vicenda che finì più volte all’attenzione dei media, alla quale seguirono relazioni inviate alla Prefettura, al Comune di Fabro e alla Asl e poi appunto le interrogazioni parlamentari. Ora è arrivata appunto la risposta del Ministro Galletti  il quale ha dichiarato “la necessità di approfondimenti ed annunciato l’apertura di un’apposita istruttoria”. Le ceneri, peraltro, furono sversate non solo a Fabro ma anche a Città della Pieve, Panicale e Piegaro.

Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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