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Castiglione del Lago, mamma faceva prostituire figlia minorenne: si spalancano le porte del carcere

Politica

Castiglione del Lago, mamma faceva prostituire figlia minorenne: si spalancano le porte del carcere

Pierpaolo Burattini
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PERUGIA – I poliziotti della squadra mobile di Perugia sono andati a casa a prenderla e la hanno accompagnata a Capanne. Termina così, con la notifica di un provvedimento di esecuzione della carcerazione definitivo di 4 anni e 8 mesi, emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte di appello, la vicenda della mamma di Castiglione del Lago che faceva prostituire la figlia minorenne con suoi coetanei. Era il settembre del 2009, quando alla questura era arrivata notizia, tramite alcuni esposti, di un viavai sospetto di minori all’interno di un appartamento di Castiglione, dove risiedeva una coppia di disoccupati perugini con la propria figlia minorenne, oltre alla sorella e alla madre dell’uomo. All’inizio si pensò a un possibile luogo di spaccio di hashish. Dai primi servizi di appostamento e di osservazione effettuati dagli investigatori della Mobile, però, è immediatamente risultato chiaro che in quella casa si verificasse qualcosa di diverso e ben più grave. Gli agenti, infatti, avendo trovato il modo non solo di osservare gli avventori del posto ma anche di sorvegliare i luoghi, hanno potuto constatare che all’interno della casa, in realtà, avvenivano incontri sessuali tra giovani ospiti, minorenni, e due ragazze di circa 11 anni, la figlia dei padroni di casa, e una sua amica, sotto gli occhi della donna e secondo le sue “istruzioni”. La successiva attività d’indagine, con intercettazioni e le testimonianze di tutti i minori interessati, ha consentito di ricostruire uno dei casi che più ha sconvolto l’opinione pubblica locale degli ultimi anni. Dalle indagini della polizia emerse che la 40enne portava la figlia in una pista di pattinaggio e lì adescava i “clienti”. Alla prima occasione utile, i poliziotti hanno effettuato un blitz nell’appartamento, arrestando la donna in flagranza per il reato di violenza sessuale aggravata e mettendo al sicuro le due bambine. Dopo l’arresto, la 40enne è rimasta in custodia cautelare, prima in carcere e successivamente ai domiciliari, per circa 11 mesi in attesa della definizione del processo, che si è concluso lo scorso 20 maggio con la condanna. Inoltre, la donna è stata colpita da diverse sanzioni accessorie, quali: l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, l’interdizione perpetua dagli uffici di curatore e tutore, l’interdizione perpetua da incarichi, uffici, servizi in scuole ed istituti pubblici, la perdita della “patria potestà”, del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa.