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Caritas Terni, un anno di assistenza: “Sostegno materiale ma anche alla povertà del cuore”

Cronaca e Attualità Terni

Caritas Terni, un anno di assistenza: “Sostegno materiale ma anche alla povertà del cuore”

Emanuele Lombardini
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TERNI – Assistenza materiale, ma anche e soprattutto morale. La Caritas diocesana ha tracciato il bilancio dell’attività nel giorno della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, in un incontro alla Mensa San Valentino che è stata anche l’occasione per fare il punto sul concetto di accoglienza e misericordia a tutto tondo: “Siamo voluti venire qui – dice monsignor Piemontese, vescovo di Terni – perchè questo è il segno più evidente dell’impegno della nostra chiesa verso la povertà, visto anche che questa struttura è aperta dal 2001”.

Le cifre dell’assistenza. I numeri, prima di tutto. Freddi, ma non troppo, perchè come sottolinea il direttore della Caritas Ideale Piantoni: “si registra un aumento delle persone che ci chiedono aiuto”.  Le persone che si sono rivolte alle strutture della Caritas nel 2016 sono state 5833. I servizi offerti sono stati molteplici: 35000 pasti distribuiti alla mensa San Valentino; 83333 pezzi di prodotti alimentari distribuiti dall’Emporio della solidarietà di Terni  e di Amelia-Narni a 951 utenti che compongono 288 nuclei familiari. Delle 951 persone che hanno usufruito dell’emporio, 362 sono minori di cui 23 disabili. Dei 589 adulti, 73 sono disabili. Sono stati distribuiti 11381 capi di vestiario a 992 persone di cui 556 donne e 436 uomini; sono stati effettuati 788 colloqui al Centro di Ascolto, 212 colloqui effettuati nel carcere di Terni; infine 306 persone hanno usufruito del Servizio doccia, 281 uomini e 25 donne, 185 Italiani e 121 stranieri. Per l’emergenza freddo tutti i giorni quattro volontari sono sempre reperibili. Il numero delle persone assistite è di circa 15. Alla mensa San Valentino i pasti distribuiti nell’anno sono stati 35000. Le persone che usufruiscono del servizio quotidiano sono circa 80. Ma l’attività si sviluppa anche attraverso il centro di ascolto, a cui sono giunte 788 persone, italiane e straniere, che hanno bisogno di essere ascoltate ma che hanno chiesto anche aiuto materiale per i pagamenti delle bollette e spese varie.  A questo proposito, va detto che la Fondazione Carit  ha sostenuto con un contributo di 10mila euro il progetto Opere a sostegno della Caritas Diocesana “per Interventi di emergenza a favore  di persone e famiglie in stato di bisogno” che ha permesso di aiutare 103 persone, di cui 72 italiani e 31 stranieri. Poi c’è il progetto Affitti, che fornito un contributo un contributo di € 200 al mese per 12 mensilità a 25 nuclei familiari che si trovavano in condizioni di disagio sociale ed economico, con 27 nuovi contratti di locazione; la casa di accoglienza Parrabbi per soli uomini e quella Casa per la Speranza Santa Maria della Pace  accolgono rispettivamente 24 e 21 persone da tutto il mondo. Nel corso del 2016 sono poi stati accolti nel progetto per richiedenti asilo e rifugiati Sprar Narni un totale di 122 persone (compresi minori non accompagnati), ospitate presso degli appartamenti situati a Narni, Amelia, Guardea, Lugnano in Teverina, Attigliano; quello di Terni (compresi minori non accompagnati e con disagio mentale) 98.  Sul fronte degli sbarchi, nel 2016 sono state accolte 294 persone, di cui 33 donne e 261 maschi, dato in aumento rispetto agli ultimi due anni. Infine, i colloqui in carcere che impegnano 5 volontari due volte a settimana, sono stati 212.

Povertà del cuore. L’incontro è stata anche l’occasione da parte della Caritas per rispedire al mittente le critiche relative alle persone assistite. Il riferimento particolare era alla mensa dei poveri: “Quando uno viene da noi perchè chiede un pasto caldo – ha sottolineato il vescovo monsignor Giuseppe Piemontese– non gli chiediamo il Cud: noi accogliamo tutti, senza differenze”. Concetto che spiega meglio don Paolo Carloni, vicario diocesano per la carità: “Magari alcuni non hanno bisogno materialmente di un pasto caldo, ma vengono perchè sono soli, hanno bisogno di parlare, di confidarsi. E l’assistenza morale, la capacità di ascoltare queste persone, è altrettanto importante, se non di più. Al di là della povertà materiale, i volontari della Caritas danno risposte alle povertà del cuore, alla solitudine interiore, a tutta quella povertà che è ancora più profonda perchè non si vede. Oltre a dare loro un pasto caldo, cerchiamo di capire di cosa hanno bisogno e magari se è possibile, aiutarli ad arrivare a trovare le risposte”. Una povertà, quella nascosta, quella del cuore, diventata ancora più importante con la crisi che imperversa: “Abbiamo vecchi poveri, ma anche nuovi poveri – dice il direttore della Caritas Ideale Piantoni– che sono uomini che sono rimasti soli a dover mantenere una famiglia e non hanno più il lavoro, gente che non riesce a pagare più le bollette o le spese mediche, famiglie numerose. Chi viene da noi, purtroppo sempre di più, cerca un contatto umano oltre all’aiuto materiale”.

Quello stesso contatto umano che è diventato importante anche per i tanti senza tetto assistiti in questi giorni dal progetto emergenza freddo: “Anche se questa gente è sola e ha bisogno, difficilmente accetterà un aiuto se non vi rivolgete a loro con un sorriso”, dice Ideale Piantoni.

Nadia Agostini, vicepresidente dell’Associazione San Martino, che gestisce le opere segno della Caritas diocesana, si è invece soffermata sul discorso dell’assistenza in carcere: “La dignità della persona è al di sopra di tutto – dice – anche dietro alle sbarre. A noi non interessa che tipo di reati hanno commesso, per quelli c’è la giustizia. A noi interessa che molta di questa gente non ha nessuno con cui parlare che non siano avvocati, carcerieri o compagni di cella. Molti sono stati abbandonate dalle famiglie. Per questo abbiamo creato un centro di ascolto in carcere: noi siamo lì due volte a settimana e ogni volta i detenuti ci chiedono ‘Quando tornate, quando possiamo parlare con voi?’ e con noi si aprono, si confidano, ci dicono cose che non dicono per esempio agli psicologi o alle persone che sono pagate lì per assisterli. Si confidano con noi perchè sanno che noi siamo volontari e siamo lì aprendo il cuore, non perchè lo facciamo di lavoro. E oltre a questo forniamo anche assistenza materiale: spesso, col taglio delle forniture, non arriva più nemmeno il necessario per lavarsi, o un cambio d’abito. Noi provvediamo anche a questo”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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