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Carcere di Terni, nasce un luogo per l’incontro tra i minori e genitori reclusi

Cronaca e Attualità Terni

Carcere di Terni, nasce un luogo per l’incontro tra i minori e genitori reclusi

Andrea Giuli
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TERNI – Piccole, grandi idee che cercano di superare in qualche modo le barriere della vita, anche in contesti difficili e particolari.

La stanza Il carcere di Terni, diretto da Chiara Pellegrini, e la locale sezione del Soroptimist, presieduta da Anna Rita Manuali, hanno avuto una idea e l’hanno finanziata: da lunedì prossimo, 18 settembre, sarà possibile per i figli minori che hanno un genitore recluso nella casa circondariale di Sabbione avere un “luogo” per poter parlare con il proprio papà. Lunedì sarà, appunto, inaugurata la stanza di colloquio per i minori con il genitore recluso.

Inaugurazione Il progetto sarà presentato dalla direttrice del carcere e dalla presidente del Soroptimist in una apposita occasione pubblica pomeridiana, il tradizionale taglio del nastro sara affidato ad alcuni bambini i cui padri sono costretti nella caca circondariale. Al termine della cerimonia, gli ospiti – autorità ed ospiti esterni – saranno ricevuti nel cortile interno per un brindisi allestito dai ragazzi dell’istituto alberghiero “Casagrande” di Terni.

Chiara Pellegrini

Chiara Pellegrini

Il progetto Il progetto della stanza è opera (gratuita) dell’architetto Claudia Grisogli e i lavori sono stati interamente eseguiti dai detenuti che curano la manutenzione del fabbricato e che hanno realizzato le opere di muratura, falegnameria, pittura e impiantistica, gli arredi in legno e l’affresco. I tavoli sono stati realizzati su disegno di Fabiola Vitale.

Sensibilizzare la città “Lo spazio – si legge in una nota congiunta della direzione del carcere e della presidenza del Soroptimist – è stato pensato per i minori che ogni volta varcano la soglia del carcere per incontrare il papà e rappresenta una risposta ai loro bisogni di bambini e di figli. È un progetto di sostegno alla genitorialità: una stanza a misura di bambino il cui scopo non è distrarre i piccoli dalla realtà e dalla relazione col genitore, ma al contrario è portarli su quella relazione che deve essere favorita in ogni modo; sulla necessità, durante la detenzione di un genitore, di curare le relazioni familiari e di tutelare il diritto del bambino alla continuità del legame affettivo. Su questo la città va sensibilizzata”.

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Andrea Giuli
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