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Camera commercio Terni, il presidente Flamini: inevitabile l’accorpamento con Perugia nel 2017

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Camera commercio Terni, il presidente Flamini: inevitabile l’accorpamento con Perugia nel 2017

Andrea Giuli
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TERNI – All’indomani dell’assemblea generale dei presidenti delle Camere di commercio svoltasi ieri, mercoledì 7 agosto, a Milano, il presidente dell’Ente camerale ternano, Giuseppe Flamini, fa il punto sul processo di riforma che sta interessando questa parte di pubblica amministrazione:

Giuseppe Flamini

Giuseppe Flamini

“Il decreto di fine agosto segna l’inizio di un percorso: lavoreremo per giungere alla Camera di commercio unica, salvaguardando i servizi alle imprese e la specificita’ dei territori. Lo schema di Decreto di riforma della Camere di commercio approvato lo scorso 25 agosto dal Consiglio dei ministri ha confermato l’importanza degli enti camerali per lo sviluppo e la promozione del sistema delle imprese e delle economie locali, in un quadro di razionalizzazione dei costi, di grande attenzione all’efficienza e alle esigenze e ai bisogni delle imprese. Oltre a prevedere funzioni ormai consolidate, come il Registro imprese, le attività e i progetti per la competitività delle imprese e del territorio, compresa l’internazionalizzazione, l’informazione economica e statistica, i compiti di regolazione del mercato – spiega il presidente della Camera di commercio di Terni –, il decreto ne potenzia alcune, sulle quali il nostro Ente, peraltro, aveva già iniziato da anni a operare. Si tratta, ad esempio, dell’orientamento al lavoro e alle professioni, dell’inserimento occupazionale, ma anche della promozione del turismo e del patrimonio culturale. Questo in considerazione della notevole valenza economica di questi due settori, in Italia come sul nostro territorio. Le Camere di commercio potranno inoltre svolgere, nella logica della sussidiarietà, attività di supporto e assistenza alle imprese in regime di libero mercato. Novità che le avvicina ai sistemi camerali europei più avanzati. Ribadite inoltre le misure di forte razionalizzazione, con la riduzione delle Camere di commercio italiane da 105 a 60, la diminuzione del 50% del diritto versato dalle imprese, l’introduzione della gratuità degli incarichi per i componenti degli organi collegiali; grande attenzione poi sugli asset immobiliari e partecipativi non strettamente necessari alle finalità istituzionali. L’accorpamento sarà obbligatorio per le Camere di commercio con meno di 75mila imprese/unità locali. Da questo punto di vista la Camera di commercio di Perugia, con oltre 80mila unità locali di impresa, potrebbe non fondersi con altre Camere. Tuttavia, la Camera di commercio di Terni, con circa 26.000 unità locali, non potrà continuare a rimanere autonoma sul territorio provinciale così come è oggi costituito. La direzione dell’accorpamento con la circoscrizione territoriale di Perugia a formare la Camera di commercio dell’Umbria assume quindi concretezza.
Si tratta però di un processo che richiede grande attenzione a molteplici aspetti, da quello primario della garanzia dei servizi per le imprese del territorio a quello della rappresentatività, passando per il delicato nodo della riconversione delle professionalità esistenti su compiti innovativi. Quello iniziato il 25 agosto si può definire l’inizio di un percorso, anche dal punto di vista amministrativo: lo schema di decreto diventerà definitivo dopo i previsti pareri e quindi non prima del tardo autunno. Dopodichè, per la sua attuazione saranno necessari altri passaggi formali che si concluderanno nel corso del 2017. Questo tempo sarà prezioso per la situazione umbra per lavorare con determinazione affinchè si mantenga l’identità dei territori, ma anche la quantità e la qualità dei servizi erogati. Certamente la forte riduzione del diritto annuale (per la Camera di commercio di Terni pari a circa 1, 7 milioni di euro) obbliga a valutare ogni possibile forma di economia di scala nell’erogazione del servizi, ma conto molto sulla capacità progettuale della struttura. La riforma ci ricorda che occorre poi rinsaldare ancora più fortemente il dialogo ed il legame operativo con la Regione Umbria. Vista l’attenzione posta dal decreto sui costi di struttura, è comprensibile la forte preoccupazione di personale e sindacati sul fatto che questa riforma sia concretamente realizzabile senza compromettere organici che negli ultimi anni hanno visto solo fuoriuscite di personale e nessuna nuova assunzione. Noi non possiamo che guardare con grande attenzione a questo tema, così come ci chiedono anche le organizzazioni sindacali”.

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Andrea Giuli
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