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Caccia al cinghiale in Umbria, adesso arrivano nuove regole anche per abbatterli

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Caccia al cinghiale in Umbria, adesso arrivano nuove regole anche per abbatterli

Redazione
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PERUGIA  – Misure immediate “per porre fine ad una situazione di non governabilità” ed altre in arrivo entro aprile, per essere inserite nel prossimo calendario venatorio: secondo l’assessore regionale Roberto Morroni, che ha le deleghe a Politiche agricole e Caccia, la questione del contenimento di questi animali “non è più rinviabile”. E così mercoledì mattina ha presentato alla stampa, dopo averli anticipati alla Consulta faunistico-venatoria, i provvedimenti urgenti approvati dalla Giunta regionale in materia di fauna selvatica. Tra questi, la possibilità per gli agricoltori di intervenire più tempestivamente, i cambi nell’assegnazione delle zone alle squadre, gli interventi anche nelle aree protette e l’ allineamento della stagione venatoria con quella delle regioni limitrofe.

Salvaguardia Obiettivo, quello di prevenire danni all’agricoltura e salvaguardare la sicurezza visto che lo scopo, ha spiegato l’ assessore e vice presidente della Regione, “è di salvaguardare l’attività di caccia al cinghiale”. “Che coinvolge – ha aggiunto – circa 10 mila umbri, ma rendendola armoniosa con altre esigenze, d’ impresa e di tutela dell’ incolumità pubblica”. Morroni, nella sala Fiume di Palazzo Donini, ha illustrato i provvedimenti immediati e subito operativi. Prima di tutto quello sulla modalità di intervento per gli agricoltori in possesso di licenza di caccia, visto che viene ampliata da parte loro la possibilità degli abbattimenti. In caso di invasione di cinghiali, infatti, gli agricoltori umbri potranno imbracciare il fucile quattro ore dopo aver avvertito l’Atc (Ambito territoriale di caccia), se questo ancora non è intervenuto. C’ è quindi – è stato spiegato – un “sostanziale” mutamento di tempistiche rispetto a quelle attuali (48 ore).

Guardia Nelle ore notturne, inoltre, sarà sufficiente la presenza di una guardia venatoria (due in precedenza). Altro aspetto indicato da Morroni è la modifica regolamentare in merito alle modalità di individuazione dei cacciatori per il pronto intervento da parte degli Atc. Così – ha spiegato – la parola “prioritariamente”, in merito al fatto di rivolgersi prima alla squadra che opera nel territorio, sarà sostituita da “anche”, consentendo quindi agli Atc di prendere i cacciatori dagli elenchi di quelli abilitati. Infine Morroni ha ricordato di avere indirizzato una lettera ai presidenti degli Atc umbri raccomandandosi di concentrare le azioni di contenimento dei cinghiali dove è necessario e quindi dove è più significativo lo scarto tra gli abbattimenti programmati e quelli fatti. Un pacchetto di proposte più ampio, ha poi assicurato l’ assessore, sarà formalizzato entro aprile ed in vista della prossima stagione venatoria. La prima volontà dell’assessorato è di portare l’ inizio della stagione di caccia al 1 novembre e non più un mese prima.

Obiettivo L’ obiettivo è di allineare il periodo di caccia al cinghiale in Umbria con quello di regioni come Marche e Toscana, da novembre al 31 gennaio, “così da evitare la migrazione spontanea degli animali nei luoghi dove la caccia è chiusa” ha spiegato Morroni. Novità in arrivo, ha inoltre annunciato l’ assessore, anche sulla modalità di assegnazione delle zone alle squadre, sulla ridefinizione delle aree vocate e non (dove non deve stare il cinghiale) e su come intervenire nelle aree protette come oasi e parchi naturali.

Cambio Infine, l’assessore ha comunicato che in vista “c’ è un cambio di passo” pure sul fronte della carne di cinghiale. È infatti al vaglio un progetto per la filiera corta di questa carne, per migliorarne la qualità e sulla base delle esperienze di altre regioni. Morroni, presentando le misure, ha anche ricordato i numeri del fenomeno cinghiali “che è ormai esploso” con i dati relativi agli abbattimenti e ai risarcimenti dei danni pagati dai tre Atc umbri. Nell’ Atc 1 (Perugino e Alta Umbria) nel 2019, a fronte degli 11.375 cinghiali individuati nel piano di abbattimento ne sono stati uccisi 6.657 (il 59%). Nell’ Atc2 (Foligno, Spoleto, Valnerina) la percentuale è invece del 77% (6.249 gli abbattimenti previsti e 4.797 quelli operati). Nell’ Atc3 (Ternano) ci sono stati 5.382 abbattimenti a fronte dei 7.650 previsti (70%). Sempre nel 2019 si stima siano stati pari a 180 mila euro (183 mila nel 2018) i danni alla zootecnica. Questi invece gli indennizzi pagati agli agricoltori dagli Atc: l’Atc 1 nel 2018 ha pagato risarcimenti pari a quasi 224 mila euro per danni causati da cinghiali, l’ Atc 2 invece oltre 163 mila euro e l’ Atc 3 infine poco meno di 160 mila euro.

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