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Bevagna, la stagione del Teatro Francesco Torti

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Bevagna, la stagione del Teatro Francesco Torti

Redazione cultura
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BEVAGNA – Cinque gli spettacoli che andranno a comporre il cartellone della stagione di prosa al Teatro Francesco Torti di Bevagna presentato questa mattina dal Teatro Stabile dell’Umbria. Inaugurazione affidata a L’ora di ricevimento (banlieue) di Stefano Massini venerdì 27 gennaio (ore 21).  Nella produzione TSU, protagonista sarà il professor Ardeche, insegnante di materie letterarie. “La sua classe – si legge nella nota dell’autore -si trova nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa, la scolaresca che gli è stata affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze. Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana, ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta sezione C. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita”. In scena la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria e Fabrizio Bentivoglio. Si prosegue venerdì 17 febbraio con 1principe della compagnia Occhisulmondo, liberamente ispirato all’Amleto di William Shakespeare. Gli attori in uno scenario minimalista punteranno tutto sull’arte dell’attore, eliminando ogni orpello. Muniti unicamente di costumi e maschere, svilupperanno una drammaturgia volta ad evidenziare dell’opera del bardo inglese la caduta di uno stato, il marciume della società, l’avidità e la perdita di responsabilità. “Un classico – spiega Massimiliano Burini, il regista – deve servire a qualcosa, a nostro avviso oggi deve essere letto e raccontato, mettendo in evidenza il rapporto che esso ha con la società in cui viene rappresentato. C’è del marcio in Danimarca, c’è del marcio in Italia, c’è del marcio in questa società. Gli uomini dimenticano, troppo impegnati a compiere il loro cammino personale, i loro vizi, i loro desideri, le loro priorità. Dimenticano e uno stato marcisce. Tutto è alla deriva, è la follia. Ognuno di noi è un Principe, circondato da marionette, manipolato dal sistema e in lotta con la sua coscienza. Ognuno di noi è chiamato alla responsabilità. Essere o non essere. Tutto qui”. Mercoledì 1 marzo salirà sul palco Assassina di Franco Scaldati, con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e i Fratelli Mancuso. Nella pièce, una marginalità sociale ed esistenziale di netta opposizione al potere e ai suoi condizionamenti: una vecchina e un omino vivono nella stessa casa, alla parete ci sono appesi i ritratti dei genitori, che di tanto in tanto fanno sentire la loro voce con lirici assoli o divertiti commenti. Ma la vecchina e l’omino non si conoscono, non si sono mai incontrati, anzi ignorano l’uno l’esistenza dell’altro. E quando improvvisamente, una notte, si scoprono a dormire nello stesso letto, che ognuno ovviamente giura essere il suo, comincia un’infinita sequenza di battibecchi, interrogatori, accuse e smentite, scambi di identità. Grande attesa, domenica 19 marzo, per Ascanio Celestini e il suo Laika. Chiuso in un appartamento di periferia, un improbabile Gesù osserva l’umanità. Unica compagnia è Pietro, contatto con il mondo esterno che si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnar qualcosa. Con Celestini anche Gianluca Casadei alla fisarmonica. Spazio alla danza martedì 11 aprile con Anuang’a – Traditional future, un viaggio che vedrà la tradizione evolversi verso la modernità senza però cancellarne tracce e tradirne le radici. La proposta di Anuang’a è sostenuta e ispirata dai Canti Masai, memoria ancestrale e potenza ritmica, “motore essenziale” per la sua gestualità. Un percorso iniziatico che diventa apertura per una tradizione in divenire, in cui il danzatore ricerca un cammino affinché la danza Masai viva pienamente la propria epoca. Lontano dai cliché turistici, Anuang’a prova a far evolvere “l’onda”, la gestualità ondulatoria proveniente dal fondo dei secoli, con un’abilità sconcertante. In Traditional Future, accolto con grande successo dagli spettatori, l’energia evolve in un gesto liberatorio con il chiaro proposito di mostrare come la tradizione sia in perpetuo movimento.

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