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Bankitalia lancia l’allarme: “L’economia umbra in ritardo di circa dieci anni”

L'Umbria vive una fase di declino che ha radici profonde e lontane, che il Covid ha solo accentuato

PERUGIA – “L’economia umbra mostra un ritardo nello sviluppo di circa dieci anni rispetto al Paese e di 25 anni rispetto all’Unione europea. L’Umbria vive una fase di declino che ha radici profonde e lontane, che il Covid ha solo accentuato.

Paragone Il Pil regionale 2020 è paragonabile ai livelli di fine anni ’80. Quello italiano è simile alla vigilia degli anni 2000″. Lo ha detto Miriam Sartini, responsabile della filiale di Perugia della Banca d’Italia, nel corso del suo intervento alla Conferenza regionale dell’economia e del lavoro.  “Nel primo semestre del 2020 il Pil italiano ha fatto registrare un meno 12 per cento, divenuto meno 8,9 in riferimento a tutto il 2020 grazie all’effetto delle misure di sostegno. In Umbria – ha spiegato – meno 9”.

Congiuntura Sull’andamento congiunturale, il 2020 segna “la caduta senza precedenti dell’economia umbra, con le esportazioni in calo più pesante rispetto all’Italia, flessioni generalizzate tranne il settore chimico farmaceutico. L’edilizia ha interrotto la fase di faticoso recupero, ma di recente sembra riavviato un sentiero di crescita. Nel terziario male turismo e commercio al dettaglio non alimentare. I piani di investimento sono stati rivisti al ribasso, in particolare nel settore dei servizi. Nell’industria è prevalso un atteggiamento di attesa, ma le aziende sono pronte a far ripartire i piani quando il quadro generale sarà più disteso. Sui posti di lavoro la parte più vulnerabile è quella dei servizi, soprattutto per donne e giovani”.

Prospettive Sulle prospettive dell’economia regionale, lo scenario più recente “induce un cauto ottimismo: l’economia umbra, come quella italiana, mostra significative capacità di recupero, con segnali di ripresa più robusta nel 2021, indice del carattere sano del tessuto produttivo”. Preoccupa – ha però osservato – il possibile aggravamento del divario fra le imprese umbre: le aziende che avevano saputo innovare sembrano pronte a un rimbalzo rapido e foriero di acquisizioni di quote di mercato, ma la parte più debole e meno strutturata, che è quella prevalente, rimane ancorata a produzioni e tecnologie tradizionali e potrebbe subire ripercussioni pesanti”.

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