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Bando periferie e Milleproroghe, scontro sui fondi disponibili: attacchi bipartisan

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Bando periferie e Milleproroghe, scontro sui fondi disponibili: attacchi bipartisan

Redazione politica
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PERUGIA – Si alzano i toni dello scontro politico dopo la votazione del decreto Milleproroghe ed il rischio che vengano persi i fondi del bando per la riqualificazione delle periferie messo in atto dal precedente Governo. Solo ieri la reazione forte della Regione con una dura nota della presidente Catiuscia Marini, ma adesso come previsto la vicenda diventa terreno di scontro.

Prisco: penalizzati comuni virtuosi. Si apre in particolare un fronte bipartisan contro il provvedimento. Per Fratelli d’Italia parlano l’onorevole Emanuele Prisco e l’assessore perugino Calabrese. Prisco dice: “Il governo faccia chiarezza sull’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe, Va bene liberare risorse per investimenti a favore di Regioni e enti locali, ma non bloccando i fondi attivati attraverso il bando Periferie. Non possiamo colpire i Comuni più virtuosi, i quali hanno già approvato, finanziato ed avviato progetti di riqualificazione. Chiediamo al governo di chiarire il senso dell’iniziativa. Penalizzare chi ha lavorato e rispettato i tempi ed è pronto a cantierare i progetti per alcuni milioni di euro è una ingiustizia e anche un danno per l’economia della Nazione e locale. Alla Camera ci attendiamo che la maggioranza corregga il tiro. In ogni caso siamo pronti a presentare gli emendamenti necessari. Confidiamo comunque nel buon senso di tutti. Il progetto di riqualificazione urbana di Fontivegge rappresenta l’unica speranza di rilanciare una parte strategica della città per anni abbandonata, assieme all’intensificazione dell’azione delle forze dell’ordine che sul punto, anche recentemente, hanno segnato importanti successi nella zona”.Secondo Calabrese “lo Stato deve rispettare la convenzione firmata, dato anche il grande lavoro fatto dagli uffici”.

Modena e  Nevi: sconcerto. Per Forza Italia doppia levata di scudi. Secondo la senatrice Fiammetta Modena Prende posizione anche la senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena che si dice certa che “la Lega rispetterà l’impegno di salvaguardare le città che hanno sottoscritto le convezioni. Sicuramente il nostro gruppo presenterà gli emendamenti in questo senso”. Il deputato Nevi invece   esprime “sconcerto per l’approvazione di un emendamento al decreto Milleproroghe, che rimanda di due anni i finanziamenti di 3,8 miliardi di euro al piano periferie”. Secondo il parlamentare “il Governo rischia di compromettere seriamente l’azione dei Comuni interessati dal provvedimento, che vedrebbero azzerati i progetti avviati per il rilancio di aree strategiche da un punto di vista sociale e culturale”. “A risentirne – afferma Nevi – sarebbe soprattutto la città di Terni, non potendo poi contare su altre fonti di finanziamento in quanto la nuova amministrazione ha ereditato il Comune in dissesto finanziario. Auspico che la maggioranza corregga questa decisione. Da parte mia, annuncio di aver già dato mandato all’ufficio legislativo di Forza Italia di presentare un emendamento cassativo di questa scellerata norma, nella speranza che il Governo si comporti diversamente da quanto fatto sul decreto terremoto e sul decreto dignità, che non è stato possibile emendare

Grimani: no a gioco su pelle enti locali Sul fronte del centrosinistra, dura levata di scudi da parte del senatore Leonardo Grimani del Pd: “Condivido le preoccupazioni emerse in queste ore e concordo sull’esigenza di correttivi che diano garanzie ai Comuni, ma sull’emendamento contenuto nel Milleproroghe e relativo al Piano periferie votato martedì in Senato è necessario fare un po’ di chiarezza – dice il senatore – Il Pd ha votato in aula un pacchetto di emendamenti concordati in commissione, attraverso i quali si libera liquidità per gli enti locali (parliamo di 140 milioni di euro). È all’interno di questo pacchetto che è contenuto il passaggio, scritto in maniera involuta, riguardante il bando periferie. Sul provvedimento nel suo complesso e sull’articolo di conversione i senatori Pd hanno espresso voto contrario e adesso lo scontro è sull’interpretazione della norma. Quella restrittiva, che avevano accettato i democratici in commissione, era solo la conseguenza di una sentenza della Consulta che impone di non traferire nell’immediato finanziamenti ai Comuni che non hanno messo in campo progetti operativi. Il problema sta nell’interpretazione estensiva che il Governo vorrebbe applicare all’articolo sul bando periferie, spostando le risorse al 2020 anche per i Comuni che hanno presentato gli esecutivi. Come Pd, evidentemente, contestiamo con forza questa interpretazione e daremo battaglia alla Camera per cambiare il testo in modo che non ci sia margine perché il Governo possa giocare sulla pelle degli enti locali. Il piano periferie è uno degli obiettivi più importanti della stagione di Governo del Pd, ha messo in campo quasi 4 miliardi per dare nuova vita e nuove prospettive a zone disagiate, ed è singolare che chi ha passato il tempo a demolire quella esperienza riscopra ora l’impegno che ci fu a sostegno della riqualificazione delle periferie delle nostre città. Ricordo, infine, che l’emendamento porta la firma del capogruppo della Lega (Romeo) e di Daisy Pirovano (sindaco leghista) ed è stato blindato dalla maggioranza di Governo.  Se veramente la Lega e il Movimento 5 stelle hanno a cuore il piano periferie questo provvedimento può essere cambiato a settembre in pochi minuti. Noi faremo la nostra parte”.

Lucidi: rimodulazione non cancellazione. A difesa del provvedimento parla il senatore del Movimento 5 Stelle Stefano Lucidi: “Con l’emendamento – scrive – di fatto accadono due cose: istituzione del fondo comuni con una dotazione complessiva di 1030 milioni di euro, così ripartiti: 140 milioni di euro per l’anno 2018, 320 milioni di euro per l’anno 2019, 350 milioni di euro per l’anno 2020 e 220 milioni di euro per l’anno 2021, fondo al quale possono attingere città metropolitane province e comuni. Ma è al primo comma dello stesso emendamento che il Governo da attuazione ad una sentenza  della Corte Costituzionale la numero 74 pubblicata in gazzetta il 18/4/2018  che ha rilevato l’illegittimità della gestione centralistica dello Stato nella legge di Bilancio del 2016 (ultimo atto del Governo Renzi). Con il nostro intervento realizziamo una semplice rimodulazione dovuta anche al ritardo nella elaborazione di progetti completi, e non certo un taglio, come farnetica il PD, bensì uno sblocco degli investimenti a disposizione di oltre 7.000 Comuni. Il Governo è intervenuto per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 2018 garantendo immediata finanziabilità per i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100. Ma, vista la necessità di rispettare la sentenza della Consulta, è stato necessario intervenire per analizzare i restanti progetti e valutare quali abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie. Gli attacchi che abbiamo ricevuto in queste ore sono solo un boomerang perché l’emendamento 13.2 che ha istituito il nuovo Fondo è stato votato all’unanimità da tutte le forze politiche, anche dallo stesso Partito Democratico e dal senatore Matteo Renzi, come prova il resoconto delle votazioni del Senato: 270 votanti e favorevoli. Paradossalmente il Partito Democratico si conferma una vera periferia politica del nostro paese, che non rappresenta però le istanze di quei luoghi reali che il MoVimento 5 Stelle da sempre conosce e tutela”.

Liberati: voto da rispettare. Gli fa eco il consigliere regionale Andrea Liberati: “Appare necessario ricordare, anzitutto alla presidente della Regione Umbria, così come a variopinti deputati, senatori e consiglieri  dice Liberati- che il noto emendamento al ‘Bando Periferie’ è stato unanimemente condiviso da tutti gli eletti umbri a Palazzo Madama, giacché ogni parte politica lo ha votato, salvo poi menare il can per l’aia nelle ore seguenti, alcuni di costoro sostenendo di non aver capito cosa stessero decidendo”.  Liberati spiega che “sul Bando Periferie, il Governo Conte ha salvato i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100: questi erano e restano immediatamente esecutivi. È successo che Gentiloni ha finanziato il Bando per metà dell’importo complessivo e la norma in base alla quale sono state assegnate tali risorse (comma 140) è stata oggetto di pronuncia di illegittimità costituzionale (sentenza n. 74 del 2018). Gran parte dei bandi finanziati e che hanno ottenuto punteggi anche molto bassi non sono infatti riqualificazioni, ma presentano forti carenze progettuali e programmatorie. Tantomeno sono esecutivi”. “Il nuovo Governo – aggiunge il capogruppo M5S – ha perciò deciso, politicamente e giuridicamente, di utilizzare le risorse stanziate per le convenzioni negli anni 2018 e 2019, non solo per alcuni Enti locali, ma per tutti, con un criterio di premialità e di equità. In ogni caso, il Bando periferie, tolti i 24 progetti immediatamente esecutivi, ferme restando le risorse complessivamente stanziate, viene solo posticipato, sottoponendo a verifica i progetti e prevedendo il rinnovo delle convenzioni. Tutto qui. Ecco perché certi colpi di sole somigliano più a colpi di coda del sistema che ad altro”

Pd: no a polemiche. Il Pd ternano sulla vicenda tende una mano all’amministrazione. “Sul bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia non è il momento delle polemiche o delle prese di posizione fuori luogo e inesatte. Non è il momento delle divisioni, questa è l’occasione per rivendicare, tutti insiemi, la qualità delle idee edella progettazione messa in campo dalla precedente amministrazione.
Un progetto complesso e articolato che ha coinvolto 31 soggetti, tra partner istituzionali e privati, disponibili a collaborare con l’Amministrazione negli interventi di rigenerazione e riqualificazione del tessuto urbano per un totale di 13.833.188,63 euro, di cui 10.343.983,79 euro richiesti a valere del bando, 723.320,70 euro di cofinanziamento comunale e 2.765.884,14 euro di cofinanziamenti privati.Ricordo che, nella graduatoria pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.4 del 5/01/17, la proposta del Comune di Terni è stata inserita dopo quella immediatamente finanziata, quella della città metropolitana di Bologna con 72 punti.
A Terni sono stati invece, assegnati 70 punti e la proposta risulta essere la 33esima, rispetto ai 96 progetti presentati, Perugia con 45 punti si colloca all’84esimo posto.
Questo a dimostrazione non solo della validità del progetto, anche grazie alle professionalità presenti all’interno dell’ente, ma anche alla capacità di competere con città di dimensioni ben maggiori. Non si tratta di scegliere tra comuni virtuosi e non virtuosi, dobbiamo tutti richiedere lo sblocco dei fondi e il rispetto della graduatoria….quest’ultima si che ha adottato criteri di premialità e di equità.”.
Il Partito Democratico, nell’interesse di Terni, sarà a fianco dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco Latini e sosterrà qualsiasi iniziativa che tenda a far riconsiderare quest’assurda decisione del Governo e al rispetto delle convenzioni già firmate.

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