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Avvocato del consiglio regionale escluso dal concorso in giunta, il Tar bacchetta Palazzo Donini

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Avvocato del consiglio regionale escluso dal concorso in giunta, il Tar bacchetta Palazzo Donini

Redazione
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Palazzo Donini, sede della giunta regionale

PERUGIA – L’avvocato che lavora presso l’Avvocatura del consiglio regionale non può partecipare al concorso per identica posizione presso l’Avvocatura della giunta regionale. Secondo il bando di concorso (annullato dal Tribunale amministrativo regionale) possono partecipare (o per meglio dire, potevano) i soli dipendenti di Palazzo Donini.

Il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha annullato, però, la «determina dirigenziale n. 5262 in data 26/5/2017, a firma del Dirigente del Servizio Organizzazione, Gestione e Amministrazione del Personale della Regione Umbria-Giunta Regionale, con la quale è stato adottato l’avviso di manifestazione di interesse per il conferimento degli incarichi di posizione organizzativa “con decorrenza 1 luglio 2017” e dei relativi allegati che ne costituiscono parte integrante e sostanziale».

Ricorso Il ricorso è stato presentato da un dipendente del consiglio regionale, assistito dall’avvocato Lietta Calzoni, contro la Regione Umbria, difesa dagli avvocati Massimo Luciani e Patrizio Ivo D’Andrea, e in opposizione a tre concorrenti difesi dagli avvocati Gianluca Moretti, Barbara Bracarda ed Elena Battocchi, contestando «il provvedimento con il quale è stata dichiarata inammissibile la propria manifestazione di interesse al conferimento dell’incarico in questione in ragione della propria appartenenza ai ruoli del Consiglio regionale» ritenendo la procedura «palesemente discriminatoria» in quanto «fondata sull’erroneo presupposto della perfetta e piena autarchia fra due organi della medesima Amministrazione».

Censura I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso censurando «la scelta di riservare la procedura in esame ai soli di pendenti della giunta regionale» e affermando che l’organizzazione dell’ente «non può tradursi in un arbitrario requisito di sbarramento che impedisca ai dipendenti regionali di partecipare alle selezioni per il conferimento di posizioni organizzative interne in ragione della sola appartenenza ai ruoli della Giunta ovvero del Consiglio, soprattutto nel caso in cui, come nella fattispecie in esame, le posizioni per le quali è stata indetta la procedura selettiva, afferiscono ad un ufficio (l’Avvocatura regionale) che, a prescindere dal suo inquadramento strutturale all’interno della Giunta, svolge i propri compiti nell’interesse dell’intera Regione Umbria».

Annullamento Da qui l’annullamento della «procedura selettiva in esame, con condanna della Regione Umbria a consentire la ricorrente medesima a partecipare a detta procedura». Il Collegio ha ritenuto, infine, non doversi occupare «dell’asserita genericità dei criteri di valutazione dei curricula, la mancata previa determinazione dei parametri valutativi e l’omessa fissazione del punteggio da assegnare ai titoli ed al colloquio, trattandosi di censure che riguardano il prosieguo della procedura selettiva in questione, alla quale la ricorrente ancora non ha partecipato concretamente». Ipotizzando che il tutto verrà espletato nella maniera corretta.