CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Ast, redistribuzione degli utili appesa ad una ‘formula’ matematico-finanziaria

Economia ed Imprese Terni Politica

Ast, redistribuzione degli utili appesa ad una ‘formula’ matematico-finanziaria

Andrea Giuli
Condividi

A.G.

TERNI – Adesso l’ultimo ritrovato (ma, magari, non è poi così nuovissimo) per determinare la redistribuzione-partecipazione degli utili o la concessione di una integrazione salariale, risiede in una formuletta matematico-economico-finanziaria, tipo la pietra filosofale degli alchimisti, usata a tali fini dalla multinazionale tedesca Thyssenkrupp in tutta Europa: la TkVa, ovvero Thyssenkrupp valore aggiunto (value added).

La formula È La formula magica che la direzione aziendale di Ast ha proposto alle rsu di fabbrica nell’incontro di mercoledì, incentrato, appunto, sulla possibilità concreta di avere più soldi per i lavoratori, a fronte di un utile di bilancio aziendale 2016-2017 di circa 87 milioni di euro.

LO SCHEMA DEL TKVA

Partecipazione agli utili o contratto integrativo? Intanto, una prima ambiguità terminologica e concettuale che, secondo alcuni delegati di fabbrica come Marco Bruni della Fismic, non appare ancora risolta e che sembra creare confusione: “La società continua a parlare di partecipazione agli utili e non di contratto e salario integrativo, ma la distinzione va fatta perché si tratta di due cose distinte che hanno dinamiche diverse”. Questioni solo di termini? Forse non proprio.

Soglie minime e parametri Ma andiamo al cuore del problema. Secondo quanto spiegato dai manager ai sindacalisti e da questi riportato il TkVa si basa su una soglia minima economica da raggiungere o superare, determinata di fatto dalla differenza tra gli utili d’azienda e i costi capitali. Tale soglia è stata nell’esercizio di bilancio Ast 2016-17 di 23,3 milioni di euro, lontana dunque dagli 87 milioni di utile complessivo. L’obiettivo-soglia della società di viale Brin per l’esercizio in corso è di 27,3 milioni di euro. Ma il trend lascia ben sperare, visto che il solo primo trimestre di quest’anno ha fatto registrare un segno positivo per 10,8 milioni. Questa soglia minima è poi legata ad una serie di parametri aziendali da rispettare, relativi al l’andamento del numero dei reclami, alla puntualità delle consegne, agli indicatori di qualità, ai volumi produttivi e alla sicurezza. In alcuni di questi parametri l’azienda ternana non pare essere, attualmente, a livelli formidabili.

Dubbi, difficoltà A questo punto, nel combinato disposto di tutti questi elementi e meccanismi, scattano le perplessità sindacali e di alcuni delegati delle rsu in particolare. Sempre Bruni della Fismic: “In tutto questo percorso intravedo oggi difficoltà e criticità sulle quali sia i sindacati che i lavoratori possono incidere molto relativamente. Mi sembra una strada piuttosto complicata e dall’azienda devo arrivare ancora una serie di risposte che incidono su questo schema, a cominciare dal reale costo del lavoro. E poi, quanto in effetti l’azienda è disposta ad erogare per ciascun lavoratore? E se anche uno solo di questi parametri dovesse saltare, mentre tutti gli altri venissero rispettati, cosa succederebbe? La mia impressione è che questa vicenda potrebbe trascinarsi a lungo e magari concludersi quando questa proprietà non ci sarà più. Oppure, potrebbe maturare la nostra contrarietà e allora si aprirebbero  scenari da verificare. In ogni modo sono abbastanza preoccupato”. Analoghe perplessità le manifesta anche il segretario della Uilm ternana, Pasini.

Altri confronti Le parti si rivedranno per continuare il confronto sul tema il 22 febbraio ed altri tavoli sono programmati per marzo. Pregasi contattare il mago dei maghi, Albus Silente.

Tags:
Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere