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Ast, l’Usb bacchetta i sindacati confederali e invoca la vertenza generale

Economia ed Imprese Terni

Ast, l’Usb bacchetta i sindacati confederali e invoca la vertenza generale

Andrea Giuli
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Ingresso AST e bandiere

TERNI – La recente conferenza stampa unitaria dei sindacati metalmeccanici sullo stato della siderurgia del territorio e dell’acciaieria di viale Brin, ha ringalluzzito ed ulteriormente preoccupato il presidio Ast dell’Unione sindacale di base (Usb) che in un comunicato rilancia le sue proposte.

Vendita e criticità Per la Usb di Ast “la conferenza stampa organizzata da Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Ugl, scioglie finalmente molti dubbi riguardo lo stato dell’arte all’interno dell’Ast. I frutti dell’accordo sottoscritto tre anni fa al Mise sono sotto gli occhi di tutti e per la prima volta le organizzazioni sindacali pongono la questione del “come” lo stabilimento verrà venduto, segno evidente del fatto che alcuni punti critici evidenziati dalla rsa Usb debbano essere ormai presi in considerazione, innanzitutto per l’area a caldo con, a seguire, SdF e Titania. La parte fusoria, con tutti gli impianti a servizio di tale reparto, soffre ancora di tutte le lacune evidenziate già nella vertenza del 2014, con un’organizzazione del lavoro che, di fatto, non permette pause: certo, il lavoro “agile” è stato introdotto dai sindacati confederali anche nell’ultimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro, ma non si può passare da 4 ore su di un carroponte di colata, al servizio di muratura come se niente fosse, perchè in pericolo c’è l’incolumità dei lavoratori”.

SdF e Titania Per l’Usb di fabbrica “La Società delle Fucine sembra ormai un morto che cammina, gli ordini sono talmente pochi che è lecito dubitare circa la tenuta di questa produzione; Titania è di fatto chiusa, i lavoratori da mesi ormai sono in forza a Pix e Pix2 e le macchine sono in via di smantellamento”.

Vertenza generale “La rsa Usb – continua il comunicato – ha, tempo fa, posto l’accento sul fatto che si debba aprire una vertenza generale circa la situazione dell’intero stabilimento, sull’organizzazione del lavoro e sul rinnovo della piattaforma interna. Ebbene, crediamo che questo passaggio sia ormai ineluttabile; troppe le questioni lasciate in un angolo, come gli stipendi sempre più bassi, lo svuotamento di professionalità avvenuto con il licenziamento mascherato del 2014, il taglio sulla carne viva degli appalti che va a colpire drammaticamente i lavoratori delle ditte terze con decurtazione dello stipendio e tagli sulla sicurezza. Si avvii subito un percorso di partecipazione all’interno dell’Ast, convocando un ciclo di assemblee retribuite che permettano la strutturazione, insieme ai lavoratori, di una tattica finalizzata all’apertura di tale vertenza”.

Critica ai sindacati confederali Non manca un attacco ai sindacati confederali: “L’atteggiamento delle sigle sindacali, nella recente conferenza stampa, è stato tipico di un soggetto istituzionale in affanno che, invece di capovolgere i rapporti di forza, cerca di governare una fase che lo vede ininfluente. Non vorremmo che si preparasse una nuova stagione di concertazione tra sindacati, azienda e Ministero, in cui l’area di crisi complessa e il progetto “industria 4.0″ serviranno solo da toppa per bonifiche, riassorbimento e formazione degli esuberati. Il ruolo del sindacato è quello organizzare i lavoratori affinché si crei un movimento che si opponga ad una vendita frazionata dello stabilimento ed alla messa in discussione del ciclo integrato; il ruolo del Governo è quello di salvaguardare la strategicità delle produzioni siderurgiche nazionali, avanzando anche un intervento pubblico di acquisizione”.

Anatema di classe finale La nota del sindacato di base si conclude con una memorabile sentenza di altri tempi: “La mediazione tra la libertà d’impresa, la finanza e gli interessi del lavoro e dei lavoratori non è possibile, lo dimostra la storia”.

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