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Ast, infortuni sul lavoro: l’azienda replica ai sindacati con un grafico

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Ast, infortuni sul lavoro: l’azienda replica ai sindacati con un grafico

Andrea Giuli
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carabinieri in azione
Un operaio di Ast

TERNI – Non solo hanno richiesto formalmente un incontro, si presume urgente, alla presidente della Regione Umbria per fare il punto della situazione e “condividere preoccupazioni” sulla questione Ast, ma, i segretari territoriali delle cinque sigle sindacali dei metalmeccanici, subito dopo hanno diffuso un altrettanto preoccupato comunicato congiunto in cui parlano di problemi sulla sicurezza del lavoro all’interno dell’acciaieria: “Recenti e numerosi infortuni, seppur di lieve entità”, “approccio superficiale al problema” e “mancato rinnovo del protocollo sulla sicurezza”.

Il diagramma aziendale Nelle tarda serata di martedì, è l’azienda di viale Brin a diffondere, senza null’altro ufficialmente aggiungere, una sorta di diagramma come secca, unica replica al comunicato sindacale. Uno schema prodotto dalla stessa Ast sull’ “andamento dell’indice di frequenza degli infortuni” in cui si dimostra che, fatto salvo un indice di partenza 100 nell’esercizio 2008-2009, l’incidenza degli infortuni è scesa ad un livello 27 tra l’ottobre 2016 e il maggio 2017. In sostanza, sostiene l’azienda, un indice sceso in 9 anni da 100 a 27. Tant’è. Secondo la direzione aziendale, evidentemente.

Usb Rispetto alle suddette iniziative desi sindacati confederali ed autonomi, fa sentire di nuovo la propria voce la rsa dell’Unione sindacale di base (USB) di Ast: “Il clima di incertezza – silegge in una nota dell’Usb – che ha portato i sindacati confederali a richiedere un incontro alla presidente della Regione dell’Umbria, è il risultato di anni di navigazione a vista da parte della Rsu e delle segreterie territoriali. Non possiamo cadere dalle nuvole se l’annunciata fusione con Tata resta in cima agli obiettivi della Thyssen Krupp. In questo contesto, gli allarmi circa i mancati rinnovi dei protocolli sulla sicurezza e sull’ambiente, suonano come tardivi e pretestuosi, soprattutto se poi nel quotidiano si permette all’azienda una gestione del lavoro di stampo padronale. Infatti, il ricorso agli straordinari massicci e prolungati, che possono creare infortuni come già accaduto, l’incremento dei ritmi produttivi e delle performances, il clima di controllo e repressione che l’azienda ha instaurato, l’insalubrità dei reparti, sono tutti elementi di una inesatta e quantomeno superficiale gestione delle relazioni sindacali da parte della rsu: non bisogna né chinare il capo né trincerarsi dietro una visone differente del fare sindacato; sono anni che i reparti vengono gestiti in maniera unilaterale e non si è prodotta un’ora di sciopero. Non si può dire poi che l’azienda è latitante. Sono i sindacati e le istituzioni i primi attori latitanti. Se non sono state prodotte ancora le autorizzazioni ambientali necessarie, se il progetto per l’impianto che renderà inerti le scorie è ancora in alto mare, la colpa è solo della politica e di quelle istituzioni sindacali che hanno sempre guardato all’Ast come un serbatoio di consensi. Come rsa USB ribadiamo quanto più volte sollecitato: l’inizio di una vertenza unica di sito che rilanci concretamente l’interesse strategico dell’Ast nel panorama produttivo italiano. La Federazione USB, inoltre, chiederà di essere ammessa ai tavoli di partecipazione regionale in materia siderurgica”. 

 

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