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Ast, i sindacati bacchettano la politica: “Non accettiamo lezioncine”. Poi si dicono certi della vendita

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Ast, i sindacati bacchettano la politica: “Non accettiamo lezioncine”. Poi si dicono certi della vendita

Andrea Giuli
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TERNI – Periodica reprimenda dei sindacati territoriali dei metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, su vari punti caldi inerenti l’Ast e la situazione più ampia nel settore metalmeccanico. I segretari hanno sottolineato più volte la loro sostanziale certezza circa la vendita del sito ternano da parte di Tk; così come non hanno risparmiato bacchettate (senza fare nomi) alla politica locale e regionale, oltre che ai vertici di viale Brin.

Fim Per il segretario FIM-Cisl, Marcelli “il momento è particolare, ci sono fondi Industria 4.0, quelli dell’area industriale complessa, quelli europei che possono fare di Terni un laboratorio, gestendo l afase del cambiamento. Noi ci siamo, auspicando che ciascuno degli attori faccia la propria parte. La priorità della questione ambiente si impone, lanciammo anche a Perugia la proposta di una sorta di Mesop2. Poi è urgente la questione per noi annosa, quella degli appalti e chiediamo un protocollo in tal senso. Stiamo procedendo per il rinnovo del protocollo sulla sicurezza. Sul fronte Ast, la chiusura del sito marchigiano è importante, ma non è il primo tema. Recentemente, abbiamo avuto un incontro con Ast sul commerciale e sugli investimenti e sviluppo con l’ad. C’è una fase di cambiamento in Ast che è in utile di bilancio, ma l’attenzione resta alta. Non basta però tutto ciò, ci sono incognite come Aspasiel, Titania con un crollo di produzione che rischia di diventare cronico. Poi, la scarsezza di professionalità, alcune assunte, ma mancano”.

Fiom La lama viene affondata dal segretario ternano Fiom, Cipolla: “Bisogna rimettere un pò di ordine nel dibattito cittadino. Nell’ultima conferenza stampa unitaria avevano denunciato alcune criticità. In questa fase di persone che parlano a sproposito sulla metalmeccanica locale ce ne sono fin troppe. Lo stato del settore, al di là delle voci, presenta le sue difficoltà: lo dimostrano i dati della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, le disoccupazioni, gli indici di crescita di questo territorio, le buste paga leggere e impoverimento dei salari, i diritti e tutele modificati in una direzione per noi peggiorativa. Siamo un po’ in ritardo su tutto ciò. I mezzi a disposizione di cui si parlava poc’anzi sono una grande scommessa, ma dentro un sistema di relazioni che funziona per noi in modo anomalo, fatichiamo a trovare momenti reali ed efficaci di interlocuzione sui temi veri. Invece, arrivano all’improvviso persone che fanno lezioni su come va il mondo. Poi si fanno incontri e protocolli senza coinvolgerci. Non è un bel segnale, per esempio, che una associazione datoriale importante non firmi il protocollo per la sicurezza. Serve allora un protagonismo diverso e affrontare le questioni in modo strutturato. Non possiamo stare in balia di chi si alza la mattina e ci dice come funziona l’ambiente e gli appalti in questo territorio, criticando quelli che qualcuno chiama vecchi e stanchi rituali. Su Ast – aggiunge Cipolla – continuiamo a pensare che permangano delle criticità: vendita del sito Ast, visto che la multinazionale ha deciso e non si può fare finta di baipassare questo elemento che peraltro Tk conferma da tempo, persino nei suoi comunicati, quando non sappiamo, ma appare certo. A cominciare dalle ipotesi su Tata. Io mi auguro di rimanere in Tk per altri 20 anni, nonostante tutto, perché è uno storico produttore industriale e non finanziario. Problematicità anche sulle produzioni del titanio e sistemi informatici, nonostante le rassicurazioni. Sull’aspetto commerciale si sono tenuti incontri informativi dove si dipinge un quadro ottimistico, ma poi nella realtà riscontriamo situazioni non sempre in linea con quanto detto. Organizzazione interna è un altro punto dolente, a seguito del dimagrimento occupazionale, e allora è il momento di mettere le mani su questo aspetto. Infine, il contratto integrativo a proposito del quale notiamo ogni tanto, rispetto alle chiacchiere belle, delle cose che non ci piacciono. Dobbiamo preoccuparci di quelli che sono rimasti in azienda e gli dobbiamo dare risposte positive. Per non parlare del sistema delle relazioni sindacali che non si può basare solo sulle pur benvenute informative dell’ad, ma mancano momenti in cui affrontare effettivamente le varie criticità. La cogestione tedesca prevede altro, ma almeno noi vorremmo avere momenti di incontro e di confronto qualificanti. Non possiamo costruire le relazioni solo in basi a questionari che vengono distribuiti, nè in base a quante cene si organizzano”. Alè.

Uilm Pasini, segretario Uilm, dice la sua: “Sulle linee guida dell’area di crisi complessa sarà il caso di entrare più nel merito delle misure e dello strumento. Lo stato dell’arte non ci consente di conoscere adeguatamente le cose. Ast non può essere il bancomat delle opinioni da parte di alcuni, soliti personaggi politici che magari discettano di droni. Sulla questione del sito Ast marchigiano non si può circoscrivere ad una vicenda in modo strumentale, a fronte di alcuni importanti progetti che rischiano di non essere realizzati in questo territorio (commerciale, titanio, aspasiel). Io sono certo della vendita di Ast, poi che sia una disgrazia o una opportunità non è dato oggi saperlo. Ma ci dobbiamo chiarire con l’azionista. Sull’ambiente, la questione amianto per esempio non è stata affrontata con le istituzioni e con l’azienda in modo adeguato e chiaro, non abbiamo dati aggiornati e completi dall’Arpa, ma fermi al 2015. Dobbiamo presto rivendicare verso l’azienda Ast una nuova piattaforma integrativa per i lavoratori che in questi anni hanno perso salario complessivo”.

Fismic Il segretario della Fismic, Olimpieri, aggiunge: “Il problema territoriale è più vasto, coinvolge il settore e gli strumenti. Come disse a Terni il ministro Calenda prima ci vogliono i progetti, poi i quattrini. Certo Ast, ma una serie di aziende sono nel limbo. le associazioni datoriali ci sembrano un pò ferme in tal senso. In Ast, si sta ponendo per noi il problema della commercializzazione: le cappe prodotte nel Centro delle Marche dovevano andare a Terni, ma probabilmente andranno a Milano. Terni-Civitavecchia tornata in alto mare. Abbiamo necessità di capire le reali strategie della multinazionale nell’ambito di una vendita per noi assai probabile”.

Ugl Lupus in fabula, il numero uno dell’Ugl, Francescangeli: “Come sindacati dobbiamo giocare la nostra partita. Urge il protocollo sugli appalti (130 aziende che ruotano intorno per un volume di affari di 120 milioni di euro, secondo i dati aziendali) che influisce sulla questione della sicurezza. La faccenda marchigiana non va in direzione dell’accordo firmato nel 2014 e mette in seria discussione anche il Centro servizi Terninix di Milano, vi sono aziende che si stanno rivolgendo altrove. I vertici di Ast ci dovrebbero spiegare tale scelta, perché secondo me toccherà altre situazioni. Sui salari, bisognerebbe anche capire quale è in realtà il peso delle consulenze ora attive in viale Brin, non solo ternane. Sulla gara per il trattamento delle scorie dobbiamo vigilare, al di là delle passarelle politiche. Presto le scadenze in tal senso”.

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Andrea Giuli
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