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Ast, sindacati in commissione alla Camera: “Il Governo prenda in mano la situazione”

Economia ed Imprese

Ast, sindacati in commissione alla Camera: “Il Governo prenda in mano la situazione”

Redazione economia
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TERNI – Audizione alla Camera dei Deputati per i sindacati metalmeccanici sulla questione Ast,  davanti alla commissione attività produttive della Camera, presieduta dell’onorevole Barbara Saltamartini, commissario della Lega per Terni.

Una audizione che è servita a mettere sul tavolo del Governo la vicenda della multinazionale con sede a Terni in vista dei tanti appuntamenti del 2020, a cominciare dall’accordo ‘ponte’,  in scadenza a settembre,  al quale gli stessi sindacati vogliono arrivare preparati, chiedendo quindi alle istituzioni nazionali di convocare prima di quel termine i rappresentanti di ThyssenKrupp. E poi ovviamente il futuro dei reparti, primo fra tutti il laminatoio a caldo.

Saltamartini e Caparvi. In una nota, gli onorevoli Saltamartini e Caparvi scrivono:  “Avviato in Commissione attività produttive della Camera, un ciclo di audizioni su Ast alla luce del prolungamento della cassa integrazione e di prospettive – dichiarano – non rassicuranti per il futuro. Forte preoccupazione è stata espressa dai sindacati in merito alla problematica sulla ridistribuzione della produzione di acciaio e in particolare per l’arrivo di semi-lavorati dall’Indonesia che hanno invaso il mercato europeo: si parla di 50mila tonnellate di bramme tra prodotto già arrivato e quello che arriverà nei prossimi mesi. Questioni che pongono in discussione anche la centralità della siderurgia italiana e in particolare del Polo di Terni. Si è discusso anche di infrastrutture inerenti l’attività di Ast, coinvolgendo Comune di Terni e Regione Umbria”.

Verini. Secondo Walter Verini, deputato del Pd presente alla audizione è necessario “chiamare la multinazionale ad un atteggiamento coerente, al rispetto degli impegni legati agli investimenti produttivi e ambientali che garantiscano certezze e futuro al sito, ai livelli occupazionali. Su questo è necessario che le istituzioni regionali e locali facciano la propria parte, come è sempre avvenuto in passato, ed è necessario che ThyssenKrupp venga chiamata al rispetto di impegni a livello del Governo del Paese e della stessa Unione Europea. Quando sono in ballo questioni come queste è necessaria chiarezza di intenti e unitá di tutte le forze istituzionali e sociali. E in questo quadro, per quella realtá territoriale, è necessario superare anche al più presto i ritardi dell’ultimo anno e mezzo”.

Nevi. Così invece il deputato ternano di Forza Italia Raffaele Nevi: “Bene ha fatto la commissione attività produttive della Camera – dice in una nota– ad avviare un ciclo di audizioni sulla situazione dell’Ast Terni. Alla acciaieria di Terni serve un intervento serio, ai massimi livelli, del Governo per capire come poter evitare che si ripetano situazioni di progressivo disimpegno da parte delle multinazionali in un momento molto delicato della situazione mondiale, a causa di continue problematiche commerciali legate soprattutto alla scellerata scelta di imporre dazi da parte degli Stati Uniti. Abbiamo bisogno, a Terni come nel resto del Paese, di un Governo – sottolinea – che agisca in fretta e che capisca la strategicità della produzione di acciaio e la necessità di investire più risorse e attenzioni a quelle aree del paese che si sobbarcano l’onere di ospitare la produzione di vere e proprie materie primarie. È per questo che anche Forza Italia chiede formalmente che il ministro si attivi immediatamente per riconvocare le parti e predisporre un nuovo accordo in cui ci siano impegni precisi sia da parte governativa sia da parte aziendale e sindacale”.

Fiom  “Per questo – scrive Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom-Cgil Terni – chiediamo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto il 3 dicembre 2014 che si poneva due obiettivi fondamentali: dal punto di vista occupazionale 2.350 occupati diretti e a livello produttivo 1 milione di tonnellate di acciaio fuso annuo. Il non raggiungimento di questi due obiettivi, anche a causa dell’importazione delle bramme dall’Indonesia, mette in discussione l’intero accordo e la sopravvivenza di almeno una linea produttiva”.

Fim La Fim Cisl ritiene “necessario da subito verificare gli impegni sottoscritti nel piano industriale che scadrà a settembre 2020 e mantenere l`obiettivo di gettare le basi per il futuro piano industriale, in quanto oggi gli effetti delle contromisure introdotte dall`Unione Europea per contrastare le importazioni proveniente dall`Asia e i dazi imposti da Trump da sole non sono sufficienti senza una politica di strategia industriale nazionale ed europea, in grado di attuare altre possibili misure». Lo affermano con una nota il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D`Alò e il Segretario Fim Cisl Umbria Simone Liti.

Ugl  “La crisi della Ast di Terni con un grande potenziale che meriterebbe una gestione più attenta a partire dall’organizzazione dal lavoro fino alla gestione delle relazioni sindacali, non deve essere inquadrata solo nell’ambito dei confini nazionali, ma nella ben più vasta crisi della siderurgia europea, di cui l’Ue ha una grande responsabilità». Così in una nota congiunta il segretario confederale dell’Ugl, Adelmo Barbarossa, e Daniele Francescangeli, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici con delega alla siderurgia, al termine dell’audizione alla Commissione”.

Fismic “Come organizzazioni sindacali – spiega Marco Bruni della Fismic –  abbiamo denunciato tutte le preoccupazioni su lo stato economico della multinazionale.  L’arrivo delle bramme dall’Indonesia che mettono in discussione l’area a caldo. La richiesta di una convocazione al Mise. E la strategicità dell’ Ast. Abbiamo chiesto la salvaguardia dell’occupazione, come previsto dall’accordo ed anche dei volumi previsti.Salvaguardia del occupazione come previsto dall’accordo e del milioni di tonnellate. Come coordinatore della FIsmic ritengo necessario l’intervento forte del governo per capire realmente quale sia la reale volontà nei confronti di Ast, che Thyssen  – sottolinea – pare intenzionata a disfarsi della sezione elevator. Vanno ripristinate le corrette relazioni sindacali, visto l momento in stabilimento sono ridotte e poco credibili. Un confronto aperto e reale sulla situazione può solo essere un vantaggio per tutti e soprattutto per la nostra città ormai in grande crisi lavorativa”.

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