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Arriva a Calvi ‘Tre once di lana nera’, che racconta la solitudine in tutte le sue forme

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Arriva a Calvi ‘Tre once di lana nera’, che racconta la solitudine in tutte le sue forme

Redazione cultura
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CALVI DELL’UMBRIA – “Tre once di lana nera”, già vincitore del Bando MID-sezione Icaro al Festival Labirinto, andrà in scena all’interno della programmazione natalizia “CalvInfesta” presso il Teatro del Monastero delle Orsoline di Calvi dell’Umbria, piazza Martiri della Resistenza, Sabato 29 Dicembre alle ore 21.00.

Lo spettacolo è realizzato interamente da artisti umbri: il tuderte Giacomo Troianiello, il perugino Emanuele Principi, la calvese Maria Chiara Tofone, il ternano Emanuele Cordeschi Bordera, l’amerino Lorenzo Carità Morelli, la perugina Lucia Mariani e il narnese Pietro Ciavattini.

“Mettiamo in scena ogni forma di solitudine”. A parlare è Maria Chiara Tofone, attrice protagonista e ideatrice della pièce. “Partendo da una storia possibile, ci siamo chiesti quanta distanza possa prodursi, nel tempo, tra due corpi, tra un corpo e la società, tra la società e le sue stelle. Quanta distanza abbiamo costruito e quanta poi subìto? Partiamo dalla possibile storia di una scienziata che lavora in un osservatorio e la sua ricerca interiore ci conduce a esplorare nuove dimensioni relazionali. Può accadere di ritrovarsi soli. Accade spesso, in realtà, senza fare differenze di genere ed età. Attraversiamo il tempo. Usiamo e siamo usati, scartati, buttati via quando ritenuti non più necessari, perché così ci è stato insegnato. È quest’idea che siamo pronti a difendere e a nostra volta avverare e tramandare. Attraversiamo il tempo ma non lo capiamo fino in fondo. Lo crediamo reversibile. Crediamo nelle seconde scelte, nei gesti riparatori, fuggiamo le conseguenze, le responsabilità, temiamo l’irreversibile per non ammettere a noi stessi esiti irreparabili”.

Si tratta quindi di “teatro sociale” che parte dai bisogni dello spettatore e da un conteste socio-culturale, ma lo fa in modo non sbandierato, senza proclami, senza annunci, senza rivendicazioni. Nell’ambizione di saper rispondere, con le suggestioni e le emozioni trasmesse, ai bisogni di chi il teatro lo ama e lo ritiene ancora oggi nonostante le difficoltà economiche evidenti, una forma di comunicazione alta e diretta.
Un’arte che sa coniugare vitalità e marginalità.