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Area di crisi complessa Terni-Narni, i sindacati: “Passare ai fatti”

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Area di crisi complessa Terni-Narni, i sindacati: “Passare ai fatti”

Emanuele Lombardini
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da sinistra, Vincenzo Sgalla, Gino Venturi, Attilio Romanelli, Riccardo Marcelli, Ulderico Sbarra

TERNI – Un’accelerazione decisa, per non perdere opportunità e passare dalle parole ai progetti concreti. Cgil, Cisl e Uil bacchettano la regione sull’Area di Crisi Complessa e in un documento, presentato oggi dai segretari segretari di Terni e dell’Umbria, Attilio Romanelli, Riccardo Marcelli, Gino Venturi, Vincenzo Sgalla e Ulderico Sbarra, chiedono all’assessore Fabio Paparelli l’attivazione di percorsi condivisi. Un tema già annunciato diverso tempo fa ma che adesso si concretizza: “La pratica della sola informazione – dicono nella nota – in una fase particolare della comunità ternana la consideriamo poco produttiva e non all’altezza degli impegni e delle responsabilità richiesti ai diversi soggetti sociali e istituzionali”.

Mappatura del territorio. Primo punto centrale, la necessità di una seria mappatura del territorio per capire la situazione delle piccole e medie imprese per conoscere domande e offerte nei tre comparti individuati per l’area di crisi: siderurgia, chimica verde e agroalimentare: “Nessuno meglio dei sindacati più contribuire a questa mappatura, perchè conosciamo quelle che sono le esigenze del territorio- spiegano – ed invece continuiamo ad essere coinvolti solo a cose fatte”.

Verticalizzazioni. L’altro punto chiave, secondo i sindacati è l’intreccio tra Industria 4.0 e Lavoro 4.0, che – dicoono Cgil, Cisl e Uil – “non possono non legarsi alle attività storiche presenti nel ternano, avendo una attenzione particolare per tutti gli interventi legati al tema della efficientazione, delle verticalizzazioni e della formazione professionale”: “Abbiamo delle produzioni di base – sottolineano – che possono essere valorizzate per creare nuovo lavoro. Una situazione che ad oggi esclusa la filiera del tubo, di fatto sul territorio non esiste”.

Rapporto scuola-lavoro. C’è poi la questione strategica del rapporto scuola-lavoro con attenzione ai processi formativi tesi a rendere sempre più centrale il lavoro umano. Sarebbe quindi opportuno, secondo i sindacati, “predisporre l’analisi del fabbisogno territoriale”, fabbisogno che può trovare risposte, ad esempio, nell’intreccio ambiente-infrastrutture, “per isolare – spiegano Cgil, Cisl e Uil – chi pensa in nome della salute di condurre una battaglia contro il lavoro industriale. Saper raggiungere l’equilibrio fra produzione e ambiente è una scelta coraggiosa, ma possibile”.

Ribaltare il punto di vista In questo senso è stato sottolineato come più che di area di crisi complessa si dovrebbe parlare di “terra di grandi opportunità”. “Ma per arrivare a questo – dicono i sindacati – bisogna tornare a rendere attrattivo un territorio che invece ha avviato un processo di meridionalizzazione: nel pil siamo stati superati anche dall’Abruzzo. Allora bene il reddito di inclusione, ma deve essere una situazione tampone, certamente utile nell’emergenza. Bisogna creare lavoro, lavoro dignitoso e produttivo. Terni ha queste possibilità”. Tra le prime azioni da mettere in campo in questo senso, i sindacati individuano due interventi “non più procrastinabili”, ovvero il completamento della piattaforma logistica (“che permetterebbe una gestione diversa di persone e merci”) e un rapido piano di recupero di aree sedi di attività industriali dismesse: “Da questo particolare momento storico, in particolare dalla ricostruzione post sisma e dal rilancio dell’area di crisi complessa – concludono – si capirà se il territorio sarà in grado di invertire questa tendenza negativa oppure se si riuscirà a risalire”.

Paparelli Sentendosi direttamente chiamato in causa, interviene con una puntigliosa precisazione il vicepresidente della Regione Umbria, Paparelli: “La Regione Umbria sin dai giorni successivi al riconoscimento dei territori di Terni e Narni quali aree di crisi complessa ha coinvolto nel percorso gli attori istituzionali, le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali. Come noto, la Regione Umbria ha costituito, con delibera di Giunta regionale, un Comitato Istituzionale, ancorché questo non fosse espressamente previsto dalla normativa, proprio per favorire un puntuale coinvolgimento di tutti gli attori locali. Da ottobre ad oggi il Comitato si è riunito più volte a regolari intervalli di tempo con l’obiettivo di consolidare livelli di informazione e consapevolezza in merito all’avanzamento delle procedure amministrative e di programmazione degli interventi. Solo da ultimo, anche alla luce della necessità di individuare sia il bacino dei lavoratori da reimpiegare nell’ambito dei territori dell’area di crisi, sia con riferimento alla individuazione degli indirizzi di massima relativi alla gestione di processi di riconversione dell’area, la Regione ha informato i sindacati sui contenuti delle proposte regionali, convocandoli ad un incontro che si è svolto il 24 maggio scorso, propedeutico alla riunione del Comitato istituzionale tenutosi lo scorso 29 maggio alla presenza di tutti i soggetti coinvolti. A seguito di tali incontri, le organizzazioni sindacali hanno rimesso una nota pervenuta il 1 giugno di cui la Regione ha tenuto conto ai fini della definizione degli indirizzi poi deliberati dalla Giunta regionale il 7 giugno e successivamente inviati al Ministero. Sorprendono, dunque, le argomentazioni fornite alla stampa da parte de sindacati, specie in un contesto in cui la Regione ha più volte rappresentato una chiara visione di politica industriale trasferita negli atti formali di indirizzo”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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