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Le anime purganti e San Francesco, quei luoghi dell’Umbria carichi di storia e simboli

Cultura e Spettacolo Extra Regione

Le anime purganti e San Francesco, quei luoghi dell’Umbria carichi di storia e simboli

Redazione
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Di Arturo Tramontana

PERUGIA – «Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! La visione gli chiese che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande, gli disse il Signore, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”» (dal “Diploma di Teobaldo” in Fonti Francescane). Francesco si presentò al Pontefice Onorio III che si trovava a Perugia e dopo aver raccontato la visione chiese al Papa l’indulgenza. Il quale chiese: «Per quanti anni vuoi questa indulgenza?». Francesco rispose: «Padre Santo, non domando anni, ma anime». Per sottolineare che fosse perpetua.

La Vergine come mediatrice

Secondo la dottrina cattolica il Purgatorio è una sorta di anticamera del Paradiso, nella quale le anime perfezionano lo stato di Grazia prima di raggiungere la pienezza della Salvezza. Con la confessione vengono rimessi i peccati, ma non la “pena temporale” che si accompagna a questi. Che vengono “scontati” in Purgatorio. Nella sacrestia della pieve romanica di Santa Maria in Rupino di Firenzuola (Acquasparta, nell’archidiocesi di Spoleto-Norcia) c’è un affresco raffigurante le anime purganti che, a differenza dell’iconografia classica dove sono accompagnate da un santo nel passaggio dal Purgatorio al Paradiso, si affidano alla guida della Madonna.

L’angelo e la speranza

Il Museo civico di Todi custodisce una tela di Ferraù Fenzoni da Faenza della fine del Cinquecento che descrive un triplice soggetto: la messa di san Gregorio, la visione delle anime nel Purgatorio, la visione del Paradiso. Si tratta di una tela d’altare commissionata al Fenzoni dalla famiglia Leoni e destinata alla cappella di famiglia dedicata ai santi Gaetano e Lucia nella chiesa di San Fortunato a Todi. Nel dipinto di Fenzoni il Purgatorio è in grande evidenza, non per le fiamme o per le punizioni dei purganti, ma per la reazione delle anime purganti all’intervento dell’angelo che scende dal cielo luminoso a liberare un giovane dalle sue sofferenze prendendolo per un braccio e indicandogli il Cielo dove sta per essere trasportato.

La prima rappresentazione del purgatorio

Il monastero di San Francesco di Todi delle Clarisse ospita un affresco della metà del Trecento dedicato a un soggetto abbastanza raro: la rappresentazione della Gerusalemme celeste accanto all’immagine del Purgatorio di San Patrizio. Sulla destra è dipinto il monte del Purgatorio. Sanctus Patricius, in abiti pontificali e con la mitra in testa (San Patrizio è Vescovo d’Irlanda), fa scaturire con un bastone dalla vera di un pozzo le fiamme del Purgatorio, a edificazione dello sgomento Dominus Nicolaus. È la prima rappresentazione del Purgatorio in pittura. Non meno importante è anche il fatto che viene rappresentato a questa data, il 1346, “il Purgatorio di S. Patrizio”, legato alla tradizione irlandese e al vescovo san Patrizio. Ancora oggi nel lago di Donegal, in Irlanda, l’isola col “Purgatorio di San Patrizio è metà di pellegrinaggi. Non ultimo è l’aspetto relativo alla qualità molto alta della pittura, eseguita dalla mano di un pittore ancora oggi anonimo, definito “Maestro del Purgatorio di Todi” (altre opere testimoniano la sua attività), di stretta ascendenza senese, e al fatto che vi è rappresentato, in ritratto, san Filippo Benizi, morto nel 1286.

La scena presenta nella metà destra della parete il purgatorio, con a vista le bolgie con i dannati e le pene che subivano a seconda del tipo di peccato. Al centro attraverso una porticina escono le anime redente che sono attese dalla Vergine che le benedice, san Filippo Benizi, rappresentato con i raggi da beato e san Pietro che accom- pagna le anime all’ingresso della città celeste, sovrastata da Cristo in gloria e angeli musici. La data è mutila ma indica già tra le poche possibilità l’ultima il 1349.

Il pozzo di Orvieto

Il Pozzo di San Patrizio non ha nulla a che fare con i primi cristiani perseguitati, ma è un antico pozzo costruito tra il 1527 e il 1537 per ordine di papa Clemente VII, che si era rifugiato in quella città mentre le truppe di Carlo V saccheggiavano Roma.

Il manufatto, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, è una colonna cilindrica che scende sotto terra per 63 metri, larga 13 e circondata da due scale di 248 gradini, a forma di duplice elica, che non si incontrano mai. La leggenda vuole che i cristiani fuggissero le persecuzioni salendo o scendendo le scale e senza incontrare i persecutori. In realtà da un lato scendevano i muli da soma con i recipienti vuoti da riempire d’acqua, dall’altro risalivano senza ostacolarsi.

I monaci di un convento vicino associarono alla profondità del pozzo e alla raccolta dell’acqua, un’antica poesia francese del XII secolo, “L’Espurgatoire Seint Patriz”, derivante da un testo scritto in latino, il “Tractatus de Purgatorio Sancti Patricii”, redatto dal monaco cistercense inglese H. De Saltrey. Vi si narra il viaggio nel Purgatorio di un cavaliere irlandese di nome Owein.

L’anima purgante di Montefalco

Lo scrittore Antonio Socci nel suo ultimo lavoro, “Tornati dall’Aldilà” racconta di un fatto avvenuto a Montefalco tra il settembre del 1918 al novembre del 1919 presso il monastero delle clarisse di San Leonardo. Il monastero «fu visitato per ventotto volte da un misterioso straniero. Successivamente è stato riconosciuto in questo fatto la manifestazione di un’anima purgante. Costui ogni volta lasciava 10 lire di elemosina, chiedeva preghiere e se ne andava senza farsi vedere e senza rispondere alle domande sulla sua identità rivoltegli dalla badessa suor Maria Teresa di Gesù – scrive Socci – Finché, quando il 3 ottobre 1919 lo straniero si presentò nuovamente, la badessa decise di rifiutare recisamente l’ennesima offerta di 10 lire. Fu allora che questo, supplicandola di accettare, rivelò di essere un’anima purgante, che da quarant’anni stava scontando la pena per aver dissipato beni ecclesiastici. Allora le suore cominciarono a pregare e a dire messe per la sua salvezza, finché nel novembre 1919 avvenne l’ultima manifestazione dell’anima che annunciava loro di essere finalmente in Paradiso e le ringraziava per aver accorciato la sua pena. La badessa, felice della notizia, gli chiese di pregare per la sua comunità e per i suoi genitori, se erano in Purgatorio». Al termine delle visite l’arcivescovo di Spoleto, monsignor Pacifici, «nel luglio 1921 costituì il tribunale per il processo canonico che si tenne dal 27 luglio fino al giorno 8 agosto. L’esito del processo è stato positivo, sebbene per ragioni contingenti non sia stata emanata sentenza – prosegue lo scrittore – La sacrestia dove l’anima si era manifestata divenne cappella dedicata al suffragio delle anime purganti, in particolare di quelle dei sacerdoti, ed è tuttora luogo di grande devozione».

Le confraternite

A Ripa, dentro le mura del castello, c’era una chiesetta che aveva titolo di priorato e dipendeva, fin dal 1163, dal monastero di San Pietro di Perugia. Ospitava la Priorata del Purgatorio fino al 1987, quando è stata soppressa e sottoposta alla giurisdizione della parrocchia di Santa Maria Assunta in Pilonico Materno di Perugia.

Anche a Castiglione del Lago è attestata una priorata del Purgatorio, a partire dal 1764. Nel 1892 la priorata aderì all’associazione per la liberazione delle anime abbandonate del Purgatorio, fondata da monsignor Francesco Maria Tregare, vescovo di Sées, nella chiesa di Chapelle-Montligeon (Orne).