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Amelia, Italia Nostra: “No a Centri Commerciali senza limiti di estensione”

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Amelia, Italia Nostra: “No a Centri Commerciali senza limiti di estensione”

AMELIA – Italia Nostra, nella sua sezione amerina chiama in causa il consiglio regionale dell’Umbria e lo fa con una nota a margine della conferenza sul consumo di suolo indetta proprio ad Amelia. “I rappresentanti delle  associazioni ambientaliste presenti, il Forum Salviamo il paesaggio e Lega Ambiente – scrivono –  hanno auspicato che il Parlamento approvi in tempi brevi una legge che tuteli seriamente il suolo, considerandolo bene comune, risorsa non rinnovabile, parte del paesaggio e fonte di vita per tutti gli esseri viventi. Oltre alla cementificazione che ne distrugge per sempre le funzioni e che ormai ha compromesso una superficie pari a quella della Emilia Romagna, le associazioni chiedono che si intervenga anche per arrestare l’impoverimento e il degrado del suolo causato dalla pratiche della moderna agricoltura convenzionale. Infatti l’agricoltura è la vera custode di oltre il 50% della terra in Italia e quindi, concretamente, la battaglia va condotta sia in campo urbanistico, prevedendo la moratoria dell’edificabilità esistente, sia sostenendo una seria agricoltura biologica, l’unica in grado di preservare per le future generazioni la fertilità del suolo”.

“Italia Nostra però ha appreso – prosegue la nota –  che pende presso la Seconda Commissione del Consiglio Regionale dell’Umbria una modifica del Testo Unico in materia di Commercio che propone di abolire il limite delle superfici dei centri commerciali. Se la proposta dovesse essere effettivamente accolta dal Consiglio, la grossa distribuzione avrebbe mano libera per cementificare ulteriormente la valle umbra, già significativamente devastata da migliaia di metri quadri di capannoni, molti dei quali inutilizzati a causa della crisi e in stato di abbandono. Questa deregulation rischia di essere il colpo mortale all’artigianato e al micro commercio umbro, contraddicendo le fumose proposte della Regione di creare dei “centri commerciali naturali” nei nostri centri storici e confermando l’asservimento della politica ad interessi economici che ledono il bene comune”.