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Amelia, funerali ‘privati’ per Maria Chiara, Piemontese: “Giovani, cercate la felicità vera”

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Amelia, funerali ‘privati’ per Maria Chiara, Piemontese: “Giovani, cercate la felicità vera”

Emanuele Lombardini
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AMELIA – Funerali in forma privata, con pochi intimi, sia per rispettare le norme Covid – che inevitabilmente avrebbero cozzato col prevedibile bagno di folla- sia per volontà della famiglia di Maria Chaira Previtali, la diciotenne di Amelia trovata morta sabato mattina nel letto del fidanzato Francesco Gnucci, col quale aveva trascorso la notte dopo aver festeggiato la maggiore età. Ad ucciderla, come confermato dall’autopsia, una dose letale di eroina assunta insieme al fidanzato nel pomeriggio di venerdì, dopo averla acquistata sempre insieme a Roma.

Amelia è in lutto e si è stretta idealmente attorno alla ragazza, le cui esequie sono state celebrate nall’auditorium della Comunità Incontro di Molino Silla, dove il padre Claudio è dirigente. A celebrare le esequie il vescovo di Terni-Narni-Amelia monsignor Giuseppe Piemontese.

Per i genitori. Così come nella veglia, anche durante la cerimonia funebre si va alla ricerca di un senso. Il presule parla di morte e resurrezione, rivolgendosi ai genitori straziati: “La parola di Dio è innanzitutto per i familiari: papà e mamma. Nel papà vedo riecheggiare il lamento del santo Re Davide, che inconsolabile piange la morte del figlio ribelle, Assalonne. Egli ripete, in una monotona nenia, il nome di Assalonne: “Assalonne, figlio mio; figlio mio Assalonne, figlio mio, figlio mio, fossi morto io al posto tuo, Assalonne figlio mio…”. Per ben sette volte ripete il nome di Assalonne e di figlio mio. Sette è il numero pieno, ad indicare il suo dolore infinito. E tale deve essere il vostro dolore… E anche per la mamma un dolore smisurato, che non si può comprendere; proprio di una mamma. Lo raffrontiamo a quello di Maria di Nazaret, l’addolorata, che sta sotto la croce e accoglie sulla ginocchia il corpo morto del figlio, ingiustamente ucciso, Gesù e lo consegna a voi, a noi, quale motivo di speranza e consolazione.Nella contemplazione di Gesù e di sua madre sotto la croce potrete trovare conforto e il senso del vostro dolore. I disegni di Dio sono misteriosi, ma il dono di Gesù è la nostra speranza e il nostro conforto”

La strada della morte e quella della vita. C’è l’attualità di questi giorni, nell’omelia del vescovo: “Guardiamo negli occhi la morte. Non solo la morte, che ci coglie dopo una lunga vita, ma quella che sopraggiunge inaspettata, improvvisa a causa di una malattia, della infezione del Covid-19, quella generata dalla violenza e quella che si danno con colpevole incoscienza coloro che praticano sport estremi, esperienze da sballo, stili di vita rischiosi, gli assuntori di veleni, che purtroppo sono mendicanti di gioie passeggere, che non producono felicità, ma il declino costante fisico, mentale, esistenziale, insomma una morte lenta. Cari giovani, l’aplicazione web “App Immuni” che produce felicità a buon mercato non esiste, non funziona per chi si incammina nel tunnel della droga. Tutti coloro che pensavano di incamminarsi verso la felicità con l’applicazione della droga, di qualunque natura, hanno fallito e sono andati incontro ad una fine tragica, a volte non raggiungendo nemmeno la maturità”.

Felicità vera.  Non manca un riferimento a Carlo Acutis, il giovane beatificato ad Assisi nei giorni scorsi “La felicità, l’amore non si possono vendere o comprare ai vari mercati ributtanti e puzzolenti, gestiti e presidiati da disgraziati e incoscienti manovali di morte e governati da assassini senza scrupoli, che fanno leva sulla ingenuità e inesperienza di giovani e giovanissimi. La felicità è a portata di mano ed è frutto di uno sguardo limpido, si trova nelle cose semplici, rettamente apprezzate (San Francesco: le cose semplici sono le più belle), è frutto di fatica nello studio, nel lavoro, nella vita di ogni giorno. La felicità si trova nella disposizione alla ammirazione e contemplazione della bellezza della creazione, nella relazione leale e autentica, nell’amicizia sincera ed esigente, nell’amore disinteressato e retto, nella fede e nella preghiera. Abbiamo davanti agli occhi la testimonianza di Carlo Acutis, che la sabato scorso in Assisi è stato proclamato beato… felice, realizzato, che è vissuto seguendo le beatitudini. Un ragazzo come voi di 16 anni, liceale amante della scuola, dei viaggi, dello studio, abile internauta… sarebbe diventato un influenzer di successo (in realtà lo è diventato visto che milioni di giovani lo ricercano e lo ammirano) se una leucemia fulminante non lo avesse portato alla morte a 16 anni”

Flavio e Gianluca. Il filo rosso con le tragiche morti di Gianluca Alonzi e Flavio Presuttari è inevitabile: “Ancora non abbiamo finito di piangere Flavio e Gianluca, che ci ritroviamo a piangere Maria Chiara… A quante giovani vite stroncate dobbiamo ancora dire addio, quanti padri e medri inconsolabili dobbiamo provare a confortare prima che si ponga fine a questa insensata mattanza di giovani vite e all’inesorabile decadimento di una intera generazione. Ammiriamo quanti sono dediti ad un’azione preventiva, repressiva e curativa della epidemia – pandemia della droga. Ma le forze in azione non sono sufficienti. Occorre la consapevolezza dei rischi, l’’energica azione educativa nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie, associazioni culturali, sportive. Noi adulti abbiamo la responsabilità di aprire prospettive reali per le giovani generazioni, prospettive impegnative e allettanti, non paradisi artificiali. Soprattutto testimoniare e donare nelle famiglie, nella società il vero amore, che è esigente e a volte da dire dei no. I giovani sanno percepirlo. E poi, un invito a sottrarre acqua alla sorgente, togliere la terra da sotto i piedi a spacciatori, grandi e piccoli mercanti di veleni, spacciati per paradisi ad ore.

Droga. “E smettiamo – conclude – di ingannare la gente, chiamiamo per nome le cose: la droga, di qualunque genere, di qualunque dose è veleno, fa male, uccide; le modiche quantità, l’uso personale sono inganno e portano quasi sempre ad un punto di non ritorno, oltre che essere incentivo e allettamento per giovani inesperti e ingenui. Chiediamo che chi è rivestito di qualunque autorità politica, civile, sociale, religiosa dichiari guerra alla droga senza se e senza ma. Nello stesso tempo tutte le agenzie educative attivino i loro laboratori per sostenere la voglia di vivere delle giovane e giovanissime generazioni”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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