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Al via “Sete di Pace”, il presidente della Repubblica Mattarella alla cerimonia di apertura: “La cultura può prevalere sull’oscurantismo”

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Al via “Sete di Pace”, il presidente della Repubblica Mattarella alla cerimonia di apertura: “La cultura può prevalere sull’oscurantismo”

Redazione
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Il presidente Mattarella all'incontro di Assisi

ASSISI – Oltre 511 leader religiosi provienienti da tutte le parti della Terra, 12 mila pellegrini previsti, 29 i dibattiti a cui parteciparanno circa 200 relatori. Al via nella città serafica “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo“, l’evento organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in occasione del 30° anniversario dello storico incontro interreligioso voluto da san Giovanni Paolo II. Questa mattina, nella Basilica superiore, il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, ha celebrato la messa alla presenza dei rappresentanti delle Chiese cristiane e delle comunità ecclesiali mondiali.

Un momento della funzione

Un momento della funzione

“Conviene costruire un mondo di fraternità e di pace – ha affermato il vescovo durante l’omelia -. Abbiamo ascoltato a tal proposito le parole di Paolo incardinate sul disegno di Dio, il quale vuole ‘che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità’. Parole garantite dall’altra grande verità: per salvarci Dio ha messo in gioco il suo figlio Gesù, ‘l’unico mediatore tra Dio e gli uomini che ha dato se stesso in riscatto per tutti’.  Il nostro ritrovarci in Assisi in nome della pace non mette in parentesi questa verità, anzi poggia su di essa. Una verità da vivere e da annunciare.  Una verità che si fa preghiera.  Belle, a tal proposito, le parole che abbiano ascoltato nella prima lettera a Timoteo: ‘Ti raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità’. San Giovanni Paolo II intuì, trent’anni fa, con l’iniziativa dello “spirito di Assisi”, che, per costruire la pace, bisogna far leva proprio sulla forza della preghiera. Una preghiera indirizzata a Dio che è amore e pace, e dunque fatta nell’amore e nella pace, come l’Apostolo ci ha ricordato ‘Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese’. Sia questo lo ‘spirito di Assisi’ che viviamo in questi giorni, alla scuola di Gesù e del suo servo Francesco, in cordiale dialogo con tanti credenti, pur di diversa ispirazione, in preghiera con noi”.

Evento inaugurale con Mattarella Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha voluto mancare alla storica manifestazione. Il Capo dello Stato è arrivato ad Assisi intorno alle 15.45 per prendere parte alla cerimonia inaugurale che si è tenuta al Teatro Lyrick. Durante la sua visita, Mattarella ha avuto modo di incontrare i leader religiosi e le autorità locali presenti. Inoltre, il presidente ha conferito al patriarca di Costantinopoli l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana. Prima di lasciare il Teatro Lyrick, il presidente ha avuto un incontro coi giornalisti, in cui ha dichiarato: “Il dialogo tra le religioni, tra credenti e non, il dialogo della cultura può molto più di quanto si pensi. La cultura può prevalere sull’oscurantismo“.

Ad aprire i lavori la vicepresidente della Comunità di Sant’Egidio, Hilde Kierboom. Subito dopo hanno preso la parola, per salutare i partecipanti e ringraziare gli organizzatori del meeting, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, e il granduca di Lussemburgo Enrico. “Penso che proprio da questa piccola regione, l’Umbria – ha detto la presidente -, e in virtù dello ‘spirito di Assisi’ grazie al quale qui hanno potuto in passato, e possono oggi confrontarsi e dialogare culture e religioni differenti, leader religiosi, intellettuali, Premi Nobel per la Pace possa venire un concreto aiuto che potrà indicare una nuova rotta per costruire pace e convivenza, assicurando alle giovani generazioni un nuovo mondo possibile”. Queste le parole del granduca Enrico: “Siamo qui ad Assisi per ricordare i trenta anni dalla storica giornata di preghiera per la pace voluta da San Giovanni Paolo II nel 1986. La Granduchessa e io partecipiamo da anni con convinzione profonda a questo cammino di pace e di dialogo. Come dissi a Cracovia, nel 2009, in una indimenticabile tappa di questo pellegrinaggio di credenti e di donne e uomini di buona volontà nella città di Karol Wojtyla: Resto convinto che queste giornate di dialogo delle religioni e delle culture nella scia dello “spirito di Assisi” costituiscono una tappa essenziale verso un mondo di pace”.

“Un giorno freddo e ventoso, ma pervaso di luce”, così Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato la storica giornata di preghiera per la pace, convocata da Giovanni Paolo II trent’anni fa ad Assisi. L’intuizione di Giovanni Paolo II, per Riccardi fu “semplice e profonda e indicava una grande novità: i leader religiosi potevano stare”gli uni accanto agli altri, per la pace e mostrarsi insieme testimoniava ai rispettivi fedeli che vivere insieme era possibile”. “Quell’evento – ha continuato Riccardi – faceva riemergere qualcosa di intrinseco ad ogni tradizione religiosa e si sarebbe mostrato capace di dare frutti di pace in tanti luoghi del mondo nonché di contrastare l’asservimento di una fede alla guerra e al terrorismo”.  Per questo, ha osservato Riccardi, “Sant’Egidio ha scelto di portare avanti quello spirito, per continuare ad incontrarsi, perché nell’incontro c’è una liberazione da tanti piccoli mondi particolari. Oggi lo spirito di Assisi soffia su un tempo complesso e frammentato, con le sue sfide, l’avvicinamento dei popoli, ma anche le nuove paure”. “Il dialogo – ha concluso il fondatore della Comunità – è l’intelligenza del vivere insieme: o vivremo insieme o insieme moriremo”.

“E’ per me un particolare privilegio trovarmi alla presenza di tanti leader religiosi e politici, che desiderano sinceramente essere incisivi in un mondo che ha ‘sete di pace’ – ha affermato il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nel suo intervento – La pace deve essere una risposta ecumenica ad una responsabilità ecumenica. Possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta soltanto attraverso la cultura del dialogo”.  “Cosa ci potrebbe essere di più opportuno per le tre maggiori chiese cristiane – ha continuato il patriarca – come per le tre comunità di fede abramitiche che camminare insieme e collaborare per lo stesso scopo: alleviare le sofferenze di tutti gli uomini e perseguire il dialogo per la pace?”. “La pace – ha concluso Bartolomeo – deve essere una risposta ecumenica ad una responsabilità ecumenica. Possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta soltanto attraverso la cultura del dialogo”.

Così invece Zygmunt Baumann, sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche: “Si è giunti adesso – secondo il sociologo – ad un punto senza precedenti: “Tutte le tappe e i balzi che ci sono stati avevano una dato in comune: erano tappe caratterizzate da inclusione e esclusione. C’era un noi che si ampliava, ma anche una identificazione dell’Altro escluso dal noi. E questo ha portato a grandi spargimenti di sangue.” I nostri avi avevano un nemico, identificato da un “loro”. Ma oggi, nella società globaledove lo troviamo un nemico?”. “Non ci è stato chiesto da nessuno – ha affermato Bauman – ma ci troviamo nella dimensione cosmopolita in cui ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti. Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri”. Il grande intellettuale ha affermato che nel percorso per integrare i popoli senza separarsi sono utili tre consigli di Papa Francesco: “Una cultura del dialogo per ricostruire la tessitura della società. Imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena ascoltare; creare posti di lavoro reale e ben pagati per i giovani; dialogo deve essere al centro dell’educazione nelle nostre scuole, per dare strumenti per risolvere conflitti in maniera diversa da come siamo abituati a fare” . Sul palco poi si sono susseguite le testimonianze da due paesi africani simbolo della pacificazione fra diverse culture, la Repubblica Centrafricana (nella capitale Bangui il Papa ha aperto il Giubileo della Misericordia, ndr) e il Sudafrica.

“Il nostro popolo ha trovato amici sul suo cammino, proprio nelle ore più buie – ha detto il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra. Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio, in particolare il Andrea Riccardi fondatore della Comunità e il presidente della Comunità Marco Impagliazzo, che hanno lavorato senza sosta per la soluzione del conflitto, in anni in cui non molti si interessavano al nostro paese. Durante gli anni più difficili della crisi voi non avete smesso di parlare con le comunità religiose, i gruppi armati e i partiti politici, per ricordare a tutti i centrafricani che la loro storia la convivenza pacifica tra fedi e culture diverse”. “Sotto l’apartheid noi eravamo molte nazioni, in guerra le une con le altre – ha raccontato la presidente dell’Assemblea nazionale sudafricana, Baleka Mbete. Oggi siamo una sola nazione di diverse e differenti nazionalità che lavorano con il comune obiettivo di una vita migliore per il nostro popolo. Falliremo come nazione se non viene affrontata la struttura di base dell’apartheid. Falliremo come nazione se l’ineguaglianza razziale e di genere continuerà a definire le fondamenta della nostra società”.

Importante la testimonianza di Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen: “Il martirio di padre Hamel non è una bandiera da usare per combattere”, dice il presule. “Io vorrei chiedere la grazia di continuare il cammino del dialogo, un dialogo che sia più forte e più vero, più interiore”. Il riconoscimento del martirio di padre Hamel, auspica l’arcivescovo di Rouen, “non sia una bandiera innalzata per combattere e condannare, ma la gioia di rendere grazie per il dono di un prete che ha donato la sua vita come il Cristo”.A chi si chiede se la convivenza non sia una illusione egli risponde che “nella vita sociale e familiare, tutto è compatibile fra le nostre religioni”. Su padre Hamel ha parlato anche Mohammed Samak, consigliere del Gran Muftì del Libano: “Padre Jacques Hamel è una vittima non solo per la vostra Chiesa, ma anche per la nostra religione”, ha detto: “Papa Francesco si è proposto come leader spirituale per tutta l’umanità quando ha detto che non c’è nessuna religione criminale, ma che ci sono criminali in tutte le religioni”. Sammak ha anche descritto l’ISIS come un “gruppo di vendicativi, disperati e estremisti che hanno dirottato l’Islam che usano solo a scopo vendicativo, mentre per l’Islam – facendo riferimento alle distruzione di chiese e monasteri in Siria e Iraq – , ad esempio, a nessuno è consentito usare le pietre di una Chiesa per costruire la sua casa”. Ha inoltre ricordato padre Dall’Oglio come colui che “ha dedicato la sua vita a servire musulmani e cristiani in Siria”.

 Risuonano nel silenzio del teatro le parole di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti e quindi di Amatrice, che ha voluto portare la testimonianza di tutti coloro che sono stati colpiti dal drammatico sisma del 24 agosto scorso: “Il tempo congelato dalle lancette, in quell’istante che si è mangiato le case e le vite deve ripartire, diventare un tempo forte propizio alla rinascita – ha detto Pompili. Ma non si rinasce da soli. È importante uscire dalle logiche che ormai hanno plasmato i meccanismi della nostra attenzione. Il tempo della solidarietà non è il tempo della notizia. Il tempo della ricostruzione è lungo, e tanti forse non vedranno rinascere Amatrice e Accumoli. Ma riusciranno ad attraversare questa desolazione, per il bene di chi verrà, se rimarranno fedeli alla loro terra, se non saranno lasciati soli; e se continueranno, come hanno fatto da subito, ad accompagnarsi e sostenersi a vicenda. La scuola è incominciata, la vita pian piano si fa strada tra le macerie, le relazioni ritessono un po’ alla volta la trama dei luoghi. Si ricomincia ad abitare, ben prima di poter riedificare. Anche in questo, i bambini ci sono maestri e ci indicano la via, come ha scritto con parole semplici e vere Gianni Rodari: ‘Tra le tende dopo il terremoto/i bambini giocano a palla avvelenata/al mondo, ai quattro cantoni/ a guardie e ladri, la vita rimbalza/ elastica, non vuole altro che vivere”.

“Sfortunatamente siamo oggi testimoni di vergognose atrocità compiute da una minoranza di fondamentalisti che fingono di agire nel nome del Signore. Non c’è violazione più grande delle parole del Signore”, questo ha detto il rabbino Avraham Steinberg, co-presidente del Consiglio nazionale israeliano per la bioetica. “Divergenze e controversie possono e dovrebbero legittimamente essere discusse e dibattute, ma solo in modo pacifico – ancora Streinberg. Uccidere per disaccordo è la colpa più grande e nessuna persona al mondo timorata di Dio può giustificarlo. Sia benedetta la Comunità di Sant’Egidio per la sua perseveranza nel riunire rappresentanti di tutte le religioni da tutto il mondo per discutere e promuovere l’idea di pace nel mondo. Ritengo che portare la pace al mondo sia uno dei principali compiti dei leader religiosi”.

 

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La benedizione del Papa alla città In attesa del suo arrivo in programma martedì, Papa Francesco ha scritto al sindaco di Assisi e nella lettera ha dato la sua benedizione alla città del Poverello. A darne la notizia il quotidianao Avvenire. “Aver ricevuto la lettera del nostro Santo Padre è stata una grandissima sorpresa, una gioia immensa che va condivisa con tutti i cittadini” riferisce commossa il Sindaco Proietti a due giorni dalla nuova visita del Pontefice ad Assisi. Nei giorni scorsi è giunta alla sua scrivania una lettera riportante lo stemma del Pontefice; indescrivibile l’emozione provata quando aprendola ha letto il nome di Papa Francesco. È infatti un atto straordinario che le lettere riportino la firma del Santo Padre e la presente è la testimonianza della sua grande vicinanza alla città. “Ho apprezzato lo spirito di servizio con cui Lei si dedica al governo della cosa pubblica, come pure lo sforzo di testimoniare con serenità e atteggiamento propositivo i valori del Vangelo e la Dottrina Sociale della Chiesa, in armonia con le diverse sensibilità culturali – ha scritto il Pontefice in apertura della lettera – La collaborazione tra la Città e la Diocesi di Assisi, nel solco degli insegnamenti di San Francesco, rappresenta un percorso positivo destinato a produrre frutti di bene, in vista di una società sempre più accogliente, fraterna e a misura d’uomo”. Il Pontefice ha poi ricordato la necessità di tutelare le fasce più deboli della popolazione con gesti concreti di condivisione e solidarietà ed espresso ammirazione per i progetti ai quali l’amministrazione di Assisi sta lavorando per ridare concreta speranza alle persone più bisognose. Toccanti le sue parole di chiusura: “Le assicuro la mia spirituale vicinanza e Le chiedo gentilmente di ricordarmi nelle sue preghiere. Il Signore Gesù benedica Lei, la sua famiglia, i suoi collaboratori, la Vergine Santa e San Francesco custodiscano l’intera Città perché continui ad essere terra di pace”. “Papa Francesco ha accolto l’invito di Assisi ad essere sua alleata per la custodia del Creato, per i poveri e per la pace – ha commentato emozionato il Sindaco Proietti – Il suo messaggio di vicinanza a pochi mesi dal nostro insediamento ci è di grande supporto e ci spinge a lavorare sempre di più e sempre con più forza al servizio dei cittadini, soprattutto di coloro che hanno più bisogno di noi. A due giorni dal suo ritorno ad Assisi, ben due volte in due mesi, le sue parole dedicate alla nostra città ci arrivano con grandissima gioia. Siamo grati a Papa Francesco per la sua incredibile disponibilità e per l’affetto che con le parole della lettera e con la sua presenza ci dimostra. La città di Assisi è con lui ed è infinitamente bello poter dire che anche Papa Francesco è con la città di Assisi”. Un pensiero alle giornate di Assisi è giunto dal Santo Padre durante l’Angelus di stamani: “Martedì prossimo – ha detto il papa – mi recherò ad Assisi per l’incontro di preghiera per la pace, a trent’anni da quello storico convocato da san Giovanni Paolo II. Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di tutto il mondo a vivere quel giorno come una Giornata di preghiera per la pace. Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo”.

(Servizio in aggiornamento)

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