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Acquedotto Terria-Pentima, il comitato del No vince il primo round e chiede lo stop

Politica

Acquedotto Terria-Pentima, il comitato del No vince il primo round e chiede lo stop

Andrea Giuli
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TERNI – Un ‘No’ grande come un grande acquedotto. È il ‘no’ dei comitati contro l’acquedotto Terria (Ferentillo)-Pentima, presieduti dal celebre professor Franco Coppoli, che si oppongono, appunto, alla costruzione della importante infrastruttura voluta dal Servizio idrico ternano e nell’agosto 2015 oggetto di una positiva valutazione di impatto ambientale della Regione.

Primo round al comitato, stop ai lavori Una netta contrarietà per motivi ambientali (“È inutile e dannoso – dice Coppoli – perché prosciuga le falde, impatta il territorio, colpisce il fiume Nera già ampiamente sfruttato, quando basterebbe intervenire sulle reti colabrodo”), tecnico-normativi e anche di opportunità. Tanto che, nei giorni scorsi, una lettera della direzione generale per la tutela del territorio e delle acque del ministero dell’Ambiente e indirizzata allo stesso Sii e alla Regione, richiede formalmente e urgentemente ai destinatari, “al fine di verificare che l’affidamento per la realizzazione dell’opera in questione sia stato svolto nel rispetto della normativa nazionale ed europea”, di informare il ministero medesimo “sui fatti e le circostanze del caso, ovvero di fornire informazioni utili sulla gara per la selezione del socio privato della Sii; sulla convenzione di gestione stipulata tra l’Ato Umbria2 e il Sii, nonché sul programma d’interventi previsti nel relativo Piano d’Ambito, così da provare sul piano amministrativo la legittimità della realizzazione dell’acquedotto Ferentillo-Pentima”. Insomma, un controllo ministeriale che segna oggettivamente un primo, significativo punto a favore della battaglia dei comitati che, a questo punto, chiedono con Coppoli che si fermi o si sospenda la realizzazione dell’opera.

Appalto in house nel mirino La lettera del Ministero fa seguito (e ampio riferimento) ad una dettagliata missiva e documentazione di diffida inviata nell’agosto scorso ad una serie di soggetti istituzionali e tecnici da parte dell’avvocato dei comitati, Valeria Passeri; diffida nella quale il legale contesta, in punto di diritto, una serie di questioni dirimenti che, evidentemente, gli uffici ministeriali vogliono approfondire: l’affidamento dell’appalto nel 2015 da parte della stazione appaltante Sii alla società UmbriaDue (socio privato del Sii al 25%) e, a sua volta, il sub appalto per la realizzazione da UmbriaDue alla consorziata società inglese Severn Trent, il tutto mediante la procedura in house che, secondo l’avvocato Passeri, non può essere adottata nel caso di specie per la mancanza del cosiddetto controllo analogo tra le parti, visto che la presenza del socio privato non rende interamente pubblica la società consortile Sii; la gara del 2001 con la quale venne individuato il socio privato, a detta del legale, non contiene in alcun punto del relativo capitolato la possibilità di realizzare opere pubbliche, bensì solo la gestione del servizio idrico; nell’uno e nell’altro frangente, inoltre, la Passeri contesta il vulnus della mancanza di una procedura d’appalto europea di evidenza pubblica, dato che, peraltro, l’acquedotto in questione è opera del costo di 17 milioni di euro, superando così di gran lunga la soglia per l’inevitabilità delle gare e gradendo il rincupivo di concorrenza; infine, si contesta per l’affondamento il non accertamento del possesso della certificazione Soa, obbligatoria per le gare d’appalto di lavori pubblici. “La Sii – chiosa Coppoli – non può in forza di un regolamento interno baipassare leggi nazionali sugli appalti che sono chiare”.

Conflitto d’interessi? Coppoli parla di “tante nebbie che avvolgono questa operazione e che forse, grazie alla nostra azione, si stanno diradando. Ma il Sii adesso deve fornire tutta quella documentazione più volte richiesta e più volte negata, visto che la lettera del ministero conferma i nostri dubbi”. Senonché, la missiva ministeriale è firmata da quella Gaia Checcucci, direttrice della direzione per la tutela delle acque, che il Comitato e lo stesso Coppoli affermano essere possibile depositaria di uno spiacevole conflitto d’interessi. E perché mai? “La dottoressa Checcucci – conclude Coppoli – nel 2001 ha redatto per l’Ato Umbria2 una consulenza in cui afferma l’imprenscindibile urgenza del bando di gara, consigliando essa stessa di velocizzare le pratiche e affermando che non c’erano vincoli di legge nazionali od europee sugli appalti. Secondo noi esiste un chiaro conflitto d’interessi della Checcucci che è stata controllore e controllato, seppur in tempi diversi, avendo rivestito l’incarico di consulente, per conto del Comune di Terni, per il Sii all’avvio della gara ed ora è il massimo responsabile del controllo sull’opera in questione. Per non dire che la stessa Checcucci ha svolto un ruolo in Acea e l’azienda romana ha avuto una partecipazione dentro,il,socio privato del Sii”.

 

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Andrea Giuli
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