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Acque minerali, comitato monitoraggio consiglio regionale: ”Inattuata legge regionale”

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Acque minerali, comitato monitoraggio consiglio regionale: ”Inattuata legge regionale”

Redazione politica
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processo di imbottigliamento dell'acqua minerale

PERUGIA –  Il Comitato del consiglio regionale per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale ha approvato oggi a maggioranza (due sì e un’astensione) la delibera con cui viene dichiarata “non attuata” la legge regionale 22/2008 su ricerca, coltivazione e utilizzo della acque minerali e termali.

Il Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale, presieduto da Raffaele Nevi, ha ricevuto oggi in audizione il presidente e il direttore di Gepafin spa,
Salvatore Santucci e Marco Tili. Aprendo l’incontro Nevi ha evidenziato che esso rientra “nell’attività di approfondimento sullo stato di salute delle aziende partecipate. Gepafin svolge un ruolo importante in relazione al tema del credito, del rapporto con le banche e della capacità di rispondere alle esigenze delle imprese, che hanno bisogno di sostegno per svilupparsi, progredire e fare investimenti”. Il Comitato proseguirà le proprie audizioni convocando il nuovo presidente dell’Agenzia regionale per il diritto allo studio (Adisu) e, a seguire, quelli di Agenzia Umbria Ricerche (Aur), Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) e Centro studi giuridici e politici.

L’audizione  Durante l’incontro, richiesto da Maria Grazia Carbonari (M5S), Salvatore
Santucci e Marco Tili hanno spiegato che “dopo il 2008 il sistema delle garanzie si è molto modificato e le banche tendono a chiedere garanzie in più. È stato necessario uno sforzo per innovare tutta la nostra strumentazione, reso possibile dalla presenza in Gepafin delle banche, abbiamo così potuto capire meglio le esigenze del sistema del credito. Siamo
stati in grado di affrontare le nuove sfide anche perché contiamo su 19 dipendenti di elevata professionalità e preparazione. Gepafin ha rilasciato garanzie su 2500 aziende, sperimenta strumenti innovativi di intervento e si è attivata per superare la bassa patrimonializzazione delle imprese umbre, un punto di debolezza dell’economia regionale. Abbiamo presentato domanda alla Banca d’Italia per diventare ‘intermediario finanziario vigilato’, questo ci permetterà di fare interventi diretti e di rilasciare garanzie. Un processo complesso che porterà anche nuovi vincoli e controlli”.

Gli interventi  I consiglieri Silvano Rometti (SeR), Maria Grazia Carbonari (M5S), Gianfranco Chiacchieroni e Carla Casciari (Pd) e Claudio Ricci (Rp) hanno poi sollecitato Santucci e Tili per avere informazioni su punti specifici, quali il ‘Fondo Monteluce’, il prestito d’onore, gli interventi diretti per le famiglie, il ruolo dei consorzi fidi, le iniziative per il sostegno al sistema edilizio e all’acquisto della prima casa.

È così emerso che “i consorzi fidi sono uno strumento privatistico delle associazioni di categoria, con cui Gepafin collabora. Stanno vivendo anche loro il cambiamento dello scenario, è necessario entrare nella logica di sistema, con una alleanza che permetta di incrementare gli effetti moltiplicativi. Sul ‘Fondo Monteluce’ Gepafin ha un credito verso la Regione Umbria di circa 9milioni causato da minusvalenze, ma l’esatto ammontare
potrà essere determinato quando l’operazione sarà terminata. La società ha fornito assistenza a privati cittadini dopo il sisma del 1997 per anticipare i contributi per la ricostruzione ed anche sostenuto il programma regionale per l’autocostruzione della rima casa. Il prestito sociale d’onore non ha avuto un buon riscontro a causa dei dati di certificazione legati all’Isee e alla non elevata disponibilità delle banche, nonostante la garanzia pubblica. Gepafin preferisce affidarsi ai fondi rotativi piuttosto che a
finanziamento a fondo perduto, dato che nel primo caso le somme concesse vengono poi (nella maggioranza dei casi) restituite e utilizzate di nuovo per sostenere altre imprese”.

 

Il presidente del comitato Nevi   Per il presidente del comitato, Raffaele Nevi (Fi), “si tratta dell’ennesimo atto dell’Assemblea legislativa che non trova applicazione da parte della Giunta”. “E’ stato accertato – ha riferito Nevi – che il 20 per cento del canone pagato dalle aziende che sfruttano le acque minerali umbre non è stato corrisposto ai Comuni su cui le sorgenti insistono, ad eccezione del 2010 e, in misura molto inferiore, del 2012. Nel silenzio generale – ha concluso Nevi – quei soldi sono finiti nel calderone del bilancio della Regione invece che nelle casse dei Comuni”.

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