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Acqua Sangemini, sciopero e presidio: “La proprietà venga a fare chiarezza”

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Acqua Sangemini, sciopero e presidio: “La proprietà venga a fare chiarezza”

Redazione economia
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SAN GEMINI – Un piano di sviluppo aziendale che non c’è e la cassa integrazione in arrivo per 30 dei 92 lavoratori. Il presidio che stamattina si è svolto presso lo stabilimento dell’Acqua Sangemini, è coinciso con un’ora di sciopero. Ma è solo una delle azioni che le parti sindacali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, insieme con le Rsu metteranno in atto. Mercoledì 19, infatti, prima della convocazione nella sede ternana di Confindustria alle 11, andrà in scena uno sciopero di 8 ore con presidio sin dalle ore 6.

Quanto basta per surriscaldare il clima in vista anche dell’incontro in Regione previsto per il 24 settembre con l’assessore allo sviluppo economico Paparelli. Intanto oggi, a dare manforte ai lavoratori c’erano il sindaco di San Gemini Leonardo Grimani, l’assessore Stefano Gregori ed il sindaco di Acquasparta Romani.

Certezze cercasi Il clima è teso, le Rsu soprattutto animano la protesta ma il presidio di oggi ha mostrato buona unità sindacale: “La situazione è al limite – dice Paolo Sciaboletta della Flai Cgil – la proprietà non si vede da un anno, i lavoratori sono preoccupati per un sito che è in crisi. L’azienda deve sedersi ad un tavolo e portare il piano di sviluppo”. Su cosa serve Sciaboletta è chiaro: “Certezze, soprattutto. Una linea vetro per coprire il mercato che manca che è quello della ristorazione; sapere quando sarà operata una diversificazione della produzione investendo sulle bevande e la ristrutturazione delle linee preesistenti, conservando il livello occupazionale”.

Gli fa eco Simone Dezi della Fai- Cisl: “Bisogna discutere chiaramente del futuro dei marchi (oltre alla Sangemini, il gruppo produce nello stabilimento anche Fabia, Amerino, Grazia e Aura ndr) e del perchè non troviamo facilmente le nostre acque nei territori, ma altri marchi dello stesso gruppo: soltanto investendo sui marchi si fanno i volumi e si abbassano i costi di produzione”. E sui colloqui singoli che il capo del personale Ferrucci sta facendo dicono: “Prima di parlare di Cassa integrazione bisogna parlare di sviluppo: da qui non può uscire nessuno, i lavoratori hanno già dato”. Daniele Marcaccioli della Uila Uil rincara la dose: “Veniamo da un accordo, quello della cessione siglato nel 2014, dove c’erano degli impegni rimasti solo sulla carta e la Regione è parte in causa. Se oggi l’azienda pensa di gestire la situazione da sola, ha sbagliato ufficio”.

Le Rsu dal canto loro insistono sull’assenza della proprietà ma anche del marchio: “Pessina quattro anni fa è venuto a farsi le foto qui, dov’è adesso?”. Poi, indicando i camion parcheggiati: “Quanti camion ci sono pronti a trasportare l’acqua? Solo due: possibile che non si riesca a venderla nemmeno sul territorio? Perchè troviamo gli altri marchi del gruppo e questi no? Per non parlare della bottiglia di plastica (e qui cita il nome di una nota gazosa. ndr..): è un insulto alla nostra produzione”

Grimani: comune vicino. Il senatore Leonardo Grimani ha parlato soprattutto in qualità di sindaco di San Gemini: “Questa non è una manifestazione politica – dice – al di là di qualche polemica che io stesso ho voluto sedare: c’è in gioco il futuro di uno stabilimento che è ancora il cuore di questo territorio ed il Comune è vicino ai lavoratori e li sosterrà. C’è stata una accelerazione imprevista ed una semplificazione eccessiva dei modelli relazionali. Occorre ripartire dall’accordo del 2014 e pretendere che venga rispettato, come previsto, almeno siino al 2024”

IL VIDEO CON GLI INTERVENTI COMPLETI

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